8/04/2013 di Barbara Lauro
“Gli spazi di social networking rappresentano una grande opportunità per la PA, non solo per informare e comunicare in maniera efficace, ma anche per costruire una relazione di fiducia.” Così scriveva il ministro Patroni Griffi nel Vademecum Pubblica Amministrazione e social media, redatto a cura del Formez nel “lontano” dicembre 2011.
In particolare Twitter, per la brevità dei suoi messaggi e per l’utilizzo sempre più diffuso come fonte di informazione e aggiornamento in tempo reale, rappresenta uno dei canali ideali che la Pubblica Amministrazione può sfruttare per comunicare in modo nuovo con i suoi utenti-cittadini. (continua…)
Tim Berners Lee lo ha voluto ribadire 21 anni dopo l’invenzione del World Wide Web, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2012: “This is for everyone” è infatti il messaggio lanciato via tweet a tutto il mondo, ben visibile sugli spalti dello stadio Olimpico di Londra grazie a raggi e nodi di luci, a simboleggiare l’iper-connessione e l’interattività.
E proprio lui, il papà di internet, è tra i promotori della World Wide Web Foundation: la mission è diffondere la libertà di accesso alla Rete nei paesi in via di sviluppo.
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Una cosa è certa: le Olimpiadi 2012 di Londra saranno anche i Giochi dei social network e della tecnologia.
Già da tempo circolano notizie su applicazioni e novità IT per seguire i Giochi olimpici o viverli in prima persona, “pilotando” i propri atleti preferiti dalla tastiera del cellulare o dal proprio tablet.
Partiamo dai social media: Londra 2012 ha una propria pagina Facebook ufficiale, con oltre 9mila fan, e un account Twitter (@Olimpiadi 2012). Obiettivo è aggiornare gli utenti sull’avventura olimpica. La pagina rimanda ad altre due dedicate ai Giochi, The Olympic Games e London 2012. In essa si trovano anche profili e pagine di atleti (da Michael Phelps a Usain Bolt, da Andrea Bargnani a LeBron James), squadre e sport, così da seguire da vicino tutti i retroscena delle performance dei singoli partecipanti o delle gare dei team. La pagina dell’Italia, Team Italia Olimpiadi, ha oltre 41mila “mi piace”.
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1/06/2012 di Barbara Lauro
Secondo giornalisti e critici televisivi, la “convergenza” tra tv e social network è ciò che distingue un programma nuovo da uno di vecchia concezione. Lo spettatore moderno guarda con un occhio lo schermo del pc, o del tablet, e con l’altro quello della televisione. E vuole far sentire la sua voce, intervenire, porre domande, commentare, votare (nel caso dei talent), interagire con il conduttore e i suoi ospiti.
Tra i vari social networking, il più presente sui teleschermi però non è Facebook. Indubbiamente commenti e conversazioni presenti sul famoso social creato da Mark Zuckerberg condizionano lo sviluppo dei palinsesti spesso determinando le decisioni degli stessi produttori, ma a parte il caso di voto interattivo dentro reality e talent show, le pagine di Facebook non ”dialogano” con le trasmissioni in onda. La loro influenza, per quanto pesante, vive esternamente allo schermo TV.
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Nella storia della Rete, ma anche in quella della società degli ultimi anni, Facebook può essere considerato una sorta di spartiacque. Da quando è nato, o meglio da quando si è diffuso, tutte le relazioni, le notizie, i fenomeni culturali e non passano per il social network di Zuckerberg.
Inutile dire che sia diventato oggetto di ricerche, sondaggi e analisi di vario genere, che spaziano su diversi ambiti.
Quello dei sentimenti e degli stati d’animo è sicuramente uno dei più esplorati: una recente analisi afferma che gli aggiornamenti di stato sul social network sarebbero uno specchio del nostro livello di depressione. Soprattutto tra i giovani: un’indagine effettuata dall’università di Washington su 200 studenti iscritti a Facebook e altre reti sociali ha rilevato che un aggiornamento su tre mette in evidenza sintomi collegabili alla depressione. Frasi tristi, status che esprimono angoscia, link a notizie di cronaca sarebbero i sintomi del malessere. Per questo, è fondamentale che genitori e amici leggano con attenzione quanto pubblicato su Facebook per aiutare eventualmente i ragazzi in difficoltà. (continua…)
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Un binomio che in questi Anni Zero si è consolidato sempre più e che vede la Rete – Iinternet, i social network, lo streaming e il digital download – e la musica, soprattutto quella emergente, andare a braccetto e integrarsi perfettamente l’una con l’altra.
Lo confermano anche i dati, in ultimo il rapporto FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) pubblicato qualche giorno fa: tra download e streaming, più del 21% del mercato discografico è digitale e fattura 27,5 milioni di euro. Le previsioni per il futuro vedono tablet e smartphone in progressiva ascesa, mentre il download da pc perderà terreno. (continua…)
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Strumento per comunicare con target di utenti non raggiunti, luogo di interazione e scambio per aumentare la partecipazione con i cittadini, ma anche perdita di tempo e risorse, fenomeno di puro voyeurismo tecnologico e sociale. Sono questi gli estremi tra cui oscillano i giudizi delle Pubbliche Amministrazioni sui social network: da Facebook a Twitter, da Youtube a Flickr la presenza delle Pa sulle reti sociali è da sempre accompagnata da scetticismo e luoghi comuni, sebbene non manchino casi di eccellenza ed esperienze riuscite.
Per sfatare i pregiudizi e riportare nei ranghi i “facili entusiasmi”, abbiamo realizzato per un nostro cliente un’analisi di benchmark per individuare le best practice italiane ed estere. Obiettivo? Determinare una strategia di promozione online dei temi legati alla mission istituzionale dell’ente, che tenesse conto delle criticità e dei punti di forza di questa azione. (continua…)
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