Microblog, feed rss, recaps su Youtube: i vari campi dell’industria culturale registrano la tendenza a fruire libri, film, musica, video come “snack”. Il consumo di questi prodotti è veloce e immediato: un minuto, un tweet, un click bastano per soddisfare la “fame di contenuto” e il Web si trasforma in un perfetto “distributore automatico”.
La dieta mediale è caratterizzata da un’offerta culturale sempre più ricca con lo scopo di rispondere in modo differenziato ai bisogni di un pubblico eterogeneo. Questo tipo di approccio ai contenuti sembra essere dettato da un atteggiamento compulsivo, frammentario, ben lontano dall’idea di linearità e sembra essere una pura espressione della frenesia della vita quotidiana. Il poco tempo libero a disposizione ci costringe a ritagliare tanti piccoli spazi da impiegare con attività diverse: il risultato è un patchwork di contenuti di varia natura, testuale e multimediale.
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“Il futuro di Internet sta accadendo in Africa, ora”. Ad affermarlo è un gruppo di blogger e scrittori africani che ho incontrato lo scorso ottobre al Festival di Internazionale a Ferrara. Una frase decisamente forte e spiazzante per chi è abituato ad associare il continente nero a immagini di savane, animali selvaggi e società fortemente legate alle tradizioni, che a fatica sopravvivono in condizioni di estrema povertà e sottosviluppo. Se certamente non si possono cancellare le problematiche che affliggono l’Africa e la sua gente, è anche vero che negli ultimi dieci anni la Rete locale ha compiuto passi da gigante, tanto da registrare percentuali di crescita di gran lunga superiori alla media mondiale.
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19/01/2010 di Saro Vizzini
Partiamo da un fatto e da una notizia recenti, che possono rappresentare il cappello morale e statistico per questo esteso fenomeno sociale che promuove – anche sul Web – la responsabilità e la consapevolezza nel coltivare e nel consumare i prodotti della terra. Si tratta della visita di Papa Benedetto XVI nella sinagoga di Roma e del primo rapporto di Nomisma sugli hobby farmer in Italia.
Durante l’incontro tra la Chiesa Cattolica e la Comunità Ebraica di Roma e d’Italia, trasmesso in diretta da RaiNews24 domenica 17 gennaio, gli interventi (di Papa Ratzinger e del rabbino capo di Roma Riccardo Disegni) hanno registrato una non trascurabile convergenza sui principi da cui far partire un impegno comune alle due religioni. Sono i più generali tra quelli contenuti nella Bibbia e condivisi al di là delle traduzioni e interpretazioni del testo sacro: primo fra tutti la salvaguardia del creato in quanto patrimonio affidato da Dio all’umanità, attraverso una “ecologia non idolatrica” – come è stato affermato -, che non trasformi cioè l’ambiente in un idolo o un feticcio con prerogative divine. Poiché questo rappresenterebbe un’involuzione culturale non solo rispetto al monoteismo. (continua…)