Musica indipendente in Rete. Internet e i social network sono davvero l’unica via per emergere?

Un binomio che in questi Anni Zero si è consolidato sempre più e che vede la Rete – Iinternet, i social network, lo streaming e il digital download – e la musica, soprattutto quella emergente, andare a braccetto e integrarsi perfettamente l’una con l’altra.

Lo confermano anche i dati, in ultimo il rapporto FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) pubblicato qualche giorno fa: tra download e streaming, più del 21% del mercato discografico è digitale e fattura 27,5 milioni di euro. Le previsioni per il futuro vedono tablet e smartphone in progressiva ascesa, mentre il download da pc perderà terreno.

In principio fu Napster. Chi non ricorda la rivoluzione dettata dal primo programma di file sharing e condivisione peer to peer creato nell’estate del 1999 da Shawn Fanning e Sean Parker? Breve ma intensa esperienza (Napster chiuse i battenti infatti nel settembre del 2001, a seguito delle accuse di violazione del copyright), che cambiò le carte in tavola nel panorama musicale alternativo e underground.
Qualche anno dopo, arrivò Myspace. Nome e immagine per il profilo, generi musicali suonati, player musicale con i propri brani, piccola biografia e qualche foto. Il social network lanciato da Tom Anderson nel 2003, diventò un contenitore multimediale di milioni di band nel mondo.
Gli organizzatori di eventi e le agenzie di booking navigavano passando da un profilo all’altro, in cerca dell’artista che faceva proprio al caso loro. Magari per promuoverlo o per qualche concerto o
serata. Una sorta di LinkedIn dei gruppi musicali.
Poi fu la volta di Facebook. L’allievo che supera il maestro, le pagine fan sostituiscono i profili di Myspace. La ciliegina sulla torta arrivò con l’inserimento di plug in e applicazioni per la musica.

E così che la Rete iniziò a diventare il canale preferenziale per gli artisti indipendenti, quelli che partono davvero da zero, spesso talentuosi ma senza una lira in tasca: così lo streaming on line e il free download diventano parole d’ordine dalla portata quasi miracolosa.
Il tempo non ha fatto altro che moltiplicare l’offerta per professionisti della musica e appassionati.
Bandcamp è allo stesso tempo un digital music store e una piattaforma web che permette ad artisti e label di promuovere la propria musica. È forse una delle migliori start up musicali degli ultimi 5 anni. Non è un vero e proprio social network pur avendo funzioni di sharing e, a differenza di questi, è fortemente focalizzato sulla musica: niente blog, niente stream di attività, niente bacheca, niente amici o fan.
SoundCloud invece, è una sorta di juke boxe on line. Permette di pubblicare file audio in modo gratuito. È molto semplice da utilizzare – grazie all’interfaccia intuitiva di cui è dotato – e solleva band e cantanti dall’onere di distribuire cd/usb-drive, o di sprecare le preziose risorse di un webserver. Una volta inserite in Soundcloud, le tracce audio possono essere facilmente integrate nei social network e in qualsiasi sito web, utilizzando il codice HTML di embed che forniscono.

Poi ci sono gli store musicali: iTunes, Spotify, Amazon, Deezer. I costi sono sicuramente più contenuti rispetto all’acquisto tradizionale, ma bisogna metterli in conto.
Un universo infinito di possibilità, che sarebbe difficile raccontare in queste poche battute.

Ma l’ascolto on line non basta, bisogna fare “girare il nome”, prima nella Rete e poi, magari, pure fuori. Rockit è la bibbia dell’indie nostrano sul web. Il suo claim è “Tutta roba italiana”. Interviste, recensioni, news, concerti, forum e blog, tutto rigorosamente alternative-oriented. E ogni mese, una compilation in download gratuito. Qualche giorno fa il sito è andato giù per le troppe richieste di scaricamento della compilation di cover degli 883 – sì, avete capito bene – “Con due deca”.
Più aperto al mainstream è Rockol, ma la sostanza non cambia: video e foto, info sui biglietti dei concerti, classifiche, aggiornamenti e notizie.

A proposito di networking, invece, al di là di post e tweet sui più conosciuti social, la musica inizia a suonare anche su piattaforme create ad hoc. È il caso di JamYourSelf, il primo social network sulla musica indipendente. Dedicato a band e artisti, uffici stampa, etichette discografiche e locali che operano all’interno della discografia emergente, si propone di veicolare in un unico spazio i diversi attori della scena musicale, offrendo così un’esperienza di condivisione immediata e senza confini unica nel suo genere. Jamyourself.com permette anche ai fans di band emergenti di pubblicizzare e diffondere la propria musica a un pubblico online vastissimo e alla continua ricerca di nuove proposte e suoni innovativi.

E così i nodi della Rete accolgono e sapientemente diffondono le note suonate nei circuiti indipendenti. Avrà anche i suoi difetti, ma se mancasse questa possibilità ai giovani artisti, come farebbero a urlare al mondo la loro idea di musica? Come farebbero a chiedere alle persone “Vi piace come suoniamo?”.
Le occasioni per suonare live sono sempre troppo poche a fronte di un pullulare di creatività musicale nostrana. Se per qualcuno restano miraggi lontani o sogni di gioventù le più grandi manifestazioni internazionali, dove a salire sul palco sono i big della scena alternative – Fib (Festival Internazionale di Benicàssim), Coachella, Primavera Sound e Reading, solo per citare i più famosi – c’è chi nel piccolo ci prova a portare on stage i giovani e più o meno conosciuti “indie”.
Rockit, promuove ormai da otto anni il MIAMI, Festival della Musica “Importante” a Milano. Due location, l’Idroscalo e il Circolo Magnolia, ospitano live no-stop dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata: nelle passate edizioni si sono esibiti gruppi come Massimo Volume e Le Luci della Centrale Elettrica, Cani e Verdena, Dente e Brunori S.a.S., Teatro degli Orrori e Bud Spencer Blues Explosion.

A Roma, da tre stagioni, va in scena invece LTFMA – La Tua Fottuta Musica Alternativa, una rassegna di musica indipendente che si tiene una volta al mese, al Circolo degli Artisti. Ogni sera cinque gruppi – sconosciuti al grande pubblico, ma è questo il vanto – si alternano tra palco acustico e palco elettrico, in una vera e propria staffetta musicale. Ad organizzare i concerti, il Polimorfo, una “crew indipendente” che organizza live, gira video, promuove artisti. Da una costola del Polimorfo, è nata di recente anche un’etichetta discografica, Bomba Dischi, il suo logo è un ananas. Il primo album prodotto s’intitola Tik Tok (Here it Comes), a suonare i Boxerin Club, giovani, carini e molto bravi. Piccoli indipendenti crescono, anche fuori dalla Rete.

Annalaura Ruffolo