“C’era una volta…” e a quanto pare c’è ancora. Da secoli il famoso incipit segna l’inizio di ogni narrazione, orale o scritta che sia. Se facciamo un grande balzo in avanti nel tempo e scavalchiamo epoche e tecnologie, ci rendiamo, però, conto che la più antica forma di aggregazione sociale non è sparita, ma vive quotidianamente in Rete, attraverso blog, video e gli immancabili social network.
Con l’espressione digital storytelling si indica l’utilizzo di mezzi digitali per narrare una storia. Che si tratti di un libro o di un sito, poco importa: raccontare e raccontarsi aiuta a confrontarsi con il mondo e ci coinvolge emotivamente.
E le aziende lo hanno capito bene, tanto che da un po’ di tempo sembrano voler abbandonare il bombardamento quotidiano di spot e slogan a favore di campagne/racconto (brand storytelling) che possono andare in più direzioni. In alcuni casi, il marchio o casa produttrice parla di sé abbandonando l’istituzionalità e scegliendo un punto di vista più familiare al cliente. In altri è il (potenziale) cliente a essere protagonista indiscusso. (continua…)
97.000 tweet al secondo, 250 milioni di foto su Facebook ogni giorno, 200 milioni di blog con opinioni su eventi, persone, prodotti e brand. Sono queste le cifre del Web: numeri importanti, che si stima raggiungeranno entro il 2020 un totale di 35 zettabytes (unità di misura con ventuno zeri). Non si tratta solo di volumi, ma anche e soprattutto di relazioni sociali. Persone, opinioni, amicizie, desideri vengono registrati nei social media a cui partecipiamo, nelle domande che impostiamo nei motori di ricerca, nei messaggi che inviamo e riceviamo. I nostri stili di vita lasciano una traccia negli acquisti che facciamo online, così come i nostri movimenti vengono ricostruiti nelle traiettorie disegnate dagli smartphone e dai sistemi di navigazione delle auto che utilizziamo. (continua…)
Tim Berners Lee lo ha voluto ribadire 21 anni dopo l’invenzione del World Wide Web, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2012: “This is for everyone” è infatti il messaggio lanciato via tweet a tutto il mondo, ben visibile sugli spalti dello stadio Olimpico di Londra grazie a raggi e nodi di luci, a simboleggiare l’iper-connessione e l’interattività.
E proprio lui, il papà di internet, è tra i promotori della World Wide Web Foundation: la mission è diffondere la libertà di accesso alla Rete nei paesi in via di sviluppo.
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Una cosa è certa: le Olimpiadi 2012 di Londra saranno anche i Giochi dei social network e della tecnologia.
Già da tempo circolano notizie su applicazioni e novità IT per seguire i Giochi olimpici o viverli in prima persona, “pilotando” i propri atleti preferiti dalla tastiera del cellulare o dal proprio tablet.
Partiamo dai social media: Londra 2012 ha una propria pagina Facebook ufficiale, con oltre 9mila fan, e un account Twitter (@Olimpiadi 2012). Obiettivo è aggiornare gli utenti sull’avventura olimpica. La pagina rimanda ad altre due dedicate ai Giochi, The Olympic Games e London 2012. In essa si trovano anche profili e pagine di atleti (da Michael Phelps a Usain Bolt, da Andrea Bargnani a LeBron James), squadre e sport, così da seguire da vicino tutti i retroscena delle performance dei singoli partecipanti o delle gare dei team. La pagina dell’Italia, Team Italia Olimpiadi, ha oltre 41mila “mi piace”.
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Obiettivi di medio e lungo periodo da raggiungere entro il 2020, sei gruppi di lavoro e una cabina di regia nazionale, 101 azioni che potrebbero portare a un risparmio economico tra i 4 e i 13 milioni di euro e a un aumento del Pil stimato tra il 4 e il 5%. In una parola? Adi – Agenda digitale italiana, la strategia del Governo Monti per dare sostanza anche nel nostro Paese al progetto della Commissione europea, “Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. Il primo atto concreto arriverà entro la fine di giugno, data per la quale è atteso il decreto DigItalia, frutto del lavoro della Cabina di regia interministeriale formata da esperti e tecnici del Ministero dello sviluppo economico, Ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Ministero per la coesione territoriale, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e Ministero dell’economia e delle finanze, oltre al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri. (continua…)
1/06/2012 di Barbara Lauro
Secondo giornalisti e critici televisivi, la “convergenza” tra tv e social network è ciò che distingue un programma nuovo da uno di vecchia concezione. Lo spettatore moderno guarda con un occhio lo schermo del pc, o del tablet, e con l’altro quello della televisione. E vuole far sentire la sua voce, intervenire, porre domande, commentare, votare (nel caso dei talent), interagire con il conduttore e i suoi ospiti.
Tra i vari social networking, il più presente sui teleschermi però non è Facebook. Indubbiamente commenti e conversazioni presenti sul famoso social creato da Mark Zuckerberg condizionano lo sviluppo dei palinsesti spesso determinando le decisioni degli stessi produttori, ma a parte il caso di voto interattivo dentro reality e talent show, le pagine di Facebook non ”dialogano” con le trasmissioni in onda. La loro influenza, per quanto pesante, vive esternamente allo schermo TV.
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Nella storia della Rete, ma anche in quella della società degli ultimi anni, Facebook può essere considerato una sorta di spartiacque. Da quando è nato, o meglio da quando si è diffuso, tutte le relazioni, le notizie, i fenomeni culturali e non passano per il social network di Zuckerberg.
Inutile dire che sia diventato oggetto di ricerche, sondaggi e analisi di vario genere, che spaziano su diversi ambiti.
Quello dei sentimenti e degli stati d’animo è sicuramente uno dei più esplorati: una recente analisi afferma che gli aggiornamenti di stato sul social network sarebbero uno specchio del nostro livello di depressione. Soprattutto tra i giovani: un’indagine effettuata dall’università di Washington su 200 studenti iscritti a Facebook e altre reti sociali ha rilevato che un aggiornamento su tre mette in evidenza sintomi collegabili alla depressione. Frasi tristi, status che esprimono angoscia, link a notizie di cronaca sarebbero i sintomi del malessere. Per questo, è fondamentale che genitori e amici leggano con attenzione quanto pubblicato su Facebook per aiutare eventualmente i ragazzi in difficoltà. (continua…)
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