Green Computing

Verde il pc, verde tutto il settore dell’Information Technology (attualmente responsabile del 2% dell’emissioni di anidride carbonica, oltre che della spazzatura elettronica), verdi le aziende. Ambiente su ambiente, dunque un must, un credo, un make-up eccezionale per chi vuole continuare a vendere in un mercato freddo, contratto dalla crisi finanziaria.

Gli uomini di marketing hanno da tempo integrato nei loro business plan il fattore “sostenibilità”, dapprima per migliorare la vendibilità dei prodotti, poi per ripensare l’organizzazione del lavoro e l’intera filiera produttiva. Tutti illuminati, consapevoli all’improvviso delle sorti della madre terra? Più verosimilmente, a preoccupare i produttori è l’ascesa dei consumi e dei costi della corrente elettrica.

Con la diffusione dei personal computer, le aziende IT si sono lanciate in una corsa al contenimento dei consumi energetici a cominciare dai centri di calcolo (processo che gli americani sintetizzano in un solo termine:“downsizing”). Dai grandi mainframe, si è passati agli elaboratori dipartimentali, minicomputer, fino agli attuali server poco più grandi dei normali pc, riducendo drasticamente gli spazi d’ingombro e soprattutto il fabbisogno di energia. La necessità di consumare meno, ha portato ad una riscrittura e miglioramento dei programmi in termini di efficienza energetica.

Questa può essere considerata la prima operazione di Green IT o green computing. Oggi il termine Green IT viene utilizzato anche in un’accezione più ampia, valida per tutti i settori industriali. Si intende un approccio ecocompatibile, dalla gestione dell’organizzazione ai  processi produttivi. Tutto può essere più efficiente in termini di resa energetica, più sostenibile per l’ambiente, dall’organigramma aziendale al prodotto finale.

A noi interessa, invece, il Green Computing inteso come: progettare computer, data center, centri di calcolo, tutelando l’ambiente e  quindi ridurre i consumi, eliminare le sostanze nocive dagli hardware, prestando attenzione a tutto il ciclo di vita del personal computer.

Pochi giorni fa è uscito il numero 18 del The Architecture Journal, rivista curata dalla Microsoft, interamente dedicato al Green Computing. Nell’introduzione, l’architetto di software Diego Dagum, spiega: “Più si sviluppa e diviene pervasiva la tecnologia centrata sul computer, più il dispendio di energia connesso a questa attività aumenta inevitabilmente, nonostante gli appelli a ridurre i consumi […] Il crescente costo dell’energia, determinato dal combinato disposto di prezzi regolati e scarsità delle risorse naturali, impone una focalizzazione delle strategie IT sull’obbiettivo dell’efficienza e del contenimento delle spese”.

Accesissimo il dibattito in seno all’Unione Europea, le linee direttive dell’High Level Group on Competitiveness, Energy and Enevironment, prevedono un intenso coinvolgimento da parte di tutto il settore IT, insieme a continui programmi di sensibilizzazione per la popolazione. Il ruolo del consumatore, infatti, diventa fondamentale sia nel momento dell’acquisto sia in quello dell’utilizzo.

Spesso si scelgono apparecchi sovradimensionati rispetto alle reali esigenze lavorative, personal computer equipaggiati con software professionali, che stressano inutilmente il processore, o ancora notebook dalle alte performance prestati alla video scrittura o alla navigazione sul Web. La scelta del software giusto può preservare macchina ed energia, i sistemi operativi ingombranti possono essere sostituiti da altri più parchi nei consumi, la stessa Intel, con il sito Lesswatts, invita all’utilizzo di Linux.

L’Italia è ancora un po’ scettica, come sostiene l’amministratore delegato della Fujitsu Siemens Computers, Pierfilippo Roggero: “Qui da noi c’è ancora chi crede che il computer verde non sia un buon affare. Soprattutto c’è scetticismo sulle prestazioni. Forse era così una decina di anni fa, oggi è tutto cambiato”. Un pc verde, quindi, non è più pensabile come virtuosa sfida colma di lungimiranza e responsabilità, quanto come redditizia necessità.

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