Stampa e web tra guerra, pace e cartelli per l’ADV

La transizione è in corso. Difficile, quindi, offrire una fotografia nitida ed esaustiva della migrazione on line di cui è protagonista la carta stampata. Tanto più oggi, che il fenomeno segna un’improvvisa accelerazione e si manifesta attraverso modalità di vario genere, a volte di segno opposto. Come i giornali che scelgono di abbandonare per sempre le rotative. La chiusura di riviste nate sulla Rete. O la continua nascita di testate internet locali, legate al territorio sia nei contenuti delle news, sia nei mezzi di sostentamento: la pubblicità. In nome di questa, giornali e web, si combattono, fanno pace e anche ‘cartello’, suscitando l’attenzione delle Autorità antitrust.

Strategie e alleanze

È negli Usa che si gioca, tra old e new media, la partita più grossa per la sopravvivenza. Qui non ci sono sovvenzioni pubbliche per la stampa e la crisi economica si manifesta anche nella riduzione degli investimenti pubblicitari. Mentre i guru di internet e qualche magnate prevedono la fine dell’inchiostro su carta. Ad esempio Steve Ballmer, CEO di Microsoft, il quale ha detto al Washington Post che la stampa morirà entro dieci anni. Più cauto, per ovvi motivi, inflatable for sale Rupert Murdoch, che al suo Wall Street Journal – e agli altri giornali – dà ancora vent’anni di vita.
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