Twitter verso Facebook 1-0. Almeno in TV.

Secondo giornalisti e critici televisivi, la “convergenza” tra tv e social network è ciò che distingue un programma nuovo da uno di vecchia concezione. Lo spettatore moderno guarda con un occhio lo schermo del pc, o del tablet, e con l’altro quello della televisione. E vuole far sentire la sua voce, intervenire, porre domande, commentare, votare (nel caso dei talent), interagire con il conduttore e i suoi ospiti.

Tra i vari social networking, il più presente sui teleschermi però non è Facebook. Indubbiamente commenti e conversazioni presenti sul famoso social creato da Mark Zuckerberg condizionano lo sviluppo dei palinsesti spesso determinando le decisioni degli stessi produttori, ma a parte il caso di voto interattivo dentro reality e talent show, le pagine di Facebook non ”dialogano” con le trasmissioni in onda. La loro influenza, per quanto pesante, vive esternamente allo schermo TV.

È un problema di dimensioni e di filtro editoriale. L’interfaccia grafica di Facebook è ottimizzata per la fruizione online, non si presta a coesistere con le immagini di un programma TV, perché ruberebbe troppo spazio. Inoltre non è semplice effettuare una ricerca in tempo reale tra i commenti pubblicati dagli iscritti.

A imporsi oggi come social “televisivo” per eccellenza è, invece,Twitter. Tweet e hashtag sono brevi ed essenziali, e non invadono lo schermo: al massimo 140 caratteri per un tweet, poche lettere e un # per creare un hashtag. Esistono decine di strumenti con cui una redazione può selezionarli in tempo reale e decidere di metterli in onda.

Pioniera in questo senso, nella tv italiana, è stata nel 2011 la trasmissione Exit: Uscita di sicurezza su La7, il primo programma di un’emittente generalista della Penisola a mostrare regolarmente tweet in sovraimpressione. Sebbene la conduttrice, Ilaria D’Amico, non commentasse in studio i messaggi diffusi nel sottopancia, l’invito a unirsi all’hashtag #exitla7 per discutere la puntata insieme alla redazione di @exitla7 (e, con un pizzico di fortuna, apparire re-twittati a video) era battente e metodico.

Oggi l’uso più massiccio dei tweet in diretta è in Piazzapulita, il talk show di Corrado Formigli in onda su La7. I tweet degli spettatori appaiono in sovrimpressione nel cosiddetto “sottopancia” e hanno una funzione di commento in diretta di ciò che accade in studio. Gli effetti sono sorprendenti. Quando la puntata ha un contenuto politico forte, e i toni si alzano, può capitare che l’onorevole di turno sia letteralmente preso in giro da uno o più tweet mentre sta parlando.

Diverso il caso di Agorà, il talk mattiniero in onda su Raitre e condotto da Andrea Vianello. Twitter in questo caso è usato principalmente come fonte per dare notizie o riportare commenti che possano fare discutere. La redazione tiene sotto monitoraggio i social network, con un occhio di riguardo a profili di giornalisti e politici. All’interno della trasmissione si aprono spazi per leggere i tweet, mostrati anche in video e può capitare quindi di intercettare un tweet maggioranza scritto dagli stessi politici, poi ripreso da tutti i quotidiani del giorno seguente.

Ciò che colpisce in questo caso è che un programma trasmesso in una fascia oraria ritenuta in genere appannaggio di un pubblico poco tecnologizzato, abbia un così forte ritorno nei social network, al punto da figurare spesso a fine giornata tra i trend topic italiani.

Si tratta di un segnale importante: forse l’uso dei social network si sta diffondendo anche in un pubblico non più giovanissimo, che sfrutta il connubio tra Twitter e tv per esprimere la propria opinione su tematiche politiche ed economiche fondamentali.

Elena Dalla Massara

Analista e digital strategist specializzata in cultura, comunicazione istituzionale e intercultura. Laureata in Filosofia teoretica, come giornalista pubblicista ha realizzato alcune inchieste in Albania, Afghanistan, Tajikistan, Sudan e Mongolia. In Cultur-e dal 2001, oggi coordina il team interno di Social Intelligence e realizza web reputation analysis e strategie di intervento per enti, imprese e top manager. Lingue: italiano, inglese e francese.