Iran: la protesta si organizza con il Web 2.0

Iran22In questa intervista, Mehdi racconta come usano gli iraniani Internet: per comunicare e superare la censura alla parola libertà. Mehdi è in Italia da quasi dieci anni. Ne ha trenta e non appena può torna in Iran, il paese dove è nato e cresciuto. La sua famiglia vive lì, nella capitale. Nei giorni degli scontri di Teheran ha preso parte anche lui alla grande manifestazione contro la rielezione di Ahmadinejiad. È stato parte dell’onda verde, il movimento di protesta che prende il nome dal colore del fazzoletto che Mousavi indossa sempre, perché discendente di Maometto.

Anche lui camminava a metà giugno tra la folla, in mezzo a migliaia e migliaia di giovani, donne con i loro bambini e anziani: tutti insieme per dire basta alla dittatura, a un governo che si comporta quotidianamente come il più violento dei regimi. Il suo racconto inizia con la parola “sorpresa”. Quella che ha provato vedendo tanta folla in piazza Azadi (in persiano, Libertà). “Mi sono chiesto come fossero riusciti a organizzare una manifestazione così imponente. Non sono stati utilizzati i media ufficiali, tutto è avvenuto con il passaparola”.

Il tam-tam è alla base del successo dell’onda verde?
“Sì. Grazie a Internet, social network e sms la notizia della manifestazione di protesta ha raggiunto milioni di persone. Spesso accedeva che stando in macchina fermi a un semaforo qualcuno dall’automobile accanto mi diceva una data e un’ora. Bastava solo quello. Il messaggio era chiaro: significava ‘ci incontriamo tutti lì’. Nei giorni precedenti il grande raduno, ognuno riceveva decine di sms da numeri sconosciuti. Su Facebook venivano segnalati in continuo appuntamenti e sul social news http://balatarin.com/ pubblicavano link ai siti che organizzavano la manifestazione. Non solo: già nel mezzo di un corteo veniva subito dato appuntamento per la data successiva della protesta, attraverso un semplice cartello che sfilava tra la folla”.

Poi il buio: il governo iraniano vi ha messo i bastoni tra le ruote. Siti oscurati e comunicazioni interrotte. Cosa è successo?
Dopo la rivolta dell’onda verde, si è diffusa la notizia che Nokia e Siemens avessero venduto al governo un dispositivo che consentiva le intercettazioni telefoniche e la localizzazione degli utenti. Per questo motivo gli iraniani non li hanno più comprati, né usati in modo libero. La spiegazione ufficiale delle due aziende è stata che non gli era permesso vendere le centraline di comunicazione allo Stato senza fornirgli anche i dispositivi di intercettazione. Non solo. Per un mese è mezzo non è stato più consentito inviare sms, e nel corso delle manifestazione venivano staccate del tutto le reti di telefonia mobile, per impedire che i manifestanti potessero avvisare gli altri di eventuali scontri con la polizia”.

E ora?
Nel corso della prima manifestazione è stato utilizzato soprattutto Twitter per aggiornare in tempo reale sugli avvenimenti, poi lo hanno bloccato. Ma oggi sono molto diffusi gli antifiltri, quindi questo tipo di informazione continuerà. E a differenza di quello che avviene in Italia, in Iran c’è un’usanza molto diffusa: quella di lasciare sempre in funzione il bluetooth. In strada come in metro si lascia sempre acceso per ricevere nuovi contenuti. Anche questa è stata una importante modalità di trasmissione dei filmati che hanno documentato quello avveniva nel corso delle manifestazioni. Anche perché comunicare è sempre più difficile: da qualche mese vengono controllati molto anche gli sms. Se contengono certe parole, come ‘manifestazione’ o ‘verde’, vengono bloccati.

E il governo che uso fa della Rete?
Sia sui siti governativi che sulla stampa ufficiale spesso viene tentata una vera e propria violenza psicologica nei confronti di chi protesta. Ad esempio, il governo ha pubblicato la foto di uno studente vestito da donna: secondo le autorità si era travestito con abiti femminili per fuggire all’arresto. Tutti noi sapevamo bene che lo avevano fatto agghindare apposta così dopo la sua cattura, per denigrare il movimento di protesta con un messaggio che significava ‘siete così deboli da travestirvi da donne per fuggire’. La risposta in Rete è stata molto forte: tantissimi uomini si sono vestiti da donna e hanno pubblicato le loro foto su Internet.
Il bookmark dell’utente iraniano. Qual è?
Prima di tutto http://balatarin.com/. È un social news (come Digg) che ha il server in America ma è scritto solo in iraniano. Ogni utente carica un link, titolo dell’articolo e sommario e poi ci sono votazioni e commenti. Segue http://iranpressnewsblog.blogspot.com/, anche questo sito ha il server in America e  pubblica notizie aggiornate. Ancora, http://www.kaleme.org/, gestito dal partito di Moussavi, che a sua volta ha una pagina su Facebook, all’indirizzo http://www.facebook.com/search/?q=mirhossein+moussavi&init=quick#!/mousavi. Infine,
http://www.bbc.co.uk/persian/tv/: il canale persiano della BBC è stato fondamentale per la diffusione dei  filmati che hanno documentato le manifestazioni dell’onda verde dopo le elezioni. Anche in Germania c’è molta attenzione riguardo all’Iran. Lo dimostra il sito della Doutche Welle, agenzia di stampa tedesca che nel suo portale informa in persiano sui fatti relativi all’Iran.

E in Italia?
Non esistono fonti di informazione che prevedano la traduzione in persiano. Purtroppo.

Silvia