Siti più usabili con la classificazione a faccette

Quando progettiamo un sito web, una intranet aziendale o un sistema di knowledge management, utilizziamo – a volte senza neanche esserne consapevoli – i principi della classificazione, così come farebbe un bibliotecario di fronte a una raccolta di libri. Ci troviamo infatti a dover organizzare una grande quantità di informazioni (testi, immagini, audio, filmati, etc.), con lo scopo principale di consentirne un facile recupero. Nella maggioranza dei casi, la soluzione più efficace è quella di ricorrere al buon vecchio metodo della catalogazione.

In Rete i siti sono organizzati in base a due principi di classificazione:

  • gerarchica (ad albero)
  • multidimensionale (a faccette)

La struttura gerarchica ad albero (non a caso si parla di “alberatura” del sito) è senza dubbio quella più diffusa nel Web: essa si basa su un sistema che si dipana dalla homepage in sezioni e sotto-sezioni, come in un gioco di scatole cinesi.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di struttura? Si tratta di un sistema lineare e semplice da gestire, ma, proprio come accade nelle più tradizionali classificazioni bibliotecarie (Dewey o CDU) ogni argomento viene inserito in un’unica sezione con il rischio che l’utente non trovi l’informazione di cui ha bisogno, perché la cerca nell’area sbagliata (ad esempio potrebbe cercare il video dell’ultimo meeting aziendale nella sezione “Chi siamo” e non nella pagina “Eventi”). Se poi il sito è particolarmente ricco di contenuti e caratterizzato da tanti argomenti, il pericolo che una pagina rimanga nascosta è ancora più alto.

La struttura multidimensionale è differente da quella ad albero perchè offre un percorso diverso per trovare le informazioni, classificando i dati con un valore descrittivo dell’informazione. Essa nasce dalla Colon Classification, un tipo di classificazione bibliotecaria ideata nella prima metà del secolo scorso dal bibliotecario indiano S.R. Ranganathan.

La Colon si basa sull’idea che ogni libro (ma in realtà ogni fenomeno) possa essere scomposto e descritto in base alle proprietà intrinseche all’oggetto stesso, dette faccette, che Ranganathan sintetizzò in cinque elementi:

  1. entità – l’oggetto centrale di un discorso
  2. materia – i componenti e le proprietà dell’oggetto
  3. energia – le caratteristiche dinamiche dei processi che lo interessano
  4. spazio – i suoi elementi geografici o in genere spaziali
  5. tempo – le sue fasi cronologiche

La realtà viene così scomposta e inquadrata da più punti di vista, nonostante l’oggetto/obiettivo finale della ricerca resti sempre uguale. Questo tipo di classificazione ribalta una logica di tipo antropocentrico, tipicamente occidentale, nella quale l’oggetto viene classificato attraverso il giudizio esterno, dunque soggettivo. Con la Colon, l’oggetto viene invece analizzato e classificato attraverso le sue proprietà intrinseche, meno influenzabili dal giudizio soggettivo.

Nei sistemi “ad albero” (struttura gerarchica) ogni elemento è inserito all’interno di un’unica categoria. Nella classificazione tradizionale gli elementi hanno una collocazione corretta e univoca in uno schema ampio e gerarchicamente profondo, che può essere reso attraverso un percorso a gradini dalla categoria “padre” alla categoria “figlio”.

 

In un sistema di classificazione multidimensionale, invece, ai singoli elementi viene associata una serie di caratteristiche che lo identificano da vari punti di vista. Sarà poi la selezione di alcune di queste caratteristiche a restituire all’utente l’elemento o il gruppo di elementi (classe) ricercato. In questo modo non è tramite un percorso definito che si arriva al singolo oggetto, ma grazie a diverse possibili interrogazioni, che rispecchiano differenti punti di vista.

 

La classificazione di Ranganathan, considerata unanimemente rivoluzionaria, in realtà ha avuto scarsa applicazione in campo bibliotecario perché troppo complessa da attuare in biblioteche a scaffale aperto. Ma il tempo gli ha reso giustizia attraverso l’ipertesto, e nel Web la classificazione a faccette ha trovato la sua dimensione ideale, diffondendosi soprattutto nei siti che gestiscono grandi moli di informazione e in quelli di commercio elettronico.

La logica multidimensionale ha trovato larga diffusione soprattutto nei siti di e-commerce perché ideale nella trattazione del prodotto mediante più punti di vista o esigenze. In siti come Yoox o Expedia il prodotto appartiene a diverse categorie contemporaneamente.

Prendiamo ad esempio in Yoox.com il prodotto “abito bianco dello stilista XYZ, taglia M”. In base a queste caratteristiche il prodotto si troverà nell’insieme “abiti femminili”, sottoinsieme “primavera-estate”. Farà contemporaneamente parte dell’insieme “vestiti bianchi” e di quello “abiti bianchi dello stilista XYZ”. Infine tornerà in uno degli insiemi che raggruppa i prodotti per fasce di prezzo, nella categoria “Ultimi arrivi” e così via.

Lo stesso prodotto è quindi presente in più pagine, in base a caratteristiche che rappresentano ciascuna una “faccia” di quel capo d’abbigliamento, pur senza essere stato moltiplicato tante volte quante può comparire (è stato cioè inserito nel DB di quel sito una sola volta)

Sul Web è possibile trovare altri esempi di implementazione di schemi a faccette, con una varietà stimolante di interfacce proposte. Fra questi Epicurios.com, che utilizza la faccettazione per classificare le ricette gastronomiche, Wine.com, l’esempio sempre citato nella letteratura sull’argomento, e New York City Search, una guida di New York che usa questo tipo di classificazione per aiutare la ricerca in alcune sue categorie (ristoranti, eventi, …).

Sarebbe interessante analizzare ognuno di questi siti per evidenziarne le peculiarità, i pregi e gli eventuali difetti. Più in generale ci si può rifare agli studi condotti da Giovanni Maria Sacco sull’efficacia della logica multidimensionale applicata al Web per affermare che le applicazioni basate su sistemi di classificazione a faccette hanno dimostrato di essere molto più veloci da consultare rispetto a quelle tradizionali e di garantire maggiori percentuali di successo (cfr. G.M. Sacco, Some Research Results in Dynamic Taxonomy and Faceted Search Systems, 2006).

Utilizzare anche sul Web le classificazioni bibliografiche potrebbe quindi essere la soluzione ideale per progettare siti con grandi quantità di dati. Molti studiosi di biblioteconomia hanno in effetti sottolineato come questa sia la strada più corretta da seguire: del resto, se questa disciplina ha studiato per secoli i problemi legati all’organizzazione delle conoscenze e ha sviluppato sistemi di classificazione rodati e impiegati in tutto il mondo, perché non utilizzarli anche per il Web, invece di far finta che non esistano e ripartire da zero?

Sarebbe dunque auspicabile che progettisti e content manager maturassero la consapevolezza di quanto sia importante, necessaria e delicata la fase di classificazione; e che una metodologia “più avanzata” e di derivazione biblioteconomia, come quella della classificazione a faccette, venisse utilizzata per la progettazione di sistemi di navigazione migliori.

Elena Dalla Massara

Analista e digital strategist specializzata in cultura, comunicazione istituzionale e intercultura. Laureata in Filosofia teoretica, come giornalista pubblicista ha realizzato alcune inchieste in Albania, Afghanistan, Tajikistan, Sudan e Mongolia. In Cultur-e dal 2001, oggi coordina il team interno di Social Intelligence e realizza web reputation analysis e strategie di intervento per enti, imprese e top manager. Lingue: italiano, inglese e francese.

One Comment

  1. L’approccio di classificazione multidimensionale “a faccette” diventa particolarmente rilevante nei social media dove non solo i contenuti ma anche la loro organizzazione proviene dall’attività degli utenti. In questo caso la classificazione propone diversi “punti di vista” di navigazione che rilfettono di fatto i punti di vista precedentemente espressi dagli utenti. Un esempio semplice che mi viene in mente è http://www.qype.com, sito di recensioni dove gli utenti possono assegnare liberamente un locale o un’attività che recensiscono a più categorie/sottocategorie permettendo così ad altri utenti, che hanno un approccio simile di ricerca, di trovare quello che cercano.

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