Il knowledge management viaggia su Intranet

La conoscenza interna ad aziende è generalmente diffusa sotto forma di conoscenza esplicita e conoscenza tacita.

Per conoscenza esplicita si intende tutto ciò che è riconosciuto nell’ambito dell’organizzazione: manuali, procedure, sistema professionale e tutto ciò che può essere identificato, strutturato e gestito attraverso un sistema di knowledge management.
La conoscenza tacita, invece, consiste in tutto ciò che non è strutturato e formalizzato, ma che riguarda il funzionamento dell’organizzazione di fatto: è l’insieme di valori, prassi, dettagli su progetti, processi, mercati, che si ha più difficoltà a strutturare e formalizzare, a volte anche a individuare in modo puntuale.

Spesso nelle aziende nascono e prolificano siti di condivisione contatti, documenti e notizie, richiesti da singole divisioni o gruppi di lavoro, ma se rimangono separati tra loro, non accessibili da un unico punto o non inseriti in una logica strutturata di knowledge managemet, riducono le loro potenzialità e l’efficacia per l’intera organizzazione.

Altre volte gli strumenti ci sono, comunicano tra di loro, ma non vengono utilizzati dai dipendenti perché associati all’idea di un raddoppio del lavoro o a una perdita di tempo rispetto ad attività prioritarie da gestire off-line, su carta, o su scambio di mail.

Per promuovere al meglio la conoscenza esplicita e fare emergere quella tacita, il modello più diffuso individua quattro dimensioni chiave su cui agire. Ne consegue che per ottenere risultati significativi nella condivisione di esperienze e nella creazione di valore attraverso la conoscenza (Carlo Sorge le descrive in  Gestire la conoscenza – Sperling e Kupfer Editori). Sono le cosiddette quattro “C” del knowledge management:

• canali e tecnologie, con la progettazione delle piattaforme tecnologiche
• competenze, con la definizione di sistemi professionali integrati
• comunità, con la identificazione e l’attivazione di spazi di community
• cooperazione, con la progettazione di strutture e ruoli per la diffusione del Knowledge Management.

Nei progetti sperimentati negli ultimi anni all’interno delle grandi aziende, ha generalmente prevalso una dimensione prettamente informatica. Questa deriva tecnologica ha dato risultati spesso molto diversi dalle attese, spostando l’attenzione sulle piattaforme e trascurando l’ideazione di modelli e strategie per attivare e stimolare i processi di gestione del know-how interno. Il bisogno avvertito oggi in molte organizzazioni non riguarda solo e non tanto la disponibilità di strumenti di ‘information retrieval’ (trad: recupero di informazioni), quanto la strutturazione dei processi di gestione della conoscenza. Questo per passare dalla prima alla quarta C del modello e garantire il raggiungimento di una condivisione e di uno scambio proficui, senza l’idea di perdere tempo o di ‘regalare’ conoscenza ai colleghi.

Elena Dalla Massara

Analista e digital strategist specializzata in cultura, comunicazione istituzionale e intercultura. Laureata in Filosofia teoretica, come giornalista pubblicista ha realizzato alcune inchieste in Albania, Afghanistan, Tajikistan, Sudan e Mongolia. In Cultur-e dal 2001, oggi coordina il team interno di Social Intelligence e realizza web reputation analysis e strategie di intervento per enti, imprese e top manager. Lingue: italiano, inglese e francese.

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