L’utente beta detta l’etica del mutamento

Quando si vara un nuovo progetto (che sia un software, una piattaforma 2.0 o altro) è abitudine comune aggiungere al suo nome quattro letterine: b-e-t-a. Cosa significano è presto detto: equivalgono a dire “cari utenti, guardate che bella novità, vi spiace fare da cavie?”. Il tester non guadagna nulla tranne la soddisfazione di poter dire “io c’ero” in un’epoca in cui il digitale cambia le sorti del mondo.Una definizione più seria la fornisce Wikipedia: La versione beta è una versione di prova di un software non definitivo, già testato dagli esperti, che viene messo a disposizione anche dei meno esperti, confidando proprio nelle loro azioni imprevedibili che potrebbero portare alla luce nuovi bug o incompatibilità del software stesso.

Al momento di mettere on line il progetto Myopencity.it ci siamo interrogati a lungo sull’opportunità di aggiungere la parola Beta accanto al logo del sito. Dopo lunghe riflessioni, abbiamo scelto di ometterlo. In epoca 2.0 la distinzione tra versione beta e versione alfa è ormai obsoleta, risalente all’età in cui i prodotti digitali si trovavano sugli scaffali dei negozi e non sui siti web delle aziende produttrici.

La fase di sperimentazione e valutazione, che è propria della fase Beta, è attualmente e virtualmente infinita. Non si tratta di “filosofia della provvisorietà”, bensì di “etica del mutamento”. Animata dalla consapevolezza che una piattaforma 2.0 non è altro che una forma di argilla nelle mani dell’utente, che la plasmerà e la piegherà alle proprie esigenze, fino ad allontanarla, talvolta, dal progetto originario.

Basta pensare a Myspace: nato per consentire ai giovani americani delle High School di condividere immagini e video, è diventato trampolino di lancio per musicisti esordienti e autoprodotti. Oppure a Facebook, progettato come semplice versione digitale dell’annuario scolastico statunitense e successivamente “esploso” come principale social network del pianeta, fino a subire recentemente un deciso restyling, che ha puntato non solo a una navigazione più snella ma anche a un’ottimizzazione delle pagine in vista di meggiori spazi pubblitari.

Gli utenti stanno già protestando: la loro sconfitta – o la loro vittoria – sarà la cartina di tornasole del percorso evolutivo di queste piattaforme. E dello stesso concetto di beta.

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