D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
Scriveva così Italo Calvino ne Le città invisibili, dimostrando ancora una volta di essere un precursore dei tempi, un seminatore di intuizioni a cui tutti gli altri sarebbero arrivati, loro malgrado, dopo. La citazione di Calvino torna utile per comprendere le trasformazioni che si stanno delineando nella comunicazione turistica. Negli ultimi tempi si è assistito al proliferare di siti dedicati al turismo, gestiti sia da privati che da enti locali. In quest’ ultimo caso, si tratta di portali diversi per obiettivi, contenuti e comunicazione rispetto a quelli strettamente “istituzionali”.
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“Come mai la pagina più visitata del mio sito non è la home?”. Una domanda che a prima vista potrebbe suonare come una provocazione: non è possibile, verrebbe da rispondere. Invece può succedere, soprattutto se stiamo parlando di siti di informazione. Vai a capire che tra ricerca organica, SEO e indicizzazione, non è detto che il contenuto di maggior interesse – non per il cliente, ma per l’utente - sia il banner in evidenza sulla home ma il box nella subhome o la scheda nella colonna di destra della pagina di terzo livello.
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A.A.A. Nuovi clienti cercasi. Astenersi social network. Secondo una ricerca pubblicata da Technocrati (aprile 2013), nel web 3.0 i comportamenti d’acquisto dei consumatori sono influenzati dai giudizi dei blogger. Prima di passare all’azione e portare a termine lo shopping, gli utenti della Rete vanno alla ricerca delle opinioni presenti nei blog. Leggono, si informano, soppesano pro e contro dell’oggetto che vogliono acquistare, dando importanza primaria alla qualità dei contenuti che leggono, all’affidabilità della fonte e alle dimensioni “ristrette” della community. La conclusione? Per trovare nuovi clienti e fidelizzare quelli già esistenti Facebook e Twitter non sarebbero così efficaci. A risultare vincente è una strategia sinergica, dove le reti convergono e collaborano per influenzare le scelte del cliente finale. (continua…)
Un binomio che in questi Anni Zero si è consolidato sempre più e che vede la Rete – Iinternet, i social network, lo streaming e il digital download – e la musica, soprattutto quella emergente, andare a braccetto e integrarsi perfettamente l’una con l’altra.
Lo confermano anche i dati, in ultimo il rapporto FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) pubblicato qualche giorno fa: tra download e streaming, più del 21% del mercato discografico è digitale e fattura 27,5 milioni di euro. Le previsioni per il futuro vedono tablet e smartphone in progressiva ascesa, mentre il download da pc perderà terreno. (continua…)
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I social network esercitano un’attrazione particolare sulle donne, almeno secondo quanto afferma una recente ricerca del Pew Internet and American Life Project, progetto del Pew Research Center, centro di ricerca americano su tematiche e tendenze sociali.
Secondo lo studio, riferito al 2010, il 69% delle donne intervistate naviga, infatti, quotidianamente su Facebook, Twitter e altri social network, rispetto al 60% degli uomini. La tendenza è ancora più evidente se si dà un’occhiata ai dati relativi a Facebook: il 18% delle componenti del gentil sesso aggiorna il proprio status sul social network diverse volte al giorno, contro l’11 degli uomini, il 25% di esse commenta quotidianamente post e stati altrui, contro il 17% della controparte maschile e, infine, il 13% fa commenti a foto giornalmente, in confronto al 4% degli utenti di sesso opposto. Inoltre, va detto che non ci sono significative differenze di razza, origine etnica, reddito familiare e livello di istruzione, così come non cambia molto la frequenza d’utilizzo dei social network a seconda se si vive in un ambiente urbano o rurale. (continua…)
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Un gruppo di imprenditori veneti, e una manciata di ragazzi con la passione per i computer e la Rete, hanno fatto nascere “Informatici senza Frontiere”, un’associazione no-profit dedicata alla tecnologia. Una sorta di sorella minore dei più celebri “Medici senza Frontiere”.
Di fatto l’obiettivo è lo stesso: portare l’eccellenza nei luoghi dove fa fatica ad arrivare. E l’eccellenza, nella Rete, è fatta di connessioni veloci, pc all’avanguardia, software liberi. I volontari di “Informatici senza frontiere” si muovono in tutt’Italia: tengono corsi nelle carceri, formano studenti nelle periferie, insegnano agli anziani ad essere meno soli con Facebook.
Se la tecnologia aiuta i disagiati a sentirsi meglio, l’Africa non poteva mancare come territorio da coinvolgere. Il fiore all’occhiello si chiama “Open Hospital”, un software sviluppato insieme agli studenti dell’università di Bari che permette agli ospedali del continente di gestire in modo elettronico le cartelle cliniche dei pazienti. (continua…)
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