Le startup digitali: tra passato e presente

web startupUn tema su cui si dibatte molto negli ultimi mesi è quello relativo alle startup digitali, perché visto come una delle poche opportunità di lavoro su cui poter investire in tempi di crisi.
Start-up è un termine inglese che identifica la fase iniziale di attività di una nuova impresa;  in generale una società appena costituita, presenta un alto rischio di fallimento ma anche un’alta prospettiva di guadagno, perché, in caso di successo, utilizzando una limitata quantità di capitale, risorse umane e spazi fisici, il recupero dei costi di avvio può essere riassorbito in brevissimo tempo.

Nel caso delle startup digitali, ovvero delle imprese del web, il loro business è basato sull’attività svolta in rete, di conseguenza i costi da affrontare nella fase iniziale sono ridotti, quasi pari a zero.

Anche per questo motivo, il web prolifera di siti interessanti, a volte geniali, spesso avviati da giovani e giovanissimi animati dalla sola passione per Internet. Molti di questi hanno poi avuto la fortuna di incontrare l’interesse di investitori che, una volta acquisito il progetto, ne hanno elevato le potenzialità per trasformarli in portali apprezzati, seguitissimi e soprattutto con fatturati importanti.

Ma il fenomeno delle startup digitali, nate con poco e divenute web-imprese di successo non è recente: la prima ondata si è avuta alla fine degli anni novanta con la New Economy, tante imprese sono fallite, tante altre tutt’ora cavalcano il successo e si sono addirittura quotate in borsa (es. Yoox.com).

Ora stiamo vivendo una nuova ondata, diversa dal passato perché diverse le dinamiche storiche ed economiche. Nel corso degli ultimi anni sono nate realtà che, con diversi obiettivi, ricercano progetti e idee innovative: Bollenti Spiriti della Regione Puglia, Wind Business Factor, Innovaction Lab, IntesaSanpaolo Startup Initiative, sono alcune tra le tante iniziative che finanziano, premiano o mettono in contatto investitori e startupper. Ma non basta, perché ci si è resi conto che le nuove imprese del web sono, oggi, il vero motore dell’occupazione.

Come ben sappiamo, la crisi che da anni continua a tormentare l’Europa e il nostro paese ha fatto emergere l’esigenza di trovare una nuova strategia politica a sostegno dell’occupazione e della produttività e nell’ambito di questa strategia è stata definita l’Agenda Digitale europea che invita a sfruttare il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per favorire innovazione, progresso e crescita economica. Nel recepire le linee d’azione della nuova direttiva europea, il Governo italiano ha varato un Testo Unico sui “servizi elettronici e digitali” che interviene a regolamentare il settore dagli incentivi pubblici all’agevolazione dello sviluppo delle infrastrutture, fino al sostegno delle startup innovative. Questo permetterà a giovani imprenditori e piccole società di indirizzarsi anche verso finanziamenti diversi dal venture capital.

Oppure, in alternativa agli incentivi statali o privati, si può sempre scegliere di farsi aiutare da Eppela.

Ma cos’è Eppela? È essa stessa una startup, nata nel maggio 2011, che si presenta come piattaforma di crowdfunding, ovvero come sistema di finanziamento dal basso, che sostiene quei progetti che non riescono a farsi finanziare né dal settore pubblico né dal privato.  Eppela è uno dei primi sistemi di crowdfunding italiano, nato su ispirazione dell’americano Kickstarter, che prova a creare un sistema alternativo e collaborativo, dove chiunque può presentare il proprio progetto e nel suo piccolo proporsi  come investitore.
Eppela è in sostanza, una startup che cerca di aiutare altre startup a uscire dall’anonimato e a mettersi in gioco sul serio.

Insomma, anche gli italiani, grazie alla loro creatività e capacità, possono sfruttare il web come volano per far ripartire l’economia. C’è che ci crede di più, chi meno, ma se volessimo provare a farci convincere potremmo farlo ascoltando i cinque motivi che animano Marco Montemagno (imprenditore co-fondatore di Blogosfere).

Per tutto il resto, non ci resta che aspettare e sperare che il web possa davvero costituire il mezzo da cui ripartire.

Serena Prudenzano