Il video virale come forma d’arte

charlie_bit_meL’ultimo a far parlare di sé è stato il video di Charlie. Un bambino americano di pochi mesi diventato celebre grazie al breve filmato in cui, ripreso dal padre, morde il dito del suo fratellino sempre più intensamente fino a farlo piangere, per poi sciogliersi in una gran risata.

Charlie Bit me” non raggiunge il minuto di durata, ma su Youtube è stato visto 177 milioni di volte, è stato postato 5.861 volte, ha poi totalizzato: 6,455 tweet, 330 mila commenti e 201 mila Facebook share.

Sono i video virali: filmati di pochi secondi, girati con videocamere, fotocamere o direttamente con il cellulare, che attraverso l’effetto “Wow” (l’effetto sorpresa), stupiscono, incuriosiscono, divertono l’utente a tal punto da mettere in moto rumorosi passaparola che non conoscono confini in termini di piattaforme sociali.

Il successo di un filmato può essere legata all’eccezionalità di un momento di vita quotidiana (vd. Charlie Bit Me) quindi a un video “virale puro”: contenuto generato da qualcuno che non ha intenzione di creare un effetto virale, ma che spontaneamente ha riscontrato un gradimento tale da diventarlo.

Fino ad arrivare a un utilizzo più strutturato, come nel caso della presentazione di nuovi prodotti quindi parleremo di video “virale push” (vd. The secret behind nike air). Il marketing virale è oggi un modo rapido e economico per far conoscere un brand, ma c’è chi pensa sia una vera e propria forma d’arte.

A Bologna nasce il primo festival-concorso in Italia per aspiranti artisti del video virale. Si chiama Falstival è organizzato dall’associazione culturale Monabo con l’obiettivo di sviluppare la creatività giovanile nel settore della comunicazione audiovisiva, sostenendo la produzione di brevi filmati realizzati da giovani autori.

La manifestazione vuole slegare il fenomeno del virale dal mondo dell’advertising per elevarlo a momento artistico, grazie alla formula del festival. Giuseppe Doria (direttore artistico di Falstival) spiega come Bologna, vista la vivacità culturale che la contraddistingue, sia l’incubatore perfetto per questa nuova forma artistica. Così nasce il concorso per video “aspiranti virali”: filmati brevi, ma capaci di destare curiosità e di trovare attraverso la condivisione un grande consenso in Rete.

In pochi giorni dall’inizio del concorso sono arrivati a Monabo più di venticinque video. Unico vincolo è quello della durata, che deve essere compresa tra i 30 secondi e i 3 minuti. I giovani videomaker potranno misurarsi con qualsiasi tipo di genere, stile e linguaggio narrativo, dall’irriverente allo spettacolare. Fondamentale che sia in grado di generare passaparola.

Termine ultimo per la consegna dei video è il 30 aprile 2010. Una giuria di esperti selezionerà i migliori contributi che verranno ospitati in una rassegna dell’Enoteca Alto Tasso. Il primo classificato vincerà un buono di mille euro per attrezzature audiovisive è avrà l’opportunità di prendere parte al concorso Visioni Italiane (promosso dalla Cineteca di Bologna).

Il tema del festival è “L’arte del paradosso” e le opere in gara dovranno confrontarsi, a scelta, con il dubbio, l’aspettativa e la verità. Non ci resta che attendere la seconda metà di maggio con la speranza, che anche qui nel Belpaese, possano trovare spazio tanti nuovi Patrick Jean e tutti i suoi Pixels.