Aziende e social media

SocialMediaIn tempi ormai lontani, quando il Web 2.0 non aveva ancora fatto la sua comparsa, la posizione ufficiale di un’azienda era l’unica posizione espressa pubblicamente. Una sola voce, unita e compatta, si levava verso i consumatori veicolando i valori del brand.

Oggi la storia è completamente diversa: grazie all’avvento dei social media, e al loro uso strategico da parte delle aziende, il marchio può essere comunicato da un coro di voci diverse, rappresentative delle differenti realtà che compongono l’azienda. Dai manager agli impiegati, dai fornitori ai clienti, tutti concorrono all’immagine e soprattutto alla reputazione del gruppo. Questa ricchezza di visioni, ruoli e interventi, diventa la carta vincente dell’azione comunicativa svolta sul Web, a patto però che la pluralità di voci, se pur nelle proprie specificità, sia in perfetta sintonia e veicoli un messaggio coerente.

Le posizioni espresse dagli attori in gioco, attraverso le varie piattaforme, devono condividere un universo valoriale fatto di interessi, intenti e volontà comuni. Che poi, a ben guardare, altro non sono che i valori e la missione del gruppo stesso.

Perché la social media map  funzioni a dovere, serve quindi un piano di lancio e mantenimento ben studiato. Aspetto spesso sottovalutato dalle aziende, che prese dalla smania di comparire sui social network trascurano la pianificazione, rischiando di vanificare il loro lavoro, o peggio ancora di danneggiarsi. È molto rischioso, ad esempio, lanciare un piano di social media marketing senza che tutti i settori dell’azienda ne siano informati e ne comprendano rischi e benefici. La decisione in merito alla presenza sul Web 2.0 deve essere collettiva e condivisa, perché le conseguenze, nel bene e nel male, riguarderanno tutti. 

Altra priorità è formare coloro che parteciperanno alla gestione dei profili. Spesso le aziende incaricano della loro presenza sul Web 2.0 dipendenti privi di una specifica preparazione. Bisogna invece mettere in conto un significativo investimento di tempo, denaro e risorse umane. Tenuto conto di questi aspetti si può passare all’azione, ma con tre raccomandazioni.

La prima è di seguire la passione per il proprio business. In parole povere, parlare di qualcosa che interessi realmente l’azienda e i suoi clienti, senza cedere a mode temporanee col solo scopo per attrarre amici, fans e followers. Il contatto più efficace è quello che si stabilisce a livello emozionale, e l’autenticità a lungo andare paga.

In secondo luogo, prendersi il tempo necessario per analizzare le voci e gli spunti che arrivano dai social network. Sembra una banalità, ma molte aziende non lo fanno, accontentandosi di “esserci”. È del tutto inutile lanciare degli input in Rete senza prendersi periodicamente la briga di tirare le somme e raccogliere i frutti di questa presenza. 

Infine, non pretendere l’impossibile dal social media marketing. Non è un mezzo miracoloso che trasforma un brand scadente in uno di qualità, né tantomeno un semplice veicolo pubblicitario. Il suo valore consiste piuttosto nel mettere in relazione l’azienda col cliente, ed è tanto più efficace quanto più si propone come dialogo aperto, trasparente e paritario.

Per approfondire

Luana