Informatici senza frontiereUn gruppo di imprenditori veneti, e una manciata di ragazzi con la passione per i computer e la Rete, hanno fatto nascere “Informatici senza Frontiere”, un’associazione no-profit dedicata alla tecnologia. Una sorta di sorella minore dei più celebri “Medici senza Frontiere”.

Di fatto l’obiettivo è lo stesso: portare l’eccellenza nei luoghi dove fa fatica ad arrivare. E l’eccellenza, nella Rete, è fatta di connessioni veloci, pc all’avanguardia, software liberi. I volontari di “Informatici senza frontiere” si muovono in tutt’Italia: tengono corsi nelle carceri, formano studenti nelle periferie, insegnano agli anziani ad essere meno soli con Facebook.

Se la tecnologia aiuta i disagiati a sentirsi meglio, l’Africa non poteva mancare come territorio da coinvolgere. Il fiore all’occhiello si chiama “Open Hospital”, un software sviluppato insieme agli studenti dell’università di Bari che permette agli ospedali del continente di gestire in modo elettronico le cartelle cliniche dei pazienti. (continua…)

social_300x200Rispetto agli Stati Uniti rimaniamo molti passi indietro nella ricerca delle notizie sul web, preferendo i mezzi tradizionali come la tv. Siamo però simili agli americani nel modo di navigare. È quanto emerge dalla ricerca “Le news e gli italiani: dalla carta stampata, alla rete, al mobile” condotta da LaRica, il laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata dell’Università di Urbino.

Dall’indagine – che ha offerto una panoramica delle principali fonti di informazione degli italiani, delle loro preferenze e comportamenti in relazione al mondo dei media – risulta che ancora oggi, sono i media tradizionali a dominare la scena italiana. La televisione si afferma il mezzo di informazione più utilizzato (90,8%) e quello considerato più influente nella formazione delle opinioni (62,1%). (continua…)

cultur-e2Sul Web è argomento di discussione e interrogativi. Conosciuto da poco tempo dagli internauti italiani, Quora, il social network ancora in cerca di una vera definizione, fa parlare molto di sé. Nato da un’intuizione di Adam d’Angelo, (ex chief technology officer di Facebook), questa nuova “realtà 2.0” trova il suo punto di forza sulle domande formulate dagli utenti. Ciascun registrato può infatti scrivere un quesito su un argomento che vuole approfondire e chiunque può rispondere. Una via di mezzo tra un forum – in quanto le domande generano discussioni – e un aggregatore di interrogativi, questa nuova piattaforma, dopo pochi mesi, vanta gli interventi di alcuni volti noti come Bret Taylor, tra i fondatori di Friendfeed, chiamato in causa a spiegare perché in America, il social network da lui progettato sta “perdendo quota”.  Al contrario di Yahoo Answers o LinkedIn Anwers, Quora si definisce come «un insieme in continuo miglioramento di domande e risposte, creato, curato e organizzato dai suoi stessi utilizzatori». Una sorta di ecosistema che per sopravvivere non ha bisogno di altro al di fuori degli utenti/consumatori. Insomma, è la forza del crowdsourcing che permette di superare le tradizionali fonti della conoscenza, utilizzando i contenuti generati dalla community.
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