Social Media Intelligence, una strategia necessaria

social media intelligence

 

Navigare il flusso di dati del Web e dei social media diventa ogni giorno più complicato. Il pericolo di perdersi è sempre dietro l’angolo. Per agenzie, esperti di comunicazione, uffici marketing diventa essenziale essere guidati tra i Big Data provenienti dalla Rete.
Il potere dell’informazione e dell’opinione diffusa non è mai stato così reale e il successo di ogni strategia di azione, anche offline, non può prescindere dalla comprensione delle dinamiche sociali presenti online.
Ascoltare, ascoltare, ascoltare…
Sappiamo tutti quanto sia fondamentale l’ascolto al tempo dei social media, ma può non bastare se vogliamo trarne un vantaggio competitivo. Servono una metodologia di monitoraggio e analisi, competenze social e di interpretazione quali-quantitativa dei dati, e un piano d’azione che permetta di rielaborare la mole di informazioni raccolte per una strategia di comunicazione vincente.

Perché la Social Media Intelligence

Abbiamo deciso di aprire questo blog per mostrare come le nuove tecnologie di web monitoring e la nostra esperienza in analisi quali-quantitativa, e strategie di azioni social possano guidare le decisioni su brand, prodotti e servizi offerti.
La nostre competenze vengono messe a disposizione di un nuovo modo di fare marketing e comunicazione.
L’innovazione ci ha sempre stimolato, soprattutto se è legata a dei progetti concreti. In Cultur-e siamo convinti che la Social Intelligence sia la scelta giusta per affrontare tutte le sfide che il mercato, la rete e i cittadini pongono ad aziende e istituzioni.

Il social analytics ha già raggiunto importanti traguardi quali valutare la propria presenza online, ascoltare gli utenti parlare del proprio brand su blog e forum, ricercare informazioni tramite parole chiave.
La Social Intelligence è però molto di più, trasforma l’ascolto in strategia operativa. È un nuovo metodo che permette di:

• raccogliere dati in real time su ogni attività che avviene intorno al proprio brand o ai servizi offerti

• scoprire cosa pensa la propria audience di riferimento, conoscerne le dinamiche, le esigenze e gli interessi grazie alla raccolta di dati provenienti dai social media

• gestire la propria presenza e la propria attività social, rispondendo in tempo reale all’audience di riferimento, anche all’esterno dei propri canali proprietari

• monitorare competitor e individuare la loro audience di riferimento, i punti di forza e di debolezza, per attivare strategie di azione che permettano di penetrare ed allargare il proprio bacino di utenti/potenziali clienti

• individuare gli influencer in Rete che parlano del proprio brand o servizi, dei competitor o del settore di mercato di proprio interesse e attivare strategie di engagement ‘taylored made’

Come funziona?

 

Il focus non è più e tanto sulle singole citazioni presenti online, il “quante volte hanno parlato di me questa settimana”, ma sulle conversazioni che si generano in Rete, ossia “quanto si discute e quante persone sono coinvolte su di me questa settimana”.

L’esempio è semplice. Immaginate sia stato pubblicato un articolo in un’importante blog di settore su di voi, in caso siate un manager conosciuto o un personaggio pubblico, sulla vostra società o su un prodotto o servizio offerto. Grazie alla Social Intelligence si potrà sapere non solo quando e dove si è stati citati, ma anche quanti e quali commenti sono stati positivi o negativi, chi li ha scritti, e con quali dinamiche il post è stato riproposto in altri network aumentando il flusso delle interazioni e attivando un passaparola virale.

Se a questo aggiungiamo la possibilità di elaborare strategie di engagement a partire dai risultati ottenuti, possiamo iniziare a pensare che la direzione sia quella giusta. Criticità e punti di forza emergeranno in ogni momento, nell’istante in cui si deciderà cosa analizzare.
Il ROI delle attività in Rete, tanto difficile e complicato, rischia di non essere più un mistero. L’importante è costruire un framework di analisi corretto, scegliere gli indicatori migliori per le diverse esigenze, interpretare correttamente i risultati ottenuti.
Quali sono i migliori KPI per i team di comunicazione e relazioni esterne? Quali per il CRM, per il marketing o per elaborare sondaggi d’opinione?
Considerare il semplice numero di citazioni, follower o fan non è più sufficiente per comprendere la complessità in cui sono immerse le nostre attività digitali.
Un buon piano d’analisi offre molto di più: offre la possibilità di studiare singoli network d’influenza ideali per la vostra reputazione, o quantificare i vostri sforzi nel generare engagement.

La tecnologia non basta, serve un Web Reputation Manager

 

La semplicità con cui vengono presentati i dati non significa però che l’uso e l’ottimizzazione sia semplice: sono necessarie competenze di analisi quali-quantitativa e di strategie social per ottenere risultati concreti e misurabili. Il rischio di non interpretare correttamente i dati, di non comprendere il perché di certe relazioni, di settare il software nel modo sbagliato o in modo incompleto sono pericoli all’ordine del giorno e di cui bisogna tenere conto. Saper leggere i dati, fornire informazioni strategiche in base agli obiettivi prefissi, è un mestiere: un lavoro complesso che soltanto un bravo Web Reputation Manager può realizzare.
Cosa ne pensate? Aspettiamo di commentare insieme a voi la Social Intelligence.

 

Stefano Bandera

Dal Lago Maggiore alla Città eterna, lasciando un pezzo di cuore a Bologna. Sociologo per formazione e passione, web reputation manager e data analyst per raccontare il mondo che verrà.