Giovani e low cost: ecco i social network “made in Italy”

Social_networkLe ultime novità dal mondo social dimostrano che per avere e realizzare idee innovative non è necessario essere nati negli Stati Uniti o disporre di budget importanti.
Da qualche mese, infatti, in Italia sono stati lanciati nuovi social network, rigorosamente “fatti in casa”. Anche se con caratteristiche, target e obiettivi diversi, è impossibile non individuare elementi comuni: sono frutto di start up fatte da giovani, a costo quasi zero, e, per il momento, ancora in in fase di lancio.

Jobberone è stato ribattezzato il “LinkedIn tricolore”, ma si differenzia dal più famoso network professionale per alcuni aspetti. Nato grazie a un gruppo di giovani imprenditori attivi nel bresciano, consente agli utenti, in maniera completamente gratuita, di cercare annunci di lavoro relativi a tutto il territorio nazionale e alle aziende di pubblicare e gestire le proprie inserzioni. Le realtà di riferimento non sono, però, grandi imprese e multinazionali, come nel caso di LinkedIn, ma soprattutto piccole e medie aziende. Inoltre, Jobberone ha dalla sua alcuni punti di forza: la possibilità, per l’utente, di effettuare ricerche geolocalizzate, in base alla distanza dalla propria area di residenza; un continuo aggiornamento (le posizioni lavorative chiuse vengono immediatamente cancellate). Lanciato il mese scorso, è accessibile attraverso una registrazione o direttamente con il proprio account Facebook.

Non guarda al mondo del lavoro, ma ai disagi della vita di tutti i giorni, invece, Uribu, ancora in versione beta, che fa il suo ingresso nell’universo social con il motto “denuncia e conquista”. Si tratta, in sintesi, di una piattaforma dove è possibile segnalare disservizi e malfunzionamenti delle nostre città e, allo stesso tempo, avviare un dibattito con aziende ed enti coinvolti per trovare una soluzione condivisa. Anche in questo caso l’iniziativa porta la firma di cinque giovani (il più grande ha 23 anni, il più piccolo 17). Come funziona? La registrazione non è necessaria, anche se consigliata per usufruire di tutte le funzioni del sito. Quindi si clicca su “segnala”, si seleziona una categoria d’interesse (sanità, istruzione, raccolta rifiuti, manutenzione stradale ecc…), e si compila un form, dove si descrive e localizza l’evento, aggiungendo titolo e tag e allegando file multimediali, ad esempio una foto. Tutti i contenuti sono condivisibili su altri canali social e sono raggruppabili per liste, tra cui “più popolari”, “ultimi inseriti”, “ultime foto”.

Altrettanto ambizioso il pay off di EmotID: “felicità per gioco. O per davvero”. Lanciato a febbraio, è stato definito “una piattaforma sociale legata agli stati d’animo”. Obiettivo del social network è mettere in relazione gli utenti a partire dall’espressione dei propri stati d’animo: non con una frase “a effetto” o una foto, come accade su Facebook, ma attraverso gli emoTag. Il termine indica una specie di avatar, che gli iscritti possono scegliere in base alle proprie caratteristiche fisiche e agli stati d’animo. Ogni utente può, poi, utilizzare una delle 50 “emozioni definite” per manifestare la propria reazione a una notizia o per interagire con gli altri contatti a suon di sorrisi, abbracci o pacche sulle spalle. Che non si pensi, però, a una trovata adolescenziale: dietro l’iniziativa ci sono studi complessi sull’intelligenza emotiva, condotti da un team di una decina di esperti, guidati dall’ideatore del social network, un imprenditore appassionato di studi psicologici. L’emoTag è stato, infatti, sottoposto ad analisi e a mesi di validazione statistica su un campione di oltre 15mila persone.

Sicuramente più pubblicizzato, se non altro per il fatto di portare la firma di Claudio Cecchetto e di avere come sponsor personaggi come Fiorello e Jovanotti, è Faceskin, in versione beta. Ogni utente (attualmente gli iscritti sono circa 15mila) può stilare le proprie web-list, cioè un elenco di portali consultati abitualmente su un determinato argomento. Ovviamente non può mancare la condivisione: per questo il produttore e talent scout ha coniato l’acronimo ROC (ricerca-organizza-condividi). Le “compilation” personali dei siti sono messe a disposizione degli altri utenti, che possono così conoscersi a partire dalle rispettive abitudini di “navigazione”.

È presto per fare previsioni sul futuro di queste iniziative, ma poter parlare di proposte italiane in un mondo di social network “d’importazione” è sicuramente un passo in avanti.

Chiara