L’Italia alla prova dell’Agenda digitale

ADI - Agenda Digitale ItalianaObiettivi di medio e lungo periodo da raggiungere entro il 2020, sei gruppi di lavoro e una cabina di regia nazionale, 101 azioni che potrebbero portare a un risparmio economico tra i 4 e i 13 milioni di euro e a un aumento del Pil stimato tra il 4 e il 5%. In una parola? AdiAgenda digitale italiana, la strategia del Governo Monti per dare sostanza anche nel nostro Paese al progetto della Commissione europea, “Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. Il primo atto concreto arriverà entro la fine di giugno, data per la quale è atteso il decreto DigItalia, frutto del lavoro della Cabina di regia interministeriale formata da esperti e tecnici del Ministero dello sviluppo economico, Ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Ministero per la coesione territoriale, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e Ministero dell’economia e delle finanze, oltre al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Nata il 1° marzo, la Cabina di regia interministeriale ha avviato sei gruppi di lavoro tematici – Competenze Digitali, eCommerce, eGovernment e Open Data, Infrastrutture e Sicurezza, Ricerca e Innovazione, Smart Cities & Communities – chiamati a confrontarsi sulle principali motivazioni che frenano e rallentano lo sviluppo della cosiddetta network society. A loro è stato affidato il delicato compito di individuare priorità e modalità di intervento, ossia le strategie capaci di creare sviluppo e crescita grazie all’economia digitale. Se l’analisi di contesto era già stata compiuta a livello europeo, dove erano state censite criticità multidimensionali, le idee non potevano emergere nel chiuso dei tavoli di lavoro. In particolare, se al centro del dibattito vi è il digitale nell’epoca delle reti sociali. Parte da qui l’idea di coinvolgere gli utenti delle Rete attraverso una piattaforma di collaborazione online. Si tratta di Ideario, il progetto lanciato a fine aprile dal Miur e chiuso lo scorso 24 maggio.

Il successo dell’iniziativa è testimoniato dai numeri: 343 idee, 11mila voti e 2mila commenti. A raccogliere il 60% delle proposte sono stati i gruppi Competenze digitali e eGovernment e Open Data, dove a tenere banco è la certificazione dei profili professionali, l’accesso alla banda larga come diritto universale, la semplificazione dei processi di autenticazione, l’obbligo per gli enti locali di pubblicare online i propri bilanci. Eppure lo spunto più interessante arriva dall’ultima area, quella dedicata alle Smart cities & communites. Si tratta del progetto Green Geek School Education (acronimo GSE), dove democrazia e cittadinanza fanno rima con l’educazione degli “smart citizen”. GSE si ispira alle teorie di Palfrey e Gasser, autori del libro “Nati con la Rete” (2009): “Internet offre ai giovani un nuovo modo di impegnarsi nelle questioni pubbliche che unisce la politica con la cultura, il senso civico, e la tecnologia. Inoltre dà modo alla creatività̀ dei nativi digitali di influenzare la politica”.

Come fare? Attraverso un progetto educativo rivolto agli studenti delle scuole medie superiori, nel quale far conoscere e sperimentare pratiche di cittadinanza digitale per renderli attori formati e consapevoli, capaci di fare la loro parte nella costruzione del bene comune. GSE è stato sperimentato con successo in 5 scuole della provincia di Varese, dove nel corso di incontri frontali multidisciplinari sono state affrontate diverse tematiche: storia, funzionamento e strutturazione d’Internet, teoria dei cicli economici, le prospettive future della rete a livello globale, locale e iper locale, prospettive economiche dell’IT italiano, startup, net neutrality, digital divide, città intelligenti e politiche pubbliche wiki. Solo così si potrà fare in modo che quei futuri cittadini che oggi hanno 8, 10, 13, 15 anni, che sono always on, sempre connessi alla Rete, riescano a sperimentare a scuola pratiche di cittadinanza digitale e a tornare a casa, stimolando i loro fratelli, genitori e nonni a prendere la parola e a partecipare a questa nuova Italia digitale.

Nell’Italia della crisi, bisognerebbe cogliere il senso positivo di questo termine. La possibilità di discernere, giudicare, valutare. Perché la crisi possa trasformarsi in un’occasione di miglioramento, riscoperta, rinascita.

Stella