Siti fotocopia o nuove frontiere della progettazione web?

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“Come mai la pagina più visitata del mio sito non è la home?”. Una domanda che a prima vista potrebbe suonare come una provocazione: non è possibile, verrebbe da rispondere. Invece può succedere, soprattutto se stiamo parlando di siti di informazione. Vai a capire che tra ricerca organica, SEO e indicizzazione, non è detto che il contenuto di maggior interesse – non per il cliente, ma per l’utente – sia il banner in evidenza sulla home ma il box nella subhome o la scheda nella colonna di destra della pagina di terzo livello.

Probabilmente questa domanda provocatoria se la saranno posta anche alla Reuters, una delle più note agenzie di stampa al mondo, inglese di nascita – è stata fondata nel 1851 dal tedesco Paul Julius Reuter – dal 2007 per metà statunitense, a seguito della fusione con la Thomson Corporation che ha dato vita alla società Thomson Reuters. Dai primi del mese di maggio, infatti, è disponibile un’anteprima del nuovo sito, con tanto di guida interattiva all’organizzazione dei contenuti, al flusso di notizie, agli articoli e agli approfondimenti; è possibile anche dare feedback e suggerimenti sul restyling in corso d’opera.

In sostanza, qual è la grande novità che il team di Thomson Reuters ha introdotto? Prendendo ispirazione dal concetto di feed – e chi meglio di loro, che lavorano con breaking news e take di agenzia – ovvero dal flusso in aggiornamento continuo di notizie, articoli ed immagini, hanno deciso di eliminare la distinzione tra la pagina principale e quelle interne, uniformando  struttura e template: di fatto ogni pagina è  pensata come se fosse l’homepage.

Tutte le pagine, quindi, presentano la medesima ricchezza di contenuti e lo stesso livello di approfondimento. La ragione che ha guidato questa operazione, probabilmente, sta proprio nel fatto che spesso gli internauti arrivano direttamente alla pagina interna, saltando il passaggio per la home. E come ci arrivano a quella pagina? Il più delle volte dai social – Twitter e Facebook, soprattutto – e dagli aggregatori di notizie, senza neanche rendersi conto a quale sito li ha portati quel click in più. Per evitare che così come vi sono giunti se ne possano andare, è bene provare a “trattenere” gli utenti sulla pagina, proponendo “tutto e subito”: varietà ed eterogeneità dei contenuti, immagini e fotonotizie, collegamenti trasversali possibili tra sezioni e pagine diverse.

Un cambiamento radicale, che lo stesso team di lavoro Reuters ha definito riprogettazione piuttosto che restyling, reso possibile dalla stessa natura del www, in continuo e costante evoluzione, dalle peculiarità dell’informazione e dall’implementazione delle piattaforme social nei processi di produzione e diffusione delle notizie. E così, hanno provato a far convergere, di fatto, il tradizionale newsgathering e l’engagement proprio dei social media, coinvolgendo, in tempo reale e con aggiornamenti continui, gli utenti della rete. Daniel Codega, Design Director di Reuters Digital, ha chiamato questa operazione twitterizzazione del sito web. Gli fa eco Alex Leo, Head of Product dell’azienda: ribadisce la necessità di dare il maggior numero di informazioni – chiare, complete e approfondite – a un utente che preferisce scrollare con il mouse una sola pagina piuttosto che cliccare per andare al livello successivo.

 

Questa è la situazione Oltreoceano, in un settore ben specifico, quello dei media online. Un aspetto da non sottovalutare, perché è la natura stessa del contenuto che fa la differenza, oltre che la forza, della rete. È facile pensare a una soluzione del genere per chi ha a che fare con ritmi di aggiornamento che si attestano sull’ordine di grandezza del secondo. Un po’ meno, invece, per chi progetta e gestisce il sito della campagna X o della società che rivende i prodotti Y. Il rischio più grande, in questi casi, è “sfornare” siti fotocopia, apparentemente troppo uguali anche se in fondo la ricchezza dei contenuti non manca.

Certo, per chi lavora di progettazione editoriale, la sfida è aperta. Ma se la domanda in apertura continua ad essere per voi provocatoria, lasciate perdere: non è ancora il momento di voltare pagina, fate parte dei fedelissimi dell’alberatura dei contenuti e della navigazione a più livelli.

Annalaura Ruffolo