Informatici senza frontiere

Informatici senza frontiereUn gruppo di imprenditori veneti, e una manciata di ragazzi con la passione per i computer e la Rete, hanno fatto nascere “Informatici senza Frontiere”, un’associazione no-profit dedicata alla tecnologia. Una sorta di sorella minore dei più celebri “Medici senza Frontiere”.

Di fatto l’obiettivo è lo stesso: portare l’eccellenza nei luoghi dove fa fatica ad arrivare. E l’eccellenza, nella Rete, è fatta di connessioni veloci, pc all’avanguardia, software liberi. I volontari di “Informatici senza frontiere” si muovono in tutt’Italia: tengono corsi nelle carceri, formano studenti nelle periferie, insegnano agli anziani ad essere meno soli con Facebook.

Se la tecnologia aiuta i disagiati a sentirsi meglio, l’Africa non poteva mancare come territorio da coinvolgere. Il fiore all’occhiello si chiama “Open Hospital”, un software sviluppato insieme agli studenti dell’università di Bari che permette agli ospedali del continente di gestire in modo elettronico le cartelle cliniche dei pazienti.

Se questo programma non fosse passato per le mani dei cyber-attivisti, quante migliaia di euro sarebbe costato? Invece così viaggia gratis tra le strutture di Kenya, Congo e Benin, con tutti i centri della zona liberi di riprodurlo e modificarlo.

“Informatici senza Frontiere” intende – come prossimo passo – coinvolgere le istituzioni locali. Dunque il futuro dell’Africa passa anche da Internet: perché è dentro la Rete, in particolare nei social network, che l’onda lunga dell’impegno sociale e del volontariato si è spostata.

Alessandro