Internet ha scelto: il Nobel per la pace 2011 alle donne africane

OSenegalgni giorno lottano per sopravvivere, per non far morire di fame e di sete i propri figli, per non subire la barbarie delle mutilazioni femminili, per non arrendersi all’AIDS, per realizzare nuove forme di microeconomia. Chi sono? Le donne africane, un esercito che si distingue per forza, volontà, caparbietà e coraggio. Tra le battaglie più importanti, quella dell’istruzione ai bambini, argomento che poco interessa ai loro uomini troppo distratti nel perpetrare tradizioni che favoriscono la violenza, la caccia e la discriminazione, e se ne infischiano del saper leggere e scrivere.

Poco considerate nel Continente Nero, sono ammirate nei paesi più industrializzati che le giudicano l’unico mezzo per portare l’alfabetizzazione in Africa, per far sviluppare l’economia, per dire stop alla piaga dell’AIDS. Per questo motivo, anche Internet si inchina davanti alla loro intraprendenza e si rende strumento per dare al loro impegno il massimo tributo che esista al mondo: il Nobel per la Pace. Un segnale potente per una buona fetta di popolazione umana poco attenta alle tragedie quotidiane dell’Africa, un monito che non può passare inascoltato per tutte quelle culture che relegano la donna in una posizione sociale subalterna, un fatto che potrebbe scuotere anche i loro uomini prevaricatori, finalmente impotenti davanti a tanto prestigio.

Un appello che deve essere firmato su www.noppaw.org prima di tutto dalle donne occidentali, la cui vita complessa, accelerata, faticosa, e tanto più difficile di quella dei loro uomini, è sinonimo di lusso per le africane che lottano per sopravvivere dignitosamente. E deve essere firmato da quegli uomini che non hanno paura di ammettere quanto sia più difficile essere donne. Soprattutto nel continente più povero del mondo.

L’ambizioso progetto ha come obiettivo la raccolta di 2 milioni di firme da inviare al comitato che attribuisce il Nobel. Promotori dell’iniziativa sono il CIPSI, coordinamento di 48 associazioni di solidarietà internazionale, e ChiAma l’Africa, organizzazione nata in Senegal, a Dakar, durante il seminario internazionale per un nuovo patto di solidarietà tra Europa e Africa svoltosi dal 28 al 30 dicembre 2008.

Internet ha trovato il modo di far sapere alle donne africane che tutto il mondo le guarda, le osserva e le ammira e che l’occidente è ben consapevole di quanto il loro ruolo sia sempre più trainante per il risveglio economico, culturale e sanitario del Continente Nero. L’unica maniera per ripagare della propria fatica ogni singola donna somala, marocchina, nigeriana, congolese, tunisina, sudanese  – e tutte le altre –  è dirgli “grazie” attraverso l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace. Un’occasione da non mancare per la civiltà.

Silvia