I manager italiani non credono al Web 2.0

Web 2.0Secondo l’ultima ricerca di Cohn & Wolfe, realizzata con il supporto tecnico di Lightspeed Research, gli utenti italiani vorrebbero una presenza di maggior qualità delle aziende nel luoghi del Web 2.0. Lo studio, condotto su oltre 200 consumatori online tra i 18 e i 54 anni, rivela come per l’83% degli internauti i marchi dovrebbero sviluppare nuove modalità di interazione con i propri clienti. Quasi l’80% degli intervistati ritiene opportuna una presenza attiva e coinvolgente nei social media, sottolineando come non basti essere presenti, aprire profili e occupare un territorio virtuale. Ciò che serve è interazione e coinvolgimento, in una parola, “prossimità”.


“Non è certo una sorpresa – ha commentato Chad Latz, presidente Global digital practice di Cohn & Wolfe – che gli italiani siano significativamente avanzati nella loro partecipazione ai social media e abbiano aspettative su come i marchi dovrebbero interagire su questi importanti canali di comunicazione. Negli Stati Uniti vediamo una ben più ampia adozione dei canali di social media da parte delle aziende, ma esse ancora necessitano di consigli appropriati per mantenere allineate le loro intenzioni ai bisogni delle comunità di consumatori. Esiste ancora un ponte da attraversare per comprendere come il vero brand engagement non derivi da “trovate digitali” o dalla ripubblicazione di comunicati stampa su Facebook, ma piuttosto da una vera partecipazione stimolata dalla comunità che modella il marchio e forma il valore che le aziende possono portare ai consumatori. Questa ricerca rivela importanti verità su come i consumatori siano disposti e talvolta desiderino interagire con i marchi, purché le aziende considerino i loro interessi”.

L’indicazione che emerge dalla ricerca è forte e chiara, eppure esiste un sorprendente risvolto della medaglia. Su 80 manager di marketing e di comunicazione di aziende operanti in Italia intervistati, infatti, oltre il 30% ha dichiarato di non avere in previsione programmi di comunicazione che includano il Social Web. La motivazione? Molto scetticismo nei confronti della Rete e forti dubbi sulla capacità del networking di portare benefici tangibili, ossia monetari, alle proprie aziende.

Sul Web la modalità di comunicazione prevalente rimane dunque il sito aziendale, seguito da Facebook (44%), YouTube (44%) e Twitter (28,4%), mentre il mobile si ferma al 17% e Flickr al 16%. Le iniziative sul Web assorbono comunque meno del 25% degli investimenti in marketing e comunicazione nel 77% dei casi presi in esame, un dato davvero sorprendente se si considera l’interesse per la Rete espresso dai consumatori.

Questa differenza tra manager e utenti si spiega analizzando le diverse aspettative riguardo le potenzialità del Web 2.0. Mentre questi ultimi vedono la presenza delle imprese nei social media come un’opportunità per coinvolgere le loro community e dar vita ad azioni socialmente responsabili, i primi  si aspettano principalmente di migliorare la propria brand awareness (81%) e difendere/migliorare la propria corporate reputation (76%).

Insomma, scopi e aspettative sono ancora ben diversi, ma le azienda faranno bene a rivalutare la propria strategia di comunicazione in Rete se non vogliono deludere i propri consumatori e creare una distanza emotiva difficilmente colmabile tramite i media tradizionali.

Luana