
Emergenze, priorità, distrazioni. Problemi familiari, lavorativi, economici. Quando ci colleghiamo alla Rete, spesso la nostra mente viaggia veloce, focalizzata soltanto su ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento. Dunque non è facile – per chiunque abbia una presenza sul web – attirare l’attenzione di un utente così deconcentrato.
Come fanno, allora, le aziende – ma in generale anche i blogger – a farsi riconoscere? A emergere dall’anonimato con l’idea di far passare il proprio messaggio, sia essa un’idea, un servizio o un prodotto? Senza addentrarsi qui e ora nel vasto mondo del web marketing (dove le nuove applicazioni e l’uso dei social media premiano sia i grandi investimenti che la buona creatività) c’è una nicchia di qualità che di questi tempi sta vivendo una nuova rinascita.
Parliamo del Copywriting – ovvero dello scrivere per persuadere – ritenuta giustamente un’arte e una scienza al tempo stesso. Da non confondere col Copyright (inteso come “diritto d’autore”), il Copywriting è soprattutto l’abilità dello “scrivere per farsi leggere”. Di fatto, una delle sfide più grandi che i professionisti della comunicazione su web (e non solo) affrontano ogni giorno per destreggiarsi nella cosidetta “Era dell’attenzione”.
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Secondo l’ultima ricerca di Cohn & Wolfe, realizzata con il supporto tecnico di Lightspeed Research, gli utenti italiani vorrebbero una presenza di maggior qualità delle aziende nel luoghi del Web 2.0. Lo studio, condotto su oltre 200 consumatori online tra i 18 e i 54 anni, rivela come per l’83% degli internauti i marchi dovrebbero sviluppare nuove modalità di interazione con i propri clienti. Quasi l’80% degli intervistati ritiene opportuna una presenza attiva e coinvolgente nei social media, sottolineando come non basti essere presenti, aprire profili e occupare un territorio virtuale. Ciò che serve è interazione e coinvolgimento, in una parola, “prossimità”.
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Da molto tempo ormai si parla di come le aziende e in particolare i grandi brand si siano aperti al contatto trasparente con i consumatori. L’utilizzo dilagante delle piattaforme di collaborazione e degli strumenti di social networking ha spinto le aziende a ripensare in modo strategico la loro presenza on line.
La “conversazione” con il cliente avviene attraverso molteplici spazi di condivisione. I social media permettono di coniugare in modo innovativo tecnologia e business, connettono fra loro persone e informazioni, aprono nuove potenziali vie d’accesso al mercato, rendono più stretta la relazione con il cliente e migliorano la brand awareness.
Da qui la necessità di estendere la comunicazione corporate, verso una “corporate conversation”.
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