E-democracy, la Rete promuove modelli di democrazia partecipata

edemIl concetto di democrazia partecipata sottolinea l’importanza dell’impegno attivo di tutti i cittadini alla vita politica di un Paese. Un tema divenuto molto caldo soprattutto negli anni ’60 e che, in tempi più recenti, ha ricevuto una notevole spinta dalla diffusione di Internet e dalla nascita dei primi progetti di e-democracy.

La crescita e lo sviluppo del Web come strumento quotidiano per la comunicazione, la ricerca e lo scambio di informazioni, ha fornito un contributo importante al rafforzamento dei modelli partecipativi, aumentando, almeno potenzialmente, l’opportunità per i cittadini di interagire ed esprimere punti di vista e idee che gli organismi di potere, in nome dell’interesse comune, hanno il compito di raccogliere e tradurre in fatti.

Sin dall’inizio degli anni ‘90 sono stati portati avanti interessanti esperimenti online che hanno riguardato sia la pubblica amministrazione, con l’obiettivo di rendere più trasparente e attivo il rapporto con il cittadino, sia progetti spontanei, nati grazie all’impulso dato da blog e social network alla formazione di discussioni in Rete.

Il percorso verso la realizzazione di una “democrazia partecipata” è ancora costellato da “cantieri” anche se non mancano casi d’eccellenza in Europa e nel mondo. Basti citare Epractice, il portale per le comunità professionali creato dalla Commissione Europea e VoicE, progetto europeo per raccogliere le opinioni dei cittadini dell’Unione in merito ad alcuni temi di interesse comunitario. Stati Uniti e Brasile, invece, sono due tra i paesi più all’avanguardia per quanto riguarda il sistema di votazione online, sperimentate (in USA già dal 1999) per aumentare la partecipazione civica soprattutto tra i giovani.

Anche in Italia, tuttavia, si registrano alcuni casi di successo. Ad oggi sono più di 50 i progetti già avviati dalle pubbliche amministrazioni italiane per avvicinare i cittadini e offrire loro nuovi strumenti di partecipazione.

Tra i primi, pionieristici tentativi, va ricordato il caso di Iperbole, una fra le prime Reti Civiche promosse da una pubblica amministrazione in Europa e nata a Bologna nel 1995. Finalizzata alla diffusione e all’utilizzo delle nuove tecnologie al servizio dei cittadini, è divenuta negli anni uno strumento importante di discussione e valorizzazione del territorio locale.

Più recente, invece, è il progetto Partecipa.net avviato nell’autunno del 2005 dall’amministrazione dell’ Emilia-Romagna per favorire il dialogo tra cittadini e politica. Attraverso il portale Io Partecipo si possono ottenere informazioni e risposte tramite newsletter e forum, dare pareri sui servizi offerti dalla pubblica amministrazione e condividere notizie e segnalazioni. Visti i risultati positivi, l’iniziativa è stata estesa ad altri comuni attraverso lo sviluppo e la diffusione di un pacchetto open source della piattaforma tecnologica utilizzata (Kit dell’e-democracy).

Nel 2007 la Regione Toscana, unico caso in Italia, ha approvato una legge che riconosce e garantisce a tutti il diritto alla partecipazione e ha attivato sul proprio sito internet una lista di servizi e attività dedicata ai residenti nel territorio toscano.

Al di là dei progetti sviluppati dalla PA, non vanno dimenticate anche le iniziative spontanee nate sul web grazie all’impegno dei blogger o alla diffusione di social network tematici. Il miglior caso italiano è quello di BlogGoverno, uno spazio di discussione e dibattito creato per aumentare la consapevolezza politica e realizzare un “controllo” sull’agenda del Governo Italiano. Mynetgov, invece è una piattaforma social sviluppata in Portogallo che coltiva l’ambizioso obiettivo di realizzare una vera forma di democrazia partecipata e globale, capace di influenzare le decisioni prese dai vari governi nazionali. Nel Forum (sviluppato in 8 lingue: inglese, spagnolo, francese, portoghese, italiano, tedesco, arabo e cinese) vengono discussi, per esempio, temi di interesse mondiale quali i cambiamenti climatici, il debito dei paesi in via di sviluppo o il futuro dell’Amazzonia.

Stefano