Oltre a essere una grande fonte per l’attualità , la Rete è sempre più il repository della nostra memoria. Tra le categorie più frequentate, ci sono infatti i siti che consentono di ricercare i propri antenati. In parallelo, gli appassionati di storia sono spesso attratti dagli archivi fotografici: vere e proprie miniere di conoscenza antropologica, con possibilità di ritrovare vecchie immagini in bianco e nero legate a eventi particolari o a fatti di cronaca che hanno segnato la memoria dei più anziani.
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Uno dei concetti alla base della teoria delle comunicazioni è che ogni mezzo ha le proprie caratteristiche, che lo rendono più o meno adatto a veicolare determinati contenuti. Certamente i media interagiscono tra loro, pur parlando un linguaggio differente. È un rapporto di contaminazione, che a volte si manifesta come concorrenza per accaparrarsi l’attenzione del pubblico e in altre come cooperazione e supporto reciproco. Basti considerare le critiche che i media tradizionali rivolgono ai social network, ma allo stesso tempo lo spazio che questi ultimi conquistano sulle prime pagine di quotidiani.
È opinione diffusa nel mondo della comunicazione che un contenuto creato esplicitamente per un mezzo, ad esempio la tv, difficilmente possa funzionare in ambiti differenti, a meno di forti stravolgimenti. L’adattamento è la tecnica più usata ma – si sa – spesso il risultato è deludente: un esempio su tutti sono i videogiochi ispirati a film di successo e viceversa. La sfida della comunicazione oggi è invece la creazione di contenuti trasversali, pensati sin dal momento della loro ideazione per poter essere veicolati su più mezzi.
A tal proposito è stata interessante la lettura di un post pubblicato su midiassociais.net, un blog brasiliano che si occupa di nuovi mezzi di comunicazione e in particolar modo dei social network. Proponiamo di seguito la traduzione dei passaggi più interessanti.
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17/11/2009 di Luana Andreoni
Nell’ormai lontano 2004 il guru dei guru, Tim O’Reilly, coniò il termine Web 2.0. Un neologismo destinato al successo planetario: fenomeni di massa come Facebook e Twitter ne sono l’esempio più evidente. Eppure, in pieno delirio da social media, nel momento in cui condividere è l’imperativo categorico a cui nessuno può sottrarsi, si sta già facendo strada un nuovo modo di concepire la Rete.
Si tratta del Web², o Web al quadrato. Secondo questa teoria, lanciata dallo stesso O’Reilly in un articolo pubblicato da Forbes.com il 24 settembre, la Rete ormai è ovunque, al punto da poter essere considerata il mondo stesso.Â
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