La cultura su Facebook

kantAlla voce “Facebook” l’Enciclopedia Treccani online riporta: “Sito web fondato nel febbraio 2004 da Mark Zuckerberg e Dustin Moskowitz. Nato come rete di interrelazione fra studenti universitari statunitensi, F. ha gradualmente esteso la sua utenza all’intera rete telematica ed è divenuto il principale social network  presente in Internet. …”
Secondo i dati dell’osservatorio indipendente Inside Facebook gli utenti italiani nel mese di settembre 2009 erano circa 18 milioni.

Sono tante le interpretazioni che possono spiegare le ragioni di un successo così vasto ed esponenziale; c’è chi parla di emotività come carburante del social network, ovvero del fatto che alla base di questo spontaneo successo ci sia la spinta emozionale alla scoperta (o ri-scoperta) di legami relazionali, c’è chi avanza preoccupanti ipotesi sugli eventuali intenti occulti degli amministratori di questo network.
Massimo Canevacci, professore di Antropologia Culturale presso l’Università La Sapienza di Roma, interrogato sul tema “Facebook: perché piace a tutti” sostiene che uno degli aspetti vincenti di questo social network è l’aver incarnato al meglio le potenzialità del web 2.0, dando vita a una comunicazione orizzontale in cui l’utente partecipa alla fase creativa e organizzativa di Internet.

La forza di questo social network è quindi la creazione di una rete sociale forte, una community di affini, nonostante molti dei rapporti di amicizia siano in realtà molto deboli. Con tutte le dovute riserve, Facebook offre infatti interessanti opportunità d’incontro sia personali che professionali con chi condivide interessi e passioni simili alle proprie.
In particolare tramite la cultura è “sfoggiata” dagli utenti come un elemento che contraddistingue il proprio profilo e che dice qualcosa di sé e l’impressione è quella di una sorprendete e diffusa “sete” di fonti a cui attingere per conoscere e sapere. Nella classifica delle pagine con il maggio numero di fan, accanto a idoli della musica pop come Michael Jackson o a sogni diffusi quali quelli di “Mollare tutto e aprire un bar sulla spiaggia a Bora Bora”, figurano anche le pagine del National Geographic (557.400 fan) o quella dello scrittore Paulo Coelho (547.072 fan)

Emblematico in questa senso è il riscontro suscitato nel network di utenti italiani dalla presenza su Facebook dell’Istituto Treccani; il profilo della Comunità Treccani ha raccolto in poco più di un anno ben 1.540 amici e la pagina dedicata all’Istituto Treccani conta ad oggi 912 fan.
Numeri di tutto rispetto se paragonati a quelli della autorevole Encyclopaedia Britannica, che pur essendo presente in Rete con un sito di consultazione con funzionalità social decisamente interessanti, trova in Facebook “solo” 198 fan.

Provando a fare un giro tra i gruppi presenti nel libro-delle-facce ci si rende conto però che anche se molte pagine di personaggi illustri hanno un numero considerevole di fan (René Descartes, 6.700; Isaac Newton, 5.400; Johannes Kepler, 1.900; Immanuel Kant, 2.500) e altrettanto numerosi sono i gruppi che trattano di arte, scienze, letteratura, spesso le bacheche sono vuote e di arte, scienze, letteratura o filosofia se ne parla solo nel titolo.

Sembrerebbe, in altri termini, che buona parte degli utenti di Facebook sia più interessata ad apparire membro di più gruppi possibili che a parteciparvi con dibattiti e opinioni.
Citando una riflessione di Camillo Sarlo, docente di Estetica dei nuovi media, secondo il quale “Facebook è una comunicazione veloce. È un mezzo per rappresentarci più che per approfondire” si può forse dedurre che l’intento è quello di esserci, più che quello di discutere.

Elena Dalla Massara

Analista e digital strategist specializzata in cultura, comunicazione istituzionale e intercultura. Laureata in Filosofia teoretica, come giornalista pubblicista ha realizzato alcune inchieste in Albania, Afghanistan, Tajikistan, Sudan e Mongolia. In Cultur-e dal 2001, oggi coordina il team interno di Social Intelligence e realizza web reputation analysis e strategie di intervento per enti, imprese e top manager. Lingue: italiano, inglese e francese.