Metamorfosi del blog: da raccolta di pensieri a narrazione strutturata

lavoro2A dieci anni è già vecchio. Il blog, così come lo conosciamo, sta progressivamente perdendo terreno rispetto alle possibilità relazionali offerte dal Web 2.0. A conferma di questa tendenza, che vede il predominio assoluto dei social network sul diario on line, arriva una ricerca del Pew Internet and American Life Project condotta su 2.253 americani tra i 18 e i 29 anni e su 800 giovanissimi tra i 12 e i 17 anni. I dati parlano chiaro: teenagers e trentenni preferiscono aggiornare il proprio status su Facebook o connettersi attraverso dispositivi mobili e wireless, per inserire contenuti immediati e veloci, piuttosto che scrivere un post lungo e impegnativo, con un sistema macchinoso, complicato e prolisso. Il diario, la pagina dove lasciare un pensiero, una riflessione a sé stante sui più disparati argomenti si sta esaurendo.

La parola d’ordine è tutto e subito, questo vogliono i nuovi cittadini digitali. Un’immediatezza che il blog non può soddisfare. In un mondo sempre più veloce, chi scrive una sola volta al giorno, o anche meno, non ha alcuna attrattiva su un pubblico assetato di novità. A meno che…

A meno che il blog non si reinventi e non cambi la sua funzione originaria. Non più pagina bianca da riempire con pensieri e riflessioni eterogenei, sensazioni fugaci o discontinue, ma luogo di un progetto narrativo ben preciso e delineato, con tanto di data di inizio e di fine. Un evento importante della vita, ed esempio, come un matrimonio o una nascita, lo start up di un’azienda, la battaglia contro una malattia o la lotta contro la cassa integrazione, che i protagonisti vogliono raccontare e condividere con amici e parenti lontani. Oppure con perfetti sconosciuti, che stanno vivendo la loro stessa esperienza.

Una sorta di album dei ricordi virtuale, in cui annotare i momenti salienti di un’esperienza destinata a non ripetersi. Da riaprire e sfogliare a distanza di tempo, per riannodare il filo dei ricordi che il tempo potrebbe sciogliere. Chiunque, leggendo i post di questi “blog narrativi”, può ripercorrere a ritroso la storia di chi li ha scritti, trovando una linearità e una scorrevolezza  completamente assenti nei blog tradizionali.

Proprio per questo, per la sua inclinazione a divenire un vero e proprio racconto, il blog si sta differenziando sempre più dai nuovi modi comunicativi offerti dai social media, in una dicotomia che sembra destinata a rafforzarsi. Da un lato i social media, frequentati da giovani e giovanissimi, con il loro bisogno dirompente di comunicare se stessi e tutto ciò che li circonda, in una sorta di pulsione a svelarsi quasi irrefrenabile. Dall’altro il caro vecchio blog, architettura in cui inserire come tasselli i capitoli di una storia ancora tutta da scrivere.

E gli scrittori, soprattutto tra i trentenni, non mancano di certo. Ecco perché il blog non morirà, ma farà una lenta e necessaria selezione tra i suoi autori. Resterà chi ha qualcosa da raccontare.

Luana