onlineshopping“I shop therefore I am”,  il testo della famosa opera degli anni Ottanta dell’artista americana Barbara Kruger è ancora di grande attualità, a patto che venga introdotta la Rete con i suoi strumenti come nuovo elemento di riflessione.

Secondo uno studio recentemente pubblicato, i media sociali su Internet hanno una crescente influenza sul comportamento dei consumatori. Le tradizionali tecniche di e-commerce lasciano il posto alle nuove dinamiche di social shopping. La parola chiave è “condivisione”. Il nuovo modo di fare acquisti online fa leva sull’intelligenza collettiva. Siti di comparazione di prezzi, forum di discussione, social network diventano gli strumenti principali degli utenti consumatori. Il web si trasforma in una piazza virtuale dove avviene lo scambio di informazioni e di raccomandazioni su determinati prodotti e offerte.
Quotidianamente si apre la caccia agli sconti e promozioni: a testimoniare la crescita del fenomeno ci sono nuove piattaforme online nate per questo scopo.

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cultur-e2Sul Web è argomento di discussione e interrogativi. Conosciuto da poco tempo dagli internauti italiani, Quora, il social network ancora in cerca di una vera definizione, fa parlare molto di sé. Nato da un’intuizione di Adam d’Angelo, (ex chief technology officer di Facebook), questa nuova “realtà 2.0” trova il suo punto di forza sulle domande formulate dagli utenti. Ciascun registrato può infatti scrivere un quesito su un argomento che vuole approfondire e chiunque può rispondere. Una via di mezzo tra un forum – in quanto le domande generano discussioni – e un aggregatore di interrogativi, questa nuova piattaforma, dopo pochi mesi, vanta gli interventi di alcuni volti noti come Bret Taylor, tra i fondatori di Friendfeed, chiamato in causa a spiegare perché in America, il social network da lui progettato sta “perdendo quota”.  Al contrario di Yahoo Answers o LinkedIn Anwers, Quora si definisce come «un insieme in continuo miglioramento di domande e risposte, creato, curato e organizzato dai suoi stessi utilizzatori». Una sorta di ecosistema che per sopravvivere non ha bisogno di altro al di fuori degli utenti/consumatori. Insomma, è la forza del crowdsourcing che permette di superare le tradizionali fonti della conoscenza, utilizzando i contenuti generati dalla community.
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nucleare_consenso_300x200Come Cultur-e, in qualità di consulenti, stiamo seguendo da vicino il tema del rilancio del nucleare in Italia. Un argomento che da un lato vede i sostenitori dell’atomo, convinti che l’Italia sia pronta per una nuova stagione di energia prodotta da nucleare, e dall’altro una fetta dell’opinione pubblica schierata contro questo tipo di scelta.

Tralasciando gli aspetti prettamente tecnico-economici (piuttosto sviscerati su portali e blog di settore) è interessante notare il gran dibattito relativo alla comunicazione del nucleare in Italia, che comprende diversi batti-e-ribatti in materia di spot e contro-spot, campagne di informazione e sondaggi.

Ad accendere le polveri è stato il Forum Nucleare Italiano, associazione non profit nata ufficialmente a luglio scorso e presieduta da Chicco Testa. Il Forum – con la missione di aprire un dibattito di discussione civile, informando gli italiani su un argomento finora considerato tabù e vittima di molti pregiudizi – ha lanciato una campagna pubblicitaria di taglio istituzionale, ideata dall’agenzia Saatchi & Saatchi, il cui investimento (6 milioni di euro) è stato interamente finanziato dai 25 associati al Forum, composto da multinazionali dell’energia, aziende del settore, associazioni, sindacati, centri di ricerca  e università. (continua…)