burocraziaUna macchina lenta dai numerosi ingranaggi che con difficoltà si mette in moto e con facilità si inceppa, e la Pubblica Amministrazione non vuole più vestire questi panni. Le PPAA si rifanno il look a colpi di click: acquistano una dimensione più snella e fluida grazie agli strumenti dell’era digitale. La filosofia del Web 2.0 entra nei palazzi istituzionali con l’intento di favorire l’ascolto e il dialogo con il cittadino.

Una prova tangibile di questo nuovo approccio è data dalla recente creazione del manifesto della PA digitale: lo scorso 23 ottobre, all’interno del VeneziaCamp 2009, si è svolto un evento dedicato al Manifesto Amministrare 2.0, il documento in progress che FORUM PA sta promuovendo assieme a diversi attori e network del mondo dell’amministrazione pubblica. Obiettivo: proporre una visione condivisa per favorire la modernizzazione della PA digitale.
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WEB-SQUAREDNell’ormai lontano 2004 il guru dei guru, Tim O’Reilly, coniò il termine Web 2.0. Un neologismo destinato al successo planetario: fenomeni di massa come Facebook e Twitter ne sono l’esempio più evidente. Eppure, in pieno delirio da social media, nel momento in cui condividere è l’imperativo categorico a cui nessuno può sottrarsi, si sta già facendo strada un nuovo modo di concepire la Rete.

Si tratta del Web², o Web al quadrato. Secondo questa teoria, lanciata dallo stesso O’Reilly in un articolo pubblicato da Forbes.com il 24 settembre, la Rete ormai è ovunque, al punto da poter essere considerata il mondo stesso. 

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231Tutto è iniziato ufficialmente nel 2008 con la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. E per merito di Barack Obama, che ha sbaragliato i concorrenti (anche quelli interni al Partito Democratico) grazie a Internet. Una svolta non da poco, visto che fino alla precedente tornata elettorale la proiezione in Rete della campagna era vissuta soltanto come una doverosa copertura mediatica: c’erano i discorsi dei candidati (in inglese e spagnolo, per accattivarsi il consenso della numerosa comunità ispanica), le tappe dei comizi e poco altro.

I sostenitori di Obama invece, fin dalla sua discesa in campo, hanno attivato – come movimento politico dal basso – una batteria di siti dove l’obiettivo era quello di raccogliere i finanziamenti alla campagna e coinvolgere i cittadini su temi specifici di discussione: lavoro, economia, politica militare, ecc. Un’azione trasversale che ha permesso al candidato di intercettare allo stesso tempo il voto di protesta (legato più che altro alla crisi) e il determinante consenso della classe media. Cosa è successo invece nel resto mondo? (continua…)