Un anno ‘ricco’ di politica in Rete

231Tutto è iniziato ufficialmente nel 2008 con la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. E per merito di Barack Obama, che ha sbaragliato i concorrenti (anche quelli interni al Partito Democratico) grazie a Internet. Una svolta non da poco, visto che fino alla precedente tornata elettorale la proiezione in Rete della campagna era vissuta soltanto come una doverosa copertura mediatica: c’erano i discorsi dei candidati (in inglese e spagnolo, per accattivarsi il consenso della numerosa comunità ispanica), le tappe dei comizi e poco altro.

I sostenitori di Obama invece, fin dalla sua discesa in campo, hanno attivato – come movimento politico dal basso – una batteria di siti dove l’obiettivo era quello di raccogliere i finanziamenti alla campagna e coinvolgere i cittadini su temi specifici di discussione: lavoro, economia, politica militare, ecc. Un’azione trasversale che ha permesso al candidato di intercettare allo stesso tempo il voto di protesta (legato più che altro alla crisi) e il determinante consenso della classe media. Cosa è successo invece nel resto mondo?

Dopo le celebrazioni, gli inviti ai convegni, gli incarichi e perfino i premi ai cyberguru del neo presidente americano, l’onda lunga del fenomeno Obama si è manifestata a marzo 2009. in India. Dove per ottimizzare la diffusione on line delle elezioni politiche è intervenuto Google. Un banco di prova davvero impegnativo, visti i numeri sviluppati per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento indiano: due mesi di durata, quattro giorni per votare (e almeno altrettanti per lo spoglio), 543 parlamentari da eleggere in 35 stati e territori confederati. E soprattutto settecento milioni di cittadini aventi diritto al voto, che poteva essere espresso on line.

Per andare incontro a queste esigenze – e accreditarsi sul mercato indiano – il colosso americano ha aperto un sito, il Google India Election Center. Dove, senza fare alcuna concessione alla grafica (le pagine sono identiche a quelle corporate del motore di ricerca) ha inserito una serie di funzionalità e servizi per agevolare l’accesso al voto. Tra cui un aggregatore di notizie, le dichiarazioni e i profili personali dei canditati e le statistiche socio-economiche per città e distretti (redditi pro capite, tasso di criminalità, scolarizzazione, ecc.): tutto geolocalizzato su una mappa interattiva.

Tra aprile e maggio 2009 il connubio tra Internet e politica sbarca in Argentina, dove la presidente Cristina Kirchner anticipa al 28 giugno le elezioni legislative che avrebbero dovuto tenersi a ottobre. A Buenos Aires arriva Frank Greer, uno degli strateghi di Obama (e in passato consulente di Bill Clinton, Nelson Mandela e Vaclav Havel), per tenere un seminario di marketing politico. Altri guru nordamericani sono assoldati da singoli candidati o partiti.

A organizzarsi in proprio è invece il tycoon emergente Francisco de Narváez detto “el colorado” (per via del colore dei capelli), ricco per le cospicue eredità commerciali dei genitori e soprattutto proprietario di una televisione molto seguita, América 24, e grande azionista di due quotidiani, l’economico Ambito Financiero e il famoso Clarin. De Narváez puntava alla riconferma del suo posto in parlamento nel collegio della provincia di Buenos Aires e ha aperto due siti: uno per la raccolta fondi (meayudas.com) e l’altro per discutere con gli elettori in suo programma politico incentrato sulla sicurezza, unidosenlaweb.com. Risultato: ha vinto le elezioni battendo l’ex presidente argentino (e marito dell’attuale) Néstor Kirchner.

Intanto negli States Obama continua a manovrare sulla leva del Web: pubblica discorsi su YouTube e lancia siti per sostenere le sue iniziative politiche, come quello aperto a favore della riforma sanitaria. Anche se, secondo una ricerca del Pew Research Center’s Internet & America Life Project, il coinvolgimento politico on line stenta a fare breccia tra gli strati meno agiati della popolazione, mentre fa proseliti nella middle-class. Quella fascia sociale composta da persone che hanno l’assicurazione sanitaria, un’istruzione elevata e un solido conto in banca.

Saro

One Comment

  1. Salve,
    il titolo di articolo crea un altra impressione. ho deciso di leggerlo pervhe’ credevo che parlasse anche del Medio Oriente, especialmene movimento verde dei iraniani.
    auguti lo stesso. mi piace tanto questo modo di bloggare la cultura.

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