L’ultimo a far parlare di sé è stato il video di Charlie. Un bambino americano di pochi mesi diventato celebre grazie al breve filmato in cui, ripreso dal padre, morde il dito del suo fratellino sempre più intensamente fino a farlo piangere, per poi sciogliersi in una gran risata.
“Charlie Bit me” non raggiunge il minuto di durata, ma su Youtube è stato visto 177 milioni di volte, è stato postato 5.861 volte, ha poi totalizzato: 6,455 tweet, 330 mila commenti e 201 mila Facebook share.
Sono i video virali: filmati di pochi secondi, girati con videocamere, fotocamere o direttamente con il cellulare, che attraverso l’effetto “Wow” (l’effetto sorpresa), stupiscono, incuriosiscono, divertono l’utente a tal punto da mettere in moto rumorosi passaparola che non conoscono confini in termini di piattaforme sociali.
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Fantasia e smisurato senso di condivisione. Sono queste le caratteristiche di molti giovani artisti, capaci di promuoversi su YouTube, grazie al successo delle piattaforme di video sharing, alla rivoluzione digitale e quindi la diffusione delle tecnologie di ripresa audio\video.
Tanti cantautori e band emergenti aprono i loro account su Myspace, il social network per musici e musicofili. Artisti come Kina Grannis, Pomplamoose (Jack Conte e Natalie Dawn) e Juilia Nunes credono invece che il linguaggio audiovisivo e la più grande video community al mondo possano rendere la fruizione delle loro musica un’esperienza diretta e altamente coinvolgente.
I numeri parlano chiaro: le visualizzazioni totali dei loro video superano i 30 milioni. Julia Nunes dal 2006 ha ottenuto 31.106.519 di visualizzazioni video e 144.202 iscritti al canale. Kina Grannis iscritta dal 2007 conta 33.098.123 di visualizzazioni video e 127.781 iscritti. I Pomplamoose dal 2008 hanno raggiunto 11.694.587 di visualizzazioni video e 75.053 iscritti al canale.
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In tempi ormai lontani, quando il Web 2.0 non aveva ancora fatto la sua comparsa, la posizione ufficiale di un’azienda era l’unica posizione espressa pubblicamente. Una sola voce, unita e compatta, si levava verso i consumatori veicolando i valori del brand.
Oggi la storia è completamente diversa: grazie all’avvento dei social media, e al loro uso strategico da parte delle aziende, il marchio può essere comunicato da un coro di voci diverse, rappresentative delle differenti realtà che compongono l’azienda. Dai manager agli impiegati, dai fornitori ai clienti, tutti concorrono all’immagine e soprattutto alla reputazione del gruppo. Questa ricchezza di visioni, ruoli e interventi, diventa la carta vincente dell’azione comunicativa svolta sul Web, a patto però che la pluralità di voci, se pur nelle proprie specificità, sia in perfetta sintonia e veicoli un messaggio coerente.
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