Quora, il social network delle domande

cultur-e2Sul Web è argomento di discussione e interrogativi. Conosciuto da poco tempo dagli internauti italiani, Quora, il social network ancora in cerca di una vera definizione, fa parlare molto di sé. Nato da un’intuizione di Adam d’Angelo, (ex chief technology officer di Facebook), questa nuova “realtà 2.0” trova il suo punto di forza sulle domande formulate dagli utenti. Ciascun registrato può infatti scrivere un quesito su un argomento che vuole approfondire e chiunque può rispondere. Una via di mezzo tra un forum – in quanto le domande generano discussioni – e un aggregatore di interrogativi, questa nuova piattaforma, dopo pochi mesi, vanta gli interventi di alcuni volti noti come Bret Taylor, tra i fondatori di Friendfeed, chiamato in causa a spiegare perché in America, il social network da lui progettato sta “perdendo quota”.  Al contrario di Yahoo Answers o LinkedIn Anwers, Quora si definisce come «un insieme in continuo miglioramento di domande e risposte, creato, curato e organizzato dai suoi stessi utilizzatori». Una sorta di ecosistema che per sopravvivere non ha bisogno di altro al di fuori degli utenti/consumatori. Insomma, è la forza del crowdsourcing che permette di superare le tradizionali fonti della conoscenza, utilizzando i contenuti generati dalla community.

Per entrare nel mondo di Quora, è necessario essere invitati. Una volta ricevuta la mail è sufficiente connettersi tramite Twitter o Facebook. A quel punto, si può costruire il proprio profilo, inserendo informazioni personali e una foto. Si procede poi a creare il proprio network, invitando gli amici e selezionando quelli che vogliamo “seguire”. E ancora, si possono cercare argomenti di interesse comune, e in ultimo ma non necessariamente conseguente agli altri, si può formulare una domanda e intervenire su quesiti lanciati da altri utenti. Tutto è “editabile” e trasparente. Si può anche modificare la domanda formulata da un altro utente, se serve a focalizzare meglio la questione.

Quora vive grazie al contributo di prestigio dei suoi utenti che, tra domande e risposte, si rendono costruttori di un vero patrimonio di informazioni online. Ma cosa spinge le persone a partecipare? Prima di tutto è una questione di brand. Chi contribuisce ai contenuti di Quora lo fa perché, in cambio, ottiene la possibilità di costruire la propria reputazione, mostrando le proprie competenze in un’area specifica. Questa opportunità motiva gli utenti a investire il proprio tempo su Quora, con la speranza di trovare nuovi spunti e magari nuove “connessioni” utili per un futuro lavorativo.

Le linee guida di questo social network sono poche e rispondono al buon senso che ogni utente dovrebbe avere. Prima di tutto si chiede agli utenti di contribuire con la propria partecipazione a rendere Quora una risorsa preziosa per coloro che vogliono imparare o approfondire un argomento. In secondo luogo, bisogna essere rispettosi, evitando attacchi personali. Se non si è d’accordo con una risposta, basta scrivere le proprie motivazioni. Infine, “Explain why”: ovvero, argomentare il proprio punto di vista, inserendo anche link alle fonti che si citano nelle risposte inserite.

E mentre Quora continua a raccogliere adesioni e consensi, è già nato il “sito parodia” di Quora: si chiama Cwora e raccoglie una serie di “domande senza risposta, formulate proprio per non essere mai utilizzate”!

Marta