Una realtà satura, dove per emergere è necessario distinguersi: è quella dei social network che hanno invaso la quotidianità degli utenti, prima appagando e poi amplificando la necessità di comunicare, conoscere, incontrare e ritrovare volti e voci del passato. Ma se dal piano della relazione interpersonale si passa a quello dell’utilità professionale, si scopre che il social network tradizional-generalista non offre vantaggi pratici, anzi. Al contrario, non è conveniente rintracciato da chiunque in qualsiasi momento, né essere informato su quello che fanno tutti: da qui la necessità di creare e usare solo social network che sappiano offrire un vantaggio concreto nel proprio settore professionale.

Ne sono consapevoli i dirigenti, liberi professionisti e futuri manager che usano la piattaforma internazionale Xing Neurona, per ricercare partner professionali, instaurare contatti lavorativi e aprire nuovi mercati. In Italia si distinguono Linkedin e nel mondo della comunicazione Link2me, dove gli esperti del Web, marketing e grafica, possono pubblicare richieste e bandi di gara, candidarsi per le diverse opportunità lavorative, condividere competenze e inaugurare progetti collaborativi. (continua…)

Tempo fa Gianluca Diegoli (blogger esperto di marketing non-convenzionale), spiegava come i banner pubblicitari siano cambiati poco rispetto alla varie evoluzioni-rivoluzioni che hanno interessato la Rete in questi ultimi anni. Dopo l’avvento dei contenuti UGC (user generated content) e dei social network, socialità e condivisione hanno ridisegnato gli ambienti del Web.

La maggior parte degli spazi banner sono legati a un modo obsoleto di concepire la pubblicità sul Web. Rispondono a una logica “one to many” proponendo, ancora oggi, una comunicazione monodirezionale e “calata dall’alto”. Gianluca Diegoli propone invece di ripensare il banner come “banner sociale”, ovvero uno spazio dove le persone possono interagire, partecipare, commentare e leggere al momento opportuno. (continua…)

La nostra classe dirigente non ha un buon rapporto con la carta stampata. È quanto emerge da una ricerca diffusa dall’AIE, l’Associazione Italiana degli Editori: oltre il 40% dei dirigenti, imprenditori, e liberi professionisti non legge un solo libro all’anno nel tempo libero. Ma nemmeno le letture di carattere professionale vanno meglio, tanto che sono diminuite del 16,5 per cento tra il 2000 e il 2006, scendendo a quota 38 per cento.

Secondo i dati, diffusi durante la fiera “Più libri più liberi” ed elaborati dall’Istat, l’informazione manageriale nostrana passa invece da Internet. Il 43% dei manager cerca libri o articoli tramite il Web, mentre il 56% dei dirigenti, liberi professionisti o imprenditori ha condotto ricerche di materiale on line tramite un corso di formazione frequentato per aggiornarsi nel proprio lavoro. Peccato che in Italia, sempre secondo le statistiche, solo un dirigente su tre partecipi a seminari professionali. (continua…)