Home Cultur-e L'idea Netiquette
13/07/2010 di Raffaella Monaco
Con gli spot 2.0 la pubblicità non annoia più

blogadv2Un uomo perde la memoria dopo essere stato scaraventato fuori da una macchina a Bangkok. In 9 episodi pieni di adrenalina e azione, il protagonista cerca di ricordare il suo passato attraverso flashback, incontri pericolosi e utilizzando il suo cellulare. L’ultima serie di Hollywood? No, un esempio di advertainment lanciato dalla Sony Ericsson per promuovere un modello di smartphone.

Che cos’è l’advertainment ? É un ibrido fra advertisement ed entertainment, ovvero fra pubblicità e intrattenimento. Il termine venne coniato qualche decennio fa, quando stazioni radiofoniche e televisive iniziarono a sperimentare nuovi modi per evitare che l’audience cambiasse canale durante gli spot commerciali.

Ma questo esperimento si è sviluppato e confermato come una nuova forma di comunicazione pubblicitaria con l’avvento di Internet e dei social media. A pensarla così è sicuramente Agustìn Medina, esperto di marketing ed ex direttore creativo della McCann-Erickson, sostenendo che ormai nessuna azienda può pensare a una strategia di comunicazione senza contemplare l’utilizzo delle reti sociali, della telefonia mobile e delle tecniche come l’advertainment.

Per migliorare l’immagine e la notorietà di marca (brand image and awareness), gli spot 2.0 ricreano delle storie divertenti e interessanti nelle quali il prodotto pubblicizzato ha un ruolo secondario. A differenza della pubblicità tradizionale, dove l’articolo o la marca venivano esposti e decantati in modo ovvio e spesso irritante, nell’advertainment conta l’intrattenimento dello spettatore. Il messaggio pubblicitario è frequentemente implicito e parte indissolubile del contenuto: così evita di interrompere il piacere del pubblico e aumenta il realismo della storia proposta.

Torniamo all’esempio della Sony Ericsson, che lanciò la serie d’azione sull’uomo senza memoria nel sito Who is Johnny X. Il cellulare è uno degli strumenti che il protagonista utilizza per risalire al suo passato: il prodotto si nota anche senza le forzature tipiche di uno spot, e lo spettatore apprezza la transizione scorrevole mentre partecipa all’esperienza di Johnny.

Un altro caso di successo, con più di 5 milioni di visualizzazioni in poco più di sei mesi, è la serie Easy to Assemble, prodotta per la Rete da Ikea. Il formato è semplicissimo: ogni episodio racconta in modo irriverente l’esperienza di venditori e compratori all’interno di negozi Ikea, scherzando sulla facilità o meno di montare i mobili, sulle tradizioni svedesi, il servizio al cliente, la carriera, la vita quotidiana. Il punto forte della serie non è l’occasionale partecipazione di qualche divo di Hollywood, ma l’abilità di non prendersi troppo sul serio, che rende l’Ikea più accessibile e umana.

Un derivato dell’advertainment è il cosiddetto advergaming, ovvero l’integrazione della pubblicità con un gioco. Uno dei primi giochi del genere è stato Pepsi Invaders, sviluppato da Atari nel 1983 su richiesta della Coca-Cola: al posto delle creature extra-terrestri del noto Space Invaders, il giocatore alla console doveva sparare alle lettere P E P S I (vedi immagine).

Un esempio più recente è il gioco di tennis disponibile gratuitamente sul sito del Roland Garros: lo spettatore si ritrova a gareggiare contro i campioni del Grand Slam… immerso nei cartelloni pubblicitari che circondano i campi di terra rossa. L’advergaming riproduce il prodotto principale (il torneo) e trasferisce i patrocinatori reali online, contribuendo al brand awareness e rendendo lo spazio virtuale molto simile all’esperienza vera e propria.

Il mondo online permette di generare contenuti innovativi con facilità e in modo relativamente economico. Infatti, creare un’esperienza digitale e comprare lo spazio promozionale costa meno che nei canali della pubblicità tradizionale. Qualsiasi azienda ha la possibilità di consolidare l’immagine e la notorietà di marca facendo leva sulle emozioni e l’intrattenimento, un’arma vincente in un’era nella quale i consumatori sanno benissimo cosa vogliono e dove ottenerlo nella Rete.

Tema: Web 2.0, Web Marketing | Rubrica: Analisi | Tags: pubblicità, viral marketing, Web 2.0, Web Marketing

Commenti

  1. mirko   17/07/2010 alle 12:42

    Molto interessante su questo argomento è il libro di Americo Bazzoffia “Spot 2.0 – L’uso di YouTube come strumento pubblicitario” pubblicato da Franco Angeli

  2. Clarice   17/07/2010 alle 17:10

    è verdade agora eu tambèm gosto de ver publicidade porque sao interessantes e divertidas:)

  3. Raffaella   19/07/2010 alle 15:00

    @mirko, grazie per il commento e la segnalazione!

    @Clarice, obrigada pelo comentario!

Temi
  • Cultura (19)
  • e-government (2)
  • Imprese (30)
  • Progettazione (17)
  • Società (44)
  • Web 2.0 (75)
  • Web Marketing (36)
Rubriche
  • Analisi (99)
  • Benchmark (13)
  • Eventi (2)
  • Notizie (26)
  • Progetti (11)
Tag Cloud
2.0 blog brand community comunicazione consumi Cultura e-learning Enel facebook google intranet know how linkedin marketing Pr on line pubblicità reputazione on line social social media social media marketing social network social news twitter video videogiochi web Web 2.0 Web Marketing youtube

Inserisci l'email e
ricevi direttamente gli articoli:

Delivered by FeedBurner

Facebook Twitter YouTube
Flickr Anobii Friend Feed
RSS FastLife
FERPI - Federazione Relazioni Pubbliche Italiana
FERPI - Federazione Relazioni Pubbliche Italiana






Cultur-e Blog – Dialoghi sulla rete – Blog collettivo © 2012