Grande invenzione la radio. Come del resto il satellite e il Wi-fi. Ma lo sviluppo delle telecomunicazioni intercontinentali è da sempre affidato a qualcosa di più stabile e materiale: i cavi sottomarini. Questa scelta dipende dalla latenza, cioè dal tempo che i dati e le informazioni trascorrono “per strada”. E sotto questo aspetto, prima il filo elettrico poi la fibra ottica si sono dimostrati più affidabili dell’etere. Basta allora guardare la SubmarineCableMap 2008, realizzata da Telegeography, per rendersi conto di quanto è fitto il gomitolo di cavi che avvolge i sette mari. Un groviglio in continua crescita, che raggiungerà il suo prossimo momento di massima espansione in occasione del Campionato Mondiale di calcio: in Sudafrica nel 2010.
Era il 1795 quando si iniziò a valutare l’ipotesi di stendere il filo del telegrafo sott’acqua. Il primo esperimento concreto, invece, è datato 1850, con il collegamento Francia-Regno Unito attraverso il fondale della Manica. Ma l’euforia per il buon esito del progetto durò solo 24 ore. All’indomani dell’inaugurazione, un pescatore bretone tranciò di netto le comunicazioni “in Morse” tra Londra e Parigi, che furono successivamente riallacciate. Otto anni dopo fu posato il primo cavo telegrafico sotto l’oceano Atlantico. Mentre per la prima telefonata in America bisognò attendere fino al 1956.
Dalle origini ai giorni nostri. Meno di un mese fa è stata conclusa la prima fase del nuovo collegamento tra gli Stati Uniti e l’Est asiatico: 18 mila chilometri di fibra ottica che dalle coste della California punta diritto verso la Cina e Taiwan. Non è il primo (e non sarà neanche l’ultimo), ma per adesso è l’unico che non fa scalo. Alla fine sarà costato 500 milioni di dollari. (continua…)





