Fukushima e il dibattito sul nucleare italiano

nucleareUn mese e mezzo fa un sisma di intensità 8,9 della scala Richter e un violento tsunami hanno devastato il Giappone. Una delle conseguenze è stato l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima:  l’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del paese asiatico ha classificato l’episodio al livello 7 della scala INES (la scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici).

Il disastro giapponese ha riportato in primo piano il tema del ritorno al nucleare nel nostro Paese, anche in vista del referendum del prossimo giugno, che deciderà le sorti dell’atomo.
Il dibattito ha ovviamente preso piede nell’ambito dell’informazione, che ha raccolto le voci della politica, della scienza e dell’opinione pubblica. Da addetti ai lavori  della comunicazione, ne abbiamo seguito l’evoluzione su stampa e web, riscontrando diverse posizioni a riguardo.

Durante le settimane immediatamente successive all’incidente il Governo ha approvato una moratoria di un anno sugli adempimenti relativi all’individuazione dei siti per le centrali nucleari, una “pausa di riflessione” per svolgere analisi più approfondite circa la sicurezza degli impianti. In ambito politico, se la decisione è stata salutata con favore dagli esponenti della maggioranza, tra cui il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, l’opposizione ha etichettato il provvedimento come un “inganno” in vista del referendum, per evitare il raggiungimento del quorum.

Anche il mondo della scienza ha sentito l’esigenza di parlare, cercando di diffondere un punto di vista più “tecnico” sulla questione e meno legato a fattori emotivi: il presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, Umberto Veronesi ha appoggiato la moratoria, pur restando favorevole all’atomo. L’astrofisica Margherita Hack ha ribadito l’importanza di non farsi trascinare dall’emotività e soprattutto la necessità di una fonte energetica come il nucleare per il nostro Paese. Altri scienziati, come il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, hanno proposto una riflessione su soluzioni alternative, come le centrali a torio, già sperimentate in paesi come Cina e India.

È evidente che la crisi giapponese abbia inevitabilmente condizionato l’opinione pubblica, anche alla luce del disastro di Chernobyl di poco più di vent’anni fa. Mai come in questo momento chi si occupa di comunicazione deve cercare di favorire un confronto quanto più obiettivo possibile, facendo da “ago della bilancia” tra le diverse opinioni in gioco.

Chiara