“Dentro e Fuori”, la voce in Rete di chi non può uscire

Puoi essere stato accusato di sette omicidi, aver fatto una settantina di rapine, quattro sequestri di persona e vari tentativi di evasione. Ma da dietro le fredde sbarre di una prigione è sempre un sentimento duro e puro quello che ti fa bruciare l’animo e ti accomuna a migliaia di disgraziati: è l’ansia di essere amati da qualcuno.

Sarà per questo che persino il più celebre malvivente italiano degli anni ’70 – tal Vallanzasca Renato, nato a Milano nel lontano maggio del 1950, dietro le sbarre da 38 anni per scontare una condanna a quattro ergastoli e 260 anni – ha sentito l’impulso di abbracciare la tecnologia del terzo millennio per raccontare le sue verità. E sentirsi meno solo.

Oltre al blog di Vallanzasca, nato qualche mese fa per interposta persona (dato che i detenuti non possono connettersi alla Rete), sono numerosi in Italia i siti web che raccontano le storie di chi è detenuto. Per motivi di sicurezza, internet è tuttora interdetto nelle carceri italiane. La ragione di questa limitazione è che, a differenza della posta ordinaria, la Rete non permette all’amministrazione carceraria di operare un controllo sui contenuti dei messaggi in ingresso e in uscita. 

Scrive Lorenzo, lapidario: “Quando oltrepassi il primo cancello, manette ai polsi, e lo senti richiudere alle tue spalle, provi un senso di oppressione e una grande angoscia. Per lungo tempo quel cancello ti separerà dal tuo mondo, dalle persone che ami. […] La libertà, ragazzi, la libertà di scendere le scale di casa e decidere se andare a destra o a sinistra. La libertà di vedere chi vuoi quando vuoi, e non per forza chi come te è costretto in una sezione. La libertà decisionale. Qui tutto è deciso da altri”.

Dal 2005, la redazione della rivista tematica torinese ‘Il Contesto’ ha portato avanti un progetto sperimentale che permette ai detenuti della Sezione Prometeo del carcere delle Vallette di dialogare attivamente con i visitatori del sito internet. Il progetto si è concretizzato nel blog ‘Dentro e Fuori’, esperimento unico nel suo genere, che consente a chi si trova in prigione di raccontare esperienze di vita.

“Se tutto va bene – scrive Giancarlo in un post – è l’ultima volta che scrivo da dietro le sbarre”. Poi c’è Dobermann, alias Roberto, che pubblica in 37 puntate il suo ‘romanzo criminale’. E Daniele, che racconta di come in cella abbia scoperto il buddismo. Un campionario di ‘lettere dal carcere’ scritte e pubblicate in Rete dai 22 detenuti della Prometeo.

Il sistema adottato da ‘Dentro e Fuori’ è semplice: ogni settimana, i giornalisti de ‘Il Contesto’ si recano personalmente in sezione per consegnare (stampati su carta) i messaggi lasciati dai visitatori, e per ritirare le note scritte dai detenuti. Questi testi, che possono essere controllati dall’amministrazione carceraria secondo le norme in vigore, vengono copiati e pubblicati sul sito. In questo modo, è possibile portare internet dove internet non può entrare.

‘Dentro e Fuori’ è la prima iniziativa del genere in Italia. “C’è un progetto simile solo in un penitenziario americano – spiega uno dei redattori -. Abbiamo decine di migliaia di contatti e più di 500 utenti che commentano regolarmente”.

Visto il successo dell’iniziativa, dallo scorso mese di marzo ‘Dentro e Fuori’ ha deciso di rilanciare, dando spazio anche alle detenute-scrittrici. La scelta di aprire una finestra-blog parallela, redatta dalle donne del braccio femminile, è stata presa di comune accordo con la direzione carceraria. “Ci si era accorti – spiegano i promotori – che la maggior parte dei visitatori del sito che commentano e mandano messaggi ai detenuti sono donne. Questa asimmetria è stata ora corretta per consentire un dialogo diretto su tematiche comuni. Pensiamo a problemi come quello della genitorialità, alle ragazze con uno o più figli a cui badare…”.

Le autrici per ora sono solo cinque: ma le loro storie al femminile portano con sé un sapore di sofferenza ancora più toccante. Basta leggere i titoli dei post: Quando ero bambina, Piccola storia di un amore e della mia famiglia, Preferisco che mi scrivano, A chi mi scrive, La prima sfortuna.

Un dialogo fattivo, inaspettato, necessario. Che recentemente ha ricevuto una nota di elogio del ministero della Giustizia per l’innovatività e il successo dell’iniziativa.

Alessandro