Sul Web si consuma la Snack Culture

snacksMicroblog, feed rss, recaps su Youtube: i vari campi dell’industria culturale registrano la tendenza a fruire libri, film, musica, video come “snack”. Il consumo di questi prodotti è veloce e immediato: un minuto, un tweet, un click bastano per soddisfare la “fame di contenuto” e il Web si trasforma in un perfetto “distributore automatico”.
La dieta mediale è caratterizzata da un’offerta culturale sempre più ricca con lo scopo di rispondere in modo differenziato ai bisogni di un pubblico eterogeneo. Questo tipo di approccio ai contenuti sembra essere dettato da un atteggiamento compulsivo, frammentario, ben lontano dall’idea di linearità e sembra essere una pura espressione della frenesia della vita quotidiana. Il poco tempo libero a disposizione ci costringe a ritagliare tanti piccoli spazi da impiegare con attività diverse: il risultato è un patchwork di contenuti di varia natura, testuale e multimediale.

Elogio del frammento o della sintesi? L’era digitale ci porta a riflettere sul confine sottile tra overload informativo e vero e proprio caos. Nasce quindi l’esigenza di semplificare, ridurre, condensare. In questa operazione sono coinvolti tutti i comparti dell’industria culturale: cinema, tv, letteratura, arte. Nascono piattaforme web che presentano corti o short format come Qoob, Fox, Current; su YouTube sono presenti tantissimi mini-video espressione di vere e proprie sperimentazioni digitali; in Rete è caccia aperta ai recaps, riassunti in due minuti di note serie tv. Sempre all’insegna dello short format nascono vere e proprie rassegne cinematografiche che premiano la brevità: Videominuto è un festival internazionale di contenuti audiovisivi della durata massima di 60″, un’operazione artistica che richiede molto lavoro, abilità tecnica e un’ottima capacità di cogliere l’essenza delle cose. Inoltre il “videominuto” è un formato multipiattaforma, come affermano gli ideatori dell’iniziativa: adatto per lo streaming sul Web, come intermezzo nei palinsesti televisivi e nelle programmazioni dei canali digitali-satellitari.

Ma non sono solo i contenuti video a subire questa compressione. Il successo di Twitter, la piattaforma di microblog più usata del momento, è un’ulteriore prova di questa tendenza. 140 caratteri bastano per essere informati nell’epoca della snack culture, se pensiamo ad una dieta informativa che miscela personalizzazione ad approfondimento, superficie e profondità. A inizio gennaio Twitter ha dato il via alla seconda edizione degli Shorty awards, premio per i migliori produttori di tweets. Gli iscritti al noto sito di microblogging sono stati chiamati a raccolta per designare i migliori utenti suddivisi in 27 categorie: dal giornalismo al design, dal business al non profit, passando per le istituzioni e le celebrità più attive della piattaforma. Oltre al favore del popolo di Twitter i candidati al premio dovranno aggiudicarsi i voti di una vera e propria giuria. La “Real Time Academy of Short Form Arts & Sciences” annovera personaggi di spicco tra cui Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Frank Moss, direttore del MIT Media Lab, David Pogue, Columnist del New York Times ecc. L’oscar dello Short Message verrà assegnato a New York il prossimo 3 marzo.

Comunicare in breve, è l’imperativo della snack culture. Contenuti ad alta digeribilità: veloci, efficaci, alternativi. Da consumare in un “solo boccone”.