La sfida tra Facebook e Google per la conquista del Web

google_facebookUna community on line non dura per sempre: dopo aver raggiunto l’apice del successo generalmente inizia il suo declino. Alcune spariscono senza quasi lasciare traccia, altre rimangono attive ma senza l’appeal di una volta. È sempre andata così nella storia di Internet: prima è toccato alle Bullettin Board System (BBS), poi ai Newsgroup e ai Forum, alle chatroom della rete IRC (ah, caro vecchio Mirc! ndr) e adesso ai social network. Aggiungerei anche Second Life, dove si scriveva di meno e ci si muoveva di più, ma in fondo si trattava sempre di una grande comunità on line, un immenso spazio di aggregazione da vivere in 3D. Il destino delle community potrebbe essere paragonato a quello delle discoteche cult, tipo lo Studio54: diventano famose e per diversi anni tutti sgomitano per entrarci ma dopo un po’ perdono attrattiva, le persone si spostano altrove in spazi più belli e nuovi, e quelli che restano sono gruppi di nostalgici e fedelissimi.

Tutto questo prima dell’arrivo di Facebook. La creatura di Mark Zuckerberg, volontariamente o inconsapevolmente, non si è fermata allo scopo originario di farci ritrovare i vecchi amici di infanzia o del liceo. E’ andata oltre al concetto di spazio relazionale in cui scrivere, commentare, chattare e condividere pezzi di sé e della propria vita. Se Facebook oggi fosse solo questo, nessuno ne sentirebbe così tanto il bisogno. Rispetto ad altre Reti sociali, chiuse in se stesse, ha iniziato a espandersi non solo al suo interno, risucchiando “pezzi di Web”, ma anche all’esterno, insinuandosi grazie alla funzione Connect in tantissimi siti internet. Facebook , oggi, è qualcosa di diverso da Twitter o Myspace. Per cercare il suo vero antagonista si deve spostare la mira verso Mountain View.

Facebook, infatti, ha iniziato a farci vedere il Web da una prospettiva che Google non ci aveva mai mostrato: quella in cui ciò che navighiamo e scegliamo all’interno di un flusso infinito di dati on line è determinato dalle nostre relazioni sociali, dai nostri gusti e da quelli dei nostri amici e non da un algoritmo algebrico o dai punteggi di page rank. In questo senso Facebook rompe i confini della definizione di social network. Come sottolinea un interessante articolo pubblicato su Wired di settembre, Facebook sta diventando un elemento completo e onnipresente della vita online proprio perché al suo interno troviamo subito tutto quello che ci serve e direttamente “sponsorizzato” dalla propria cerchia di amicizie. La sfida con Google, quindi, diventa duplice: non solo dal punto di vista della quantità di dati personali che i due colossi del Web si trovano a gestire, ma anche dal modo in cui filtrano, selezionano e danno più o meno valore alle informazioni. È Internet fatto dalle persone contro Internet fatto dai dati.

In quanti, dunque, avranno già cambiato la pagina di apertura del proprio browser da Google a Facebook? In fondo, perché non può essere questo il punto di partenza per esplorare la Rete? Perché non chiedere direttamente ai propri amici ciò che si sta cercando? News, approfondimenti, giochi, video, foto: tutto su Facebook è a portata di mano e suggerito da persone di fiducia.

Ma cosa manca allora a Facebook per far veramente paura a Google? In primo luogo la già citata mancanza di un modello di business, ovvero la capacità di tradurre in denaro la sua grande fama, problema che lo rende ancora troppo simile al resto dei social network. Ma il vero punto debole nel progetto di Mark Zuckerberg è l’assenza di un motore di ricerca semplice e funzionale, in grado di mettere ordine alle informazioni caricate da più di 300 milioni di utenti nel mondo. A differenza di Twitter, in cui si può facilmente risalire addirittura al proprio twit d’esordio, su Facebook è arduo persino ritrovare contenuti postati qualche mese fa. Chissà se il progetto di Facebook Search, motore di ricerca ad-hoc e RockMelt, il browser che Marc Andreessen (creatore del mitico Netscape Navigator) sta sviluppando su misura per Facebook, non riusciranno a colmare questo gap? A quel punto la sfida tra per la conquista del Web diventerebbe veramente infuocata.

Stefano