Blogger anonimo? Non è un diritto

NewScotlandYardSentenza storica in Inghilterra: chi ha un blog non gode del diritto di mantenere anonima la propria identità. Il caso del misterioso detective “NightJack”

Dopo questa sentenza, in giro per la Rete ci saranno molti meno NightJack. L’Alta Corte di Londra ha stabilito che un blogger non gode del diritto di mantenere anonima la propria identità. Di recente si è espressa sul caso NightJack, ovvero il 45enne detective inglese Richard Horton che, fino a qualche mese fa, ha raccontato nel suo blog – da insider di primo piano – esperienze, casi scomodi, avventure e riflessioni relative al proprio lavoro quotidiano di poliziotto.

Uno spazio in Rete che, in pochissimo tempo, ha raccolto un gran numero di contatti, fino a raggiungere la vetta di 500mila visite settimanali. E se fino a poco tempo fa il blog del detective (nightjack.wordpress.com/) era fermo all’ultimo post di febbraio, nel quale Richard annunciava il suo addio all’esperienza virtuale, ora lo spazio telematico è chiuso per sempre, come recita l’intestazione della pagina: “The authors have deleted this blog”.

Il problema è che NightJack diffondeva notizie riservate, rivelando alcune inefficienze e magagne della polizia locale. È probabile che i suoi colleghi non avranno gradito di essere “messi allo scoperto” da un loro compagno di lavoro. E quando un giornalista del Times – anche lui col fiuto da detective – si è presentato materialmente davanti a casa sua, scoprendo l’identità del poliziotto-blogger, Horton ha deciso di portare il giornale in tribunale, diffidandolo dal rivelare il suo nome.

Purtroppo per NightJack, la Corte ha dato ragione al Times, sostenendo che non esiste nessun motivo valido, superiore al diritto di cronaca, per non rivelare l’identità del blogger. “Scrivere su un blog – secondo il tribunale – è da considerarsi un’attività tutt’altro che privata”. Oltre al fatto che, per l’Alta Corte, i cittadini inglesi hanno il diritto di conoscere l’identità di chi ha scelto di criticare pubblicamente l’attività delle forze dell’ordine.

Tempi sempre più duri, dunque, per i blogger. Spesso equiparati ai giornalisti, con tutto quello che questo comporta in quanto a responsabilità penale e civile delle proprie affermazioni, fino ad ora avevano evitato rischi seri. Ora la decisione del tribunale inglese addensa ancora più dubbi sul binomio Internet-Privacy.

Una Privacy sempre più a rischio (dai furti di identità all’impossibilità di mantenere un anonimato, fino alle semplici ricerche su Google grazie alle quali si possono ricostruire vite intere) che ha demoralizzato NightJack, al punto da decidere di affidare il proprio testamento telematico proprio al quotidiano che lo aveva smascherato: “La mia vita familiare – ha scritto in una lettera al Times – è cambiata in un modo che nessuno di noi voleva ed è solo colpa mia”.

Una fine ingloriosa per la gola profonda della polizia inglese. Anche il Times ha espresso il proprio rammarico per come si è conclusa la vicenda. E lasciando i lettori con un interrogativo: come si comporteranno d’ora in poi gli insider che – senza rivelare la propria identità – vorranno far conoscere alla gente la realtà oscura della società britannica tramite Internet?

Alessandro