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	<title>Cultur-e Blog - Dialoghi sulla rete - Blog collettivo</title>
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	<description>Diario collettivo di un gruppo di professionisti dei new media, opinioni, analisi, benchmark</description>
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		<title>Kiva: quando l’unione fa la forza, online</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 07:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Matt e Jessica Flannery avevano meno di 30 anni quando decisero di fondare la prima piattaforma di microcredito online al mondo. L’idea arrivò dopo un viaggio in Africa nel 2004, durante il quale notarono la dipendenza delle associazioni di microcredito dalle banche e gli alti tassi di interesse che gli aspiranti imprenditori dovevano pagare per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-799" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/kivaa.jpg" alt="kivaa" width="300" height="200" />Matt e Jessica Flannery avevano meno di 30 anni quando decisero di fondare la prima piattaforma di microcredito online al mondo. L’idea arrivò dopo un viaggio in Africa nel 2004, durante il quale notarono la dipendenza delle associazioni di microcredito dalle banche e gli alti tassi di interesse che gli aspiranti imprenditori dovevano pagare per estinguere il prestito. Rientrati negli Stati Uniti fondarono l’<a href="http://www.kiva.org" target="_blank">organizzazione Kiva</a>, creando un sito per mettere in contatto finanziatori privati dei paesi industrializzati con piccoli imprenditori nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>‘Kiva’ nella lingua africana Swahili significa unità o intesa ed evidenzia l’importanza di fare network, dove l’unione fa la forza. Come funziona? I partner locali attivi nei paesi in via di sviluppo raccolgono segnalazioni, foto e storie di piccoli imprenditori interessati a sviluppare o a migliorare la loro attività. Sul sito di Kiva viene creato un profilo per ogni imprenditore, che condivide il suo progetto con la comunità online e chiede un microcredito.</p>
<p>A questo punto scatta “la rete solidale”: utenti da tutto il mondo possono consultare i profili e scegliere se e a chi erogare un prestito (minimo 25 dollari) tramite carta di credito o Paypal, sapendo già entro quando riceveranno indietro la somma prestata. In genere, i prestiti vengono ripagati senza interessi entro 20 mesi: l’utente finanziatore può decidere se ri-accreditare i soldi nel proprio conto, se re-investirli su altri micro-imprenditori, o se donare i fondi all’organizzazione per coprire le spese operative. Una volta erogato il finanziamento, gli utenti possono seguire l’<a href="http://www.kiva.org/journals" target="_blank">evoluzione del progetto</a> che ha sostenuto, incluso lo stato di restituzione delle somme versate.<br />
<span id="more-797"></span><br />
Grazie a Kiva, Susan Omozusi, nigeriana di 45 anni e mamma di 6 bambini, un giorno potrà aprire e gestire un supermercato. Per ora vende generi alimentari su una bancarella e grazie al prestito di 475 dollari già erogatole sta aumentando la varietà di prodotti da offrire ai clienti. Pur avendo 10 mesi di tempo, Susan ha ripagato il 75% del prestito dopo 6 mesi e ringrazia online i suoi finanziatori. Ramòn del Valle, invece, con 475 dollari è riuscito ad aprire un ristorante in Ecuador, Rashid Kobilov vorrebbe sistemare la sua piccola fattoria in Tajikistan, e Leandra con i suoi 65 anni e un prestito di 250 dollari sta investendo in un negozio di frutta e verdura in Perù.</p>
<p>Il fatto che Kiva lavori con i prestiti, e non le donazioni, consolida il senso di responsabilità dei micro-imprenditori. Inoltre, incoraggia le relazioni di partnership basate sulla dignità tra benefattore e beneficiato e promuove la trasparenza tramite il sito che facilita il flusso della comunicazione a livello mondiale. I risultati parlano da soli: ad oggi 391.027 imprenditori hanno ricevuto un prestito tramite Kiva e il tasso di recupero è un ammirevole 98,79%. Questo dimostra che anche chi è in grande difficoltà, se motivato e con l’opportunità di mettere in pratica le proprie capacità può ottenere ottimi risultati.</p>
<p>La combinazione tra microfinanza e Internet è un potente strumento per la creazione di una comunità globale, connessa tramite il “social lending” (prestito solidale).</p>
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		<title>Marrai a Fura, il portale della sostenibilità e della partecipazione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 15:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[‘Marrai a Fura’ è il portale web con le news dal mondo dello sviluppo sostenibile e della progettazione partecipata: ecologia e ambiente, alimentazione sana, energie rinnovabili,  mobilità sostenibile, l’eco-sesso, l’educazione, comunicazione ambientale, riciclo-riuso, arte, musica, concorsi e premi.
Interessante la sezione dedicata alle buone pratiche di progettazione collaborativa, facilitazione dei gruppi e azioni dal basso, ampio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-788" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/marrai_2-300x167.png" alt="marrai_2" width="300" height="167" />‘<a href="http://marraiafura.com/" target="_blank"><strong>Marrai a Fura</strong></a><strong>’</strong> è il portale web con le news dal mondo dello sviluppo sostenibile e della <strong><a href="http://marraiafura.com/category/4-progettazione-partecipata-sviluppo-sostenibile/" target="_self">progettazione partecipata</a></strong>: ecologia e ambiente, alimentazione sana, energie rinnovabili,  <a href="http://marraiafura.com/category/16-mobilita-sviluppo-sostenibile-progettazione-partecipata/" target="_self"><strong>mobilità sostenibile</strong></a>, l’eco-sesso, l’educazione, comunicazione ambientale, riciclo-riuso, arte, musica, concorsi e premi.</p>
<p>Interessante la sezione dedicata alle buone pratiche di progettazione collaborativa, facilitazione dei gruppi e azioni dal basso, ampio lo spazio dedicato agli appuntamenti e alla formazione (convegni, corsi, master, fiere, eventi, workshop, incontri).</p>
<p>‘Marrai a Fura’ e tutti i progetti collaterali che il gruppo di lavoro sta sviluppando (senza scopo di lucro e a budget quasi zero), sono nati spontaneamente dalla volontà di alcuni giovani, dai profili professionali differenti ma con l’interesse comune per la cittadinanza attiva e l’ecologia, che hanno deciso di dedicarsi attivamente ad un progetto sulla sostenibilità e la partecipazione.</p>
<p><span id="more-786"></span>Attive diverse collaborazioni con siti e testate su cui viene dato spazio agli articoli del portale. Anche se c’è una produzione di contenuti non stiamo parlando di una testata giornalistica, ma di un sito in costante aggiornamento che rilascia i propri articoli con licenza <strong><a href="http://www.creativecommons.it/" target="_blank">Creative Commons</a></strong>. Tutti possono utilizzare i materiali pubblicati, in un’ottica di collaborazione e condivisione libera e gratuita del sapere.</p>
<p>Curiosa la scelta del nome ‘Marrài a fura’: <a href="http://ditzionariu.org/home.asp" target="_blank"><strong>letteralmente può essere tradotta</strong></a>, dal dialetto sardo, come zappare di nascosto, furtivamente. Indica un cosa che si fa come si stesse rubando, anche se in realtà si sta lavorando per il bene altrui. In questo caso si fa un grosso favore al proprietario del terreno, perché zappare è un lavoro pesante e molti preferirebbero farne a meno.</p>
<p><a href="http://marraiafura.com/redazione-sviluppo-sostenibile-ecologia-progettazione-partecipata/" target="_blank"><strong>I ragazzi di ‘Marrai a Fura’</strong> </a>sono giovani professionisti trentenni che vogliono portare avanti il proprio progetto di sostenibilità e partecipazione, anche se non è stato espressamente richiesto da nessuno.</p>
<p>Certi del fatto che sia meglio prendersi cura degli spazi collettivi (reali o virtuali che siano), anziché zappare il proprio orticello. Quello dei ragazzi di ‘Marrai a Fura’ è l’unico tipo di pensiero che ci possa garantire un futuro. Doveroso un ‘Grazie’ per il loro operato.</p>
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		<title>Copywriting nell&#8217;era del Web: una competenza che fa la differenza</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 16:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[
Emergenze, priorità, distrazioni. Problemi familiari, lavorativi, economici. Quando ci colleghiamo alla Rete, spesso la nostra mente viaggia veloce, focalizzata soltanto su ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento. Dunque non è facile – per chiunque abbia una presenza sul web – attirare l’attenzione di un utente così deconcentrato.
Come fanno, allora, le aziende – ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-779" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/copywriter_ok.jpg" alt="copywriter_ok" width="300" height="200" /></p>
<p>Emergenze, priorità, distrazioni. Problemi familiari, lavorativi, economici. Quando ci colleghiamo alla Rete, spesso la nostra mente viaggia veloce, focalizzata soltanto su ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento. Dunque non è facile – per chiunque abbia una presenza sul web – attirare l’attenzione di un utente così deconcentrato.</p>
<p>Come fanno, allora, le aziende – ma in generale anche i blogger – a farsi riconoscere? A emergere dall’anonimato con l’idea di far passare il proprio messaggio, sia essa un’idea, un servizio o un prodotto? Senza addentrarsi qui e ora nel vasto mondo del web marketing (dove le nuove applicazioni e l’uso dei social media premiano sia i grandi investimenti che la buona creatività) c’è una nicchia di qualità che di questi tempi sta vivendo una nuova rinascita.</p>
<p>Parliamo del <strong>Copywriting – ovvero dello scrivere per persuadere – ritenuta giustamente un’arte e una scienza al tempo stesso</strong>. Da non confondere col Copyright (inteso come “diritto d’autore”), il Copywriting è soprattutto l’abilità dello “scrivere per farsi leggere”. Di fatto, una delle sfide più grandi che i professionisti della comunicazione su web (e non solo) affrontano ogni giorno per destreggiarsi nella cosidetta “Era dell’attenzione”.<br />
<span id="more-776"></span><br />
<strong>Una comunicazione non affidata al caso</strong><br />
Non è una novità riconoscere che il marketing si rivela spesso determinante per il successo di un prodotto ancora più del prodotto stesso. Dove per marketing si intende tutto ciò che sta intorno a qualcosa da comunicare: la promozione, la pubblicità, il linguaggio delle email, la presenza nei social network e così via. Ecco allora che le competenze di coloro che conoscono l’arte del Copywriting diventano fondamentali per far sì che la comunicazione non venga affidata al caso, che tutti gli strumenti a nostra disposizione parlino la stessa lingua e siano coordinati tra di loro.</p>
<p>Ma chi sono i Copywriters? Possono essere persone cresciute nelle agenzie di pubblicità e di comunicazione, professionisti che hanno sempre curato la parte testuale di un messaggio. Ma anche giornalisti che si sono specializzati nella comunicazione d’impresa, che hanno allentato la loro presa sui vortici quotidiani della cronaca per avvicinarsi alla scrittura persuasiva. Potremmo dire che in ogni caso sono degli studenti di psicologia, perché <strong>lavorano sull’abilità di incanalare i desideri umani e dar loro una direzione</strong>.</p>
<p>Il Copywriter deve saper identificare il suo pubblico, deve saper riconoscere l’unicità di quello che sta proponendo, deve saper sfruttare il potere di una storia. Stiamo parlando di professionisti con attitudini ‘psicologiche’, consapevoli di avere di fronte un pubblico con una serie di bisogni da soddisfare, con necessità da risolvere più o meno impellenti.</p>
<p>Sappiamo per esperienza che alla base dei desideri umani ci sono due leve vecchie come il mondo: quella che ci spinge a ottenere esperienze piacevoli e quella che ci fa evitare esperienze dolorose. <strong>Positivo e negativo, due facce della stessa medaglia</strong>. Evitare il dolore è sempre una spinta più forte rispetto a raggiungere il piacere. Raggiungere il piacere è vago, perché la gente è impigrita dalla sua monotona routine quotidiana.</p>
<p>Un copywriter che vuole scrivere per il web deve saper scuotere dalle fondamenta la pigrizia, l’inconsapevolezza del suo pubblico, delle persone a cui si rivolge. Tenendo presente che la mente del pubblico è piena di pubblicità, sia on line che off line. E che la pubblicità viene di solito guardata, come minimo, con sospetto.</p>
<p><strong>Obiettivo: suscitare una curiosità istintiva</strong><br />
E qui viene in mente la metafora che Dan Kennedy, un grande copy americano, raccontava sempre nei suoi seminari. La storiella di quando ti capita di restare imbottigliato in un ingorgo, magari lungo la tangenziale che ti porta al lavoro. E di accorgerti che la fila è dovuta ai soliti curiosi che rallentano sul luogo di un incidente, già risolto e con le macchine messe al lato della carreggiata. Nonostante ti venga da imprecare contro coloro che ti hanno preceduto a passo d’uomo, al momento di sfilare sul punto dell’incidente anche tu rallenti, abbassi il finestrino e sporgi la testa per guardare. È un istinto profondamente umano su cui non abbiamo controllo.</p>
<p>È questo l’effetto che un copywriter deve suscitare: una curiosità istintiva, nonostante le persone siano distratte e focalizzate su molte altre cose contemporaneamente.</p>
<p>Ma non basta. <strong>Il bravo copy deve saper riconoscere quale sia l’unicità di ciò che sta proponendo</strong>. In Rete c’è talmente tanta concorrenza e competizione a scalare i motori di ricerca che soltanto riuscendo a distinguerci faremo in modo che il nostro pubblico si accorga di noi. Ogni prodotto, ogni servizio possiede caratteristiche positive: il copy riuscirà a trasformare queste caratteristiche in benefici. Se il modello di auricolare che stiamo presentando ha – rispetto a tutti gli altri – una maneggevolezza e una solidità particolare, dovremo evidenziare il beneficio e il privilegio di poter ascoltare la nostra musica senza dover sbrogliare continuamente il cavo e senza cambiare l’oggetto ogni 20 giorni…</p>
<p>In chiusura, non sottovalutate l’impatto dirompente di una storia. Ciò che desiderate vendere sarà inserito all’interno di una vicenda, di una trama dove un protagonista riuscirà a risolvere un grande problema che lo assilla grazie a una soluzione efficace. Indovinate un po’…? Proprio il vostro prodotto, proprio il vostro modello di auricolare!</p>
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		<title>Con gli spot 2.0 la pubblicità non annoia più</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 10:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
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		<description><![CDATA[Un uomo perde la memoria dopo essere stato scaraventato fuori da una macchina a Bangkok. In 9 episodi pieni di adrenalina e azione, il protagonista cerca di ricordare il suo passato attraverso flashback, incontri pericolosi e utilizzando il suo cellulare. L’ultima serie di Hollywood? No, un esempio di advertainment lanciato dalla Sony Ericsson per promuovere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-772" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/blogadv22.jpg" alt="blogadv2" width="300" height="200" />Un uomo perde la memoria dopo essere stato scaraventato fuori da una macchina a Bangkok. In 9 episodi pieni di adrenalina e azione, il protagonista cerca di ricordare il suo passato attraverso flashback, incontri pericolosi e utilizzando il suo cellulare. L’ultima serie di Hollywood? No, un esempio di advertainment lanciato dalla Sony Ericsson per promuovere un modello di smartphone.</p>
<p>Che cos’è l&#8217;<em>advertainment</em> ? É un ibrido fra <em>advertisemen</em>t ed <em>entertainment</em>, ovvero fra pubblicità e intrattenimento. Il termine venne coniato qualche decennio fa, quando stazioni radiofoniche e televisive iniziarono a sperimentare nuovi modi per evitare che l&#8217;audience cambiasse canale durante gli spot commerciali.</p>
<p>Ma questo esperimento si è sviluppato e confermato come una nuova forma di comunicazione pubblicitaria con l&#8217;avvento di Internet e dei social media. A pensarla così è sicuramente Agustìn Medina, esperto di marketing ed ex direttore creativo della <a href="http://www.mccann.com" target="_blank">McCann-Erickson</a>, sostenendo che ormai nessuna azienda può pensare a una strategia di comunicazione senza contemplare l&#8217;utilizzo delle reti sociali, della telefonia mobile e delle tecniche come l&#8217;advertainment.<span id="more-768"></span></p>
<p>Per migliorare l&#8217;immagine e la notorietà di marca (<em>brand image and awareness</em>), gli spot 2.0 ricreano delle storie divertenti e interessanti nelle quali il prodotto pubblicizzato ha un ruolo secondario. A differenza della pubblicità tradizionale, dove l&#8217;articolo o la marca venivano esposti e decantati in modo ovvio e spesso irritante, nell&#8217;advertainment conta l&#8217;intrattenimento dello spettatore. Il messaggio pubblicitario è frequentemente implicito e parte indissolubile del contenuto: così evita di interrompere il piacere del pubblico e aumenta il realismo della storia proposta.</p>
<p>Torniamo all’esempio della Sony Ericsson, che lanciò la serie d’azione sull’uomo senza memoria nel sito <a href="http://www.whoisjohnny-x.com/" target="_blank">Who is Johnny X</a>. Il cellulare è uno degli strumenti che il protagonista utilizza per risalire al suo passato: il prodotto si nota anche senza le forzature tipiche di uno spot, e lo spettatore apprezza la transizione scorrevole mentre partecipa all&#8217;esperienza di Johnny.</p>
<p>Un altro caso di successo, con più di 5 milioni di visualizzazioni in poco più di sei mesi, è la serie <a href="http://www.easytoassembleseries.com/" target="_blank">Easy to Assemble</a>, prodotta per la Rete da Ikea. Il formato è semplicissimo: ogni episodio racconta in modo irriverente l&#8217;esperienza di venditori e compratori all’interno di negozi Ikea, scherzando sulla facilità o meno di montare i mobili, sulle tradizioni svedesi, il servizio al cliente, la carriera, la vita quotidiana. Il punto forte della serie non è l&#8217;occasionale partecipazione di qualche divo di Hollywood, ma l&#8217;abilità di non prendersi troppo sul serio, che rende l&#8217;Ikea più accessibile e umana.</p>
<p>Un derivato dell&#8217;advertainment è il cosiddetto <em>advergaming</em>, ovvero l&#8217;integrazione della pubblicità con un gioco. Uno dei primi giochi del genere è stato Pepsi Invaders, sviluppato da Atari nel 1983 su richiesta della Coca-Cola: al posto delle creature extra-terrestri del noto Space Invaders, il giocatore alla console doveva sparare alle lettere P E P S I (vedi immagine).</p>
<p>Un esempio più recente è il gioco di tennis disponibile gratuitamente sul sito del <a href="http://www.jeu-rolandgarros.com/demo.php" target="_blank">Roland Garros</a>: lo spettatore si ritrova a gareggiare contro i campioni del Grand Slam&#8230; immerso nei cartelloni pubblicitari che circondano i campi di terra rossa. L&#8217;advergaming riproduce il prodotto principale (il torneo) e trasferisce i patrocinatori reali online, contribuendo al brand awareness e rendendo lo spazio virtuale molto simile all&#8217;esperienza vera e propria.</p>
<p>Il mondo online permette di generare contenuti innovativi con facilità e in modo relativamente economico. Infatti, creare un&#8217;esperienza digitale e comprare lo spazio promozionale costa meno che nei canali della pubblicità tradizionale. Qualsiasi azienda ha la possibilità di consolidare l’immagine e la notorietà di marca facendo leva sulle emozioni e l’intrattenimento, un’arma vincente in un’era nella quale i consumatori sanno benissimo cosa vogliono e dove ottenerlo nella Rete.</p>
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		<title>Monitorare una campagna di comunicazione nei social media</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 15:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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		<description><![CDATA[
Il Brasile è uno dei paesi che investe maggiormente nella comunicazione on line e nei social media. Le web agency di São Paulo e Rio de Janeiro sono tra le più creative al mondo e la blogosfera brasiliana è sempre un’ottima fonte di articoli e riflessioni interessanti.
Su Midiaboom per esempio, c’è un interessante articolo scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-759  alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/misurare_campagne_social.jpg" alt="misurare campagne sui social media" width="300" height="200" /></p>
<p>Il Brasile è uno dei paesi che investe maggiormente nella comunicazione on line e nei social media. Le web agency di São Paulo e Rio de Janeiro sono tra le più creative al mondo e la blogosfera brasiliana è sempre un’ottima fonte di articoli e riflessioni interessanti.</p>
<p>Su <a title="midiaboom, comunicazione e social media" href="http://midiaboom.com.br/" target="_blank">Midiaboom</a> per esempio, c’è un interessante articolo scritto da <a title="Twitter Sabrina Almeida" href="http://twitter.com/sabrinaalmeida" target="_blank">Sabrina Almeida</a> su come analizzare il <strong>buzz in Rete</strong> e <a title="monitorare una campagna di comunicazione in rete" href="http://midiaboom.com.br/2010/06/28/monitorando-campanhas-em-redes-sociais/" target="_blank">monitorare una campagna di comunicazione</a> nei social media.  Di seguito le parti salienti, tradotte in italiano.</p>
<p><span id="more-758"></span></p>
<p>La crescita della comunicazione online e interattiva ha definitivamente convinto le imprese sull&#8217;importanza di essere presenti attivamente su Internet ma ancor prima di sapere di cosa si parla in Rete.</p>
<p>La pianificazione di una campagna di comunicazione online per un cliente non può prescindere da una fase di monitoraggio, indispensabile per: identificare le nuove opportunità di mercato, riconoscere le mancanze nella comunicazione di impresa, filtrare le informazioni negative, analizzare la qualità dei commenti (sul brand o sul nome dell&#8217;azienda cliente) o identificare possibili migliorie ai prodotti (se la campagna è incentrata su un prodotto specifico).</p>
<p>Il monitoraggio è un lavoro continuo, un procedimento da realizzare prima e durante la campagna al fine di seguire e misurare i risultati.</p>
<p>Twitter, Blog, Orkut (i tre social network più popolari in Brasile, NdA), Facebook, Youtube e LinkedIn sono le reti sociali che vanno per la maggiore e per questo aggregano la maggior parte delle campagne realizzate dalle imprese brasiliane. Nelle reti sociali gli utenti discutono con la massima libertà di qualsiasi tipo di argomento: religione, calcio, politica. C&#8217;è spazio dunque anche per i suggerimenti su prodotti e marche.</p>
<p>È qui, giustamente, che inizia il monitoraggio. Prima ancora di cominciare la campagna nei social media è necessario riconoscere come è percepita l&#8217;immagine del cliente\prodotto che ci apprestiamo a promuovere e quali le maggiori critiche che vengono mosse contro di lui.</p>
<p>Purtroppo, non tutte le reti sociali possono essere monitorate automaticamente attraverso applicazioni ad-hoc. Alcune come Orkut, Slideshare e Flickr devono essere controllate manualmente, ad esempio attraverso ricerche di parole chiave. Twitter, Facebook,Youtube e i blogs invece, possono essere seguiti in tempo reale attraverso dei tools, alcuni dei quali scaricabili gratuitamente o fruibili online.</p>
<p>Delimitare il terreno e presentare il valore di una campagna è un lavoro complicato e molte volte messo in discussione dalle imprese. In fin dei conti, non è stata ancora creata una formula magica capace di comprovare l&#8217;efficacia delle attività nei social media.</p>
<p>Ciononostante, è possibile capire il valore di una campagna in rete stabilendo i principali fattori da tenere in considerazione e gli elementi che li qualificano.</p>
<p>È importante misurare:</p>
<p><strong>Visibilità</strong>:  fatta di una serie di dati che servono come base di comparazione (numero di visite della pagina, visitatori unici, numero di testi e topics nelle comunità o blog, quantità di gruppi e tempi di visita e permanenza sulle pagine)</p>
<p><strong>Influenza</strong>: misura la capacità di diffusione di una informazione/contenuto nelle reti sociali e la reputazione dell&#8217;autore del messaggio (apprezzamento del canale o del contenuto, quantità e rilevanza di link in entrata, quantità di membri in un canale o comunità correlata, quantità di possibili connessioni)</p>
<p><strong>Coinvolgimento</strong>: quantifica la partecipazione degli utenti in attività non sempre legate ai media tradizionali (commenti e trackback, quantità di informazioni aggiunte nei profili personali, quantità di persone attive nella comunità o canale, frequenza di pubblicazione, citazioni, attività di bookmarking)</p>
<p><strong>Sentimento</strong>: Commenti e Retweet che presentano l&#8217;opinione degli utenti sulla marca/prodotto/impresa</p>
<p>Infine ecco <strong>alcuni strumenti utili</strong> per il monitoraggio:</p>
<p>- <a href="http://blogsearch.google.com/" target="_blank">Google Blogs</a> e <a href="http://www.google.com/reader" target="_blank">Google Reader</a></p>
<p>- <a title="Scup" href="http://www.scup.com.br/">Scup</a> (applicazione tutta &#8220;made in Brazil&#8221;)</p>
<p>- <a title="samepoint" href="http://www.samepoint.com/" target="_blank">Samepoint</a> (motore di ricerca di conversazioni in Rete)</p>
<p>- <a title="tweet volume" href="http://www.tweetvolume.com/" target="_blank">TweetVolume</a> (cerca quante volte alcune parole chiavi sono apparse su Twitter)</p>
<p>- <a title="bla bla bra" href="http://blablabra.net/" target="_blank">BlablaBra</a> (monìtora i contenuti di twitter in portoghese)</p>
<p>- <a title="scoopler" href="http://www.scoopler.com/" target="_blank">Scoopler</a> (scova nomi e parole citate in Rete)</p>
<p>-<a title="social mention" href="http://www.socialmention.com/" target="_blank"> Socialmention</a> (trova e analizza parole chiave in base ai fattori di partecipazione e sentimento)</p>
<p>- <a title="hootsuite" href="http://www.hootsuite.com/" target="_blank">Hootsuite</a> (un unico strumento per tenere sotto controllo tutti i nostri account)</p>
<p>- <a href="http://www.keotag.com/" target="_blank">Keotag</a> (motore di ricerca di tag)</p>
<p>- <a title="whostalking" href="http://www.whostalkin.com/" target="_blank">Whostalking</a> (altro motore di ricerca di contenuti veicolati nelle reti sociali)</p>
<p>- <a title="addictomatic" href="http://addictomatic.com/" target="_blank">Addictomatic</a> (aggrega in un&#8217;unica pagina tutti i buzz e gli hot topics su una parola chiave cercata)</p>
<p>- <a title="howsociable" href="http://www.howsociable.com/" target="_blank">Howsociable</a> (assegna un punteggio legato alla visibilità di un brand sui vari social)</p>
<p>- <a title="radian6" href="http://www.radian6.com/" target="_blank">Radian</a> (piattaforma per misurare e gestire la partecipazione dei clienti all&#8217;interno dei vari profili social)</p>
<p>- <a title="viralheat" href="http://www.viralheat.com/" target="_blank">Viral Heat</a> (misurare e monitorare i social media in modo analitico)</p>
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		<title>I manager italiani non credono al Web 2.0</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 21:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[reputazione on line]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo l’ultima ricerca di Cohn &#38; Wolfe, realizzata con il supporto tecnico di Lightspeed Research, gli utenti italiani vorrebbero una presenza di maggior qualità delle aziende nel luoghi del Web 2.0. Lo studio, condotto su oltre 200 consumatori online tra i 18 e i 54 anni, rivela come per l&#8217;83% degli internauti i marchi dovrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-749" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/web-globe-031.jpg" alt="Web 2.0" width="300" height="200" />Secondo l’ultima ricerca di <a href="http://www.cohnwolfe.com/" target="_blank">Cohn &amp; Wolfe</a>, realizzata con il supporto tecnico di Lightspeed Research, gli utenti italiani vorrebbero una presenza di maggior qualità delle aziende nel luoghi del Web 2.0. Lo studio, condotto su oltre 200 consumatori online tra i 18 e i 54 anni, rivela come per l&#8217;83% degli internauti i marchi dovrebbero sviluppare nuove modalità di interazione con i propri clienti. Quasi l&#8217;80% degli intervistati ritiene opportuna una presenza attiva e coinvolgente nei social media, sottolineando come non basti essere presenti, aprire profili e occupare un territorio virtuale. Ciò che serve è interazione e coinvolgimento, in una parola, <strong>“prossimità”.</strong></p>
<p><span id="more-745"></span><br />
“Non è certo una sorpresa &#8211; ha commentato Chad Latz, presidente Global digital practice di Cohn &amp; Wolfe &#8211; che gli italiani siano significativamente avanzati nella loro partecipazione ai social media e abbiano aspettative su come i marchi dovrebbero interagire su questi importanti canali di comunicazione. Negli Stati Uniti vediamo una ben più ampia adozione dei canali di social media da parte delle aziende, ma esse ancora necessitano di consigli appropriati per mantenere allineate le loro intenzioni ai bisogni delle comunità di consumatori. Esiste ancora un ponte da attraversare per comprendere come il vero brand engagement non derivi da &#8220;trovate digitali&#8221; o dalla ripubblicazione di comunicati stampa su Facebook, ma piuttosto da una vera partecipazione stimolata dalla comunità che modella il marchio e forma il valore che le aziende possono portare ai consumatori. Questa ricerca rivela importanti verità su come i consumatori siano disposti e talvolta desiderino interagire con i marchi, purché le aziende considerino i loro interessi”.</p>
<p>L’indicazione che emerge dalla ricerca è forte e chiara, eppure esiste un sorprendente risvolto della medaglia. <strong>Su 80 manager di marketing e di comunicazione di aziende operanti in Italia intervistati, infatti, oltre il 30% ha dichiarato di non avere in previsione programmi di comunicazione che includano il Social Web</strong>. La motivazione? Molto scetticismo nei confronti della Rete e forti dubbi sulla capacità del networking di portare benefici tangibili, ossia monetari, alle proprie aziende.</p>
<p>Sul Web la modalità di comunicazione prevalente rimane dunque il sito aziendale, seguito da Facebook (44%), YouTube (44%) e Twitter (28,4%), mentre il mobile si ferma al 17% e Flickr al 16%. Le iniziative sul Web assorbono comunque meno del 25% degli investimenti in marketing e comunicazione nel 77% dei casi presi in esame, un dato davvero sorprendente se si considera l’interesse per la Rete espresso dai consumatori.</p>
<p>Questa differenza tra manager e utenti si spiega analizzando le diverse aspettative riguardo le potenzialità del Web 2.0. Mentre questi ultimi vedono la presenza delle imprese nei social media come un&#8217;opportunità per coinvolgere le loro community e dar vita ad azioni socialmente responsabili, i primi  si aspettano principalmente di migliorare la propria brand awareness (81%) e difendere/migliorare la propria corporate reputation (76%).</p>
<p>Insomma, scopi e aspettative sono ancora ben diversi, ma le azienda faranno bene a rivalutare la propria strategia di comunicazione in Rete se non vogliono deludere i propri consumatori e creare una distanza emotiva difficilmente colmabile tramite i media tradizionali.</p>
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		<title>L’arte? Si compra on line</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 09:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[aste on line]]></category>
		<category><![CDATA[Christie’s]]></category>
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		<description><![CDATA[L’arte conquista la Rete, la invade della sua bellezza con nuovi musei da visitare on line, ultimo della serie il MAXXI di Roma, che propone senza veli le sue collezioni d’arte, d’architettura, le rassegne temporanee e i progetti in calendario. Ma l’arte rivoluzione la Rete sottoponendola anche alle regole del suo mercato. Ora anche l’arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-743" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/Sothebys2.jpg" alt="Sothebys2" width="300" height="200" />L’arte conquista la Rete, la invade della sua bellezza con nuovi musei da visitare on line, ultimo della serie il MAXXI di Roma, che propone senza veli le sue collezioni d’arte, d’architettura, le rassegne temporanee e i progetti in calendario. Ma l’arte rivoluzione la Rete sottoponendola anche alle regole del suo mercato. Ora anche l’arte “elitaria”, quella che si acquista con paletta da alzare alla celebre domanda “Chi offre di più?” , trova spazio nel mondo del www. Due nomi lo dimostrano: Sotheby&#8217;s e Christie’s.<span id="more-740"></span><br />
La prima è la casa d’aste fondata nel lontano 1744 e originariamente specializzata nella vendita di libri, poi divenuta famosa nel 1958 per la celebre asta Goldschmidt, forse la più sensazionale vendita di una collezione privata mai realizzata. In soli 21 minuti vennero battuti 7 dipinti, per un totale di 781.000 sterline (la somma più alto mai raggiunto fino ad allora). Oggi <a href="http://www.sothebys.com/">www.sothebys.com</a>  &#8211; con versione anche in italiano &#8211; offre la possibilità di partecipare alle vendite dopo avere registrato i propri dati accedendo a una pagina personale. Una volta consultato un vasto catalogo, si scelgono i pezzi preferiti per acquistarli direttamente sul Web.</p>
<p>Non è da meno Christie’s, l’altra londinese d’eccellenza: la sua prima asta risale al 5 dicembre 1766. A dimostrare che da allora i tempi sono cambiati, è quanto riportato sul sito: “Tremila, tremiladuecento per il signore in fondo alla sala&#8230; tremilacinquecento per lei, signora… tremilaottocento al telefono. Quattromila da un offerente online”. Oggi la casa d’aste consente di assistere in diretta alle vendite dei pezzi più importanti grazie ad un servizio di streaming video on-line. Con l’applicazione Christie&#8217;s Live™, si può partecipare via Internet a un’asta, ascoltando e vedendo il banditore e facendo offerte in tempo reale. Per i più curiosi e facoltosi, il link da cliccare è <a href="http://www.christies.com/christieslive">www.christies.com/christieslive</a>.</p>
<p>E per coloro che desiderano essere informati su tutti i calendari della case d’asta nazionali e internazionali, sulle quotazioni dei vari artisti, sulle aggiudicazioni e sull’andamento del mercato, il sito da consultare è <a href="http://www.arcadja.com/">www.arcadja.com</a>. Si  tratta di un portale che segue in tempo reale ciò che avviene nel mondo dell’arte e che offre agli appassionati anche un magazine on line sia in lingua italiana che inglese, che informa su mostre e attualità del settore, con dati precisi relativi all’economia dell’arte. Dedicato a chi può. Ma anche a chi vuole solo sognare.</p>
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		<title>Corporate conversation: casi aziendali di successo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 12:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione corporate]]></category>
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		<category><![CDATA[corporate]]></category>
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		<category><![CDATA[ford]]></category>
		<category><![CDATA[general motors]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Da molto tempo ormai si parla di come le aziende e in particolare i grandi brand si siano aperti al contatto trasparente con i consumatori. L’utilizzo dilagante delle piattaforme di collaborazione e degli strumenti di social networking ha spinto le aziende a ripensare in modo strategico la loro presenza on line.
La “conversazione” con il cliente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/img-post2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-735" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/img-post2.jpg" alt="img post2" width="300" height="200" /></a>Da molto tempo ormai si parla di come le aziende e in particolare i grandi brand si siano aperti al contatto trasparente con i consumatori. L’utilizzo dilagante delle piattaforme di collaborazione e degli strumenti di social networking ha spinto le aziende a ripensare in modo strategico la loro presenza on line.</p>
<p>La “conversazione” con il cliente avviene attraverso molteplici spazi di condivisione. I social media permettono di coniugare in modo innovativo tecnologia e business, connettono fra loro persone e informazioni, aprono nuove potenziali vie d’accesso al mercato, rendono più stretta la relazione con il cliente e migliorano la brand awareness.<br />
Da qui la necessità di estendere la comunicazione corporate, verso una “corporate conversation”.<br />
<span id="more-734"></span>La difficoltà delle aziende nell’utilizzare i social media consiste nell’individuare un approccio equilibrato tra la natura “personale” e “sociale” di questi strumenti, mantenendo un certo grado di controllo. L’elemento chiave per le aziende sarà il modo in cui sapranno adottare strategie social efficaci e integrarle sapientemente in un unico spazio on line dove poter  intercettare e di conseguenza soddisfare i bisogni degli utenti o rispondere a precise esigenze comunicative.</p>
<p>In questa ottica possiamo citare tre casi aziendali di successo a dimostrazione che l’ascolto e il coinvolgimento degli utenti passano necessariamente attraverso attente azioni di social networking.</p>
<p><strong>Dell</strong>, la nota azienda di computer americana, dissemina la propria presenza all’interno delle più note piattaforme di social network per poi aggregarle in un’unica pagina con l’intento di creare una finestra sempre aperta sulle conversazioni che nascono intorno al proprio brand. Su <a href="http://www.dell.com/facebook" target="_blank">Facebook </a>utilizza molteplici account ognuno con obiettivi specifici: più di dieci pagine ufficiali ma anche una ventina di gruppi dedicati ai dipendenti dei diversi comparti aziendali. Ma è su <a href="http://www.dell.com/twitter" target="_blank">Twitter</a> che Dell registra il maggior successo commerciale: attraverso l’attività del proprio account <em>@DellOutlet</em>, ha ottenuto un fatturato di 2 milioni di dollari in soli 2 anni promuovendo sconti esclusivi per i propri followers e assicurando un efficace sistema di assistenza on line per i propri clienti.</p>
<p><strong><a href="http://www.gmreinvention.com/" target="_blank">Re-invention</a></strong>, è il progetto on line ideato da <strong>General Motors</strong> nato con l’intento di risollevarsi dalla crisi che l’aveva colpita duramente. In questo spazio on line l’azienda americana convoglia tutte le conversazioni nate attorno al brand e cerca di stimolare la partecipazione dei consumatori. La frammentazione dei social media, dalla pagina ufficiale su Facebook, al profilo su Twitter e la presenza sui media tradizionali, viene gestita direttamente in questo sito corporate all’interno del quale esiste anche una chat per garantire contatti diretti tra l’azienda e i propri clienti.</p>
<p>Al di là delle brand community le aziende hanno quindi sfruttato la possibilità di creare degli spazi on line univoci per ascoltare e condividere opinioni ma anche per far vivere agli utenti un’esperienza totale legata al singolo brand. È il caso di <strong><a href="http://www.thefordstory.com/" target="_blank">fordstory.com</a></strong>, il sito in perfetto stile web 2.0 della nota casa automobilistica all’interno del quale l’utente è chiamato in modo esplicito a prendere parte alle conversazioni nate intorno al “mondo Ford” e partecipando attivamente alla creazione dei contenuti presenti sulla piattaforma stessa.</p>
<p>Nei tre casi analizzati, per molti aspetti, questi nuovi spazi on line diventano un servizio “trasversale” perché raccolgono e razionalizzano la presenza in rete delle aziende. Ben oltre le funzionalità di un semplice aggregatore di identità, l’aspetto più interessante è rappresentato dalla possibilità di tenere traccia dei comportamenti on line di utenti followers e di ascoltare in modo costruttivo le conversazioni on line legate al proprio marchio.</p>
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		<title>Youtube Partner</title>
		<link>http://www.cultur-e.it/blog/tipologie/analisi/youtube-partner/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 13:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[2.0]]></category>
		<category><![CDATA[benetton]]></category>
		<category><![CDATA[Clio Zammatteo]]></category>
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		<category><![CDATA[Willwoosh]]></category>
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		<description><![CDATA[Vlogging, tutorial, produzioni, contest: le best practice dei Google partner. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-722" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/youtube_pART1-300x247.jpg" alt="youtube_pART" width="300" height="247" />Youtube, la più grande video community al mondo, l&#8217;altra Rete, la ‘video-rete’. I numeri sono quelli dei giganti che concentrano, in questo caso, circa il 70% del mercato video on line: 24 ore di contenuto caricate ogni minuto, due miliardi di video visti quotidianamente (fonte: <strong><a href="http://www.youtube.com/user/GoogleItalia?blend=2&amp;ob=1#p/c/5FC36F2A965B64C0" target="_blank">Google Italia</a></strong>), 12 milioni di utenti unici mese, il secondo motore di ricerca al mondo (fonte:<strong> <a href="http://it.nielsen.com/site/index.shtml" target="_blank">Nielsen</a></strong>).</p>
<p>Google ha attivato nel nostro paese i programmi di partnership da quasi un anno (luglio 2009). Diventare partner significa: compartecipare alle entrate degli annunci pubblicitari (vd. <strong><a href="https://www.google.com/adsense/" target="_blank">Google Adsense</a></strong>), creare un canale ottimizzato con un banner e grafica personalizzata, caricare video di durata superiore, ricevere assistenza. Ci sono già alcune realtà che si sono contraddistinte per iniziative di successo, guadagnandosi il loro posto tra i Google Partner.</p>
<p><strong><span id="more-720"></span></strong><strong><a href="http://www.youtube.com/user/ClioMakeUp" target="_blank">Clio Make Up</a></strong></p>
<p>Clio Zammatteo<strong> </strong>è una giovane ragazza esperta di make up, che ha deciso di condividere i ‘trucchi’ del mestiere e dare consigli alle donne su come valorizzare il proprio viso con il canale Clio Make Up (l’account di video tutorial più seguito su Youtube-Italia con 7.751.031 visualizzazioni profilo e 51.933 iscritti). E’ la risposta italiana alle famose make up artist americane come <strong><a href="http://www.youtube.com/user/MichellePhan" target="_blank">Michelle Phan</a></strong>.</p>
<p>Lo stile è spontaneo, naturale (nel montaggio non elimina gli errori di pronuncia o i tempi morti tra una battuta e l’altra). Parla direttamente al pubblico di riferimento: le ragazze. Spiega in dettaglio l’arte del make up. E’ carina, autoironica e racconta della sua vita privata all’inizio o a margine delle performance. Richiama sempre gli utenti a partecipare (vedi i <a href="http://www.youtube.com/user/ClioMakeUp#grid/user/185A7EC5429BAEC9" target="_blank"><strong>mini concorsi</strong> </a>interni a premi).</p>
<p>La gestione della community è uno dei segreti del successo del canale, ad ogni richiesta il feedback è molto veloce. Quello di Clio è l’ennesimo caso di un progetto nato dal basso e che ha trovato consenso tra gli utenti (da youtube user a  partner con Google). In due anni l’offerta è diventata più ricca e strutturata. Clio make up  ora dispone di un <strong><a href="http://www.cliomakeup.com" target="_blank">sito web</a></strong>, una pagina <strong><a href="http://doiop.com/cliomakeup-fb" target="_blank">Fan su Facebook</a></strong>, un<a href="http://cliomakeup.forums-free.com/portal.html" target="_blank"> <strong>forum</strong></a>, un <strong><a href="http://cliomakeup.forums-free.com/portal.html" target="_blank">portale</a></strong>, un <strong><a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/zammatteo_clio-clio_makeup.aspx?ean=9788817035354" target="_blank">libro</a></strong>.  </p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/user/willwoosh" target="_blank">Willwoosh</a></strong></p>
<p>Willwoosh è il canale di Gugliemo Scilla, un giovane appassionato di regia. Realizza piccole produzioni ‘home made’ animate da strani personaggi (interpretati sempre da lui) e  caratterizzate da un montaggio rapido e pieno di effetti speciali. Racconta della sua vita e di tutti i temi vicini alla sua generazione (serie tv, costume: ‘emo’, ‘truzzi’, ‘velinismi’, ‘moccia’ video giochi, sessualità, tecnologia). Willwoosh<strong> </strong>è un sapiente mix fra produzione e vlogging di grande successo che ha raggiunto 2.546.573 visualizzazioni canale e 64.083 iscritti. Anche in questo caso potremmo parlare della versione italiana dei vari: <strong><a href="http://www.youtube.com/user/nigahiga" target="_blank">Nigahiga</a>, <a href="http://www.youtube.com/user/Fred" target="_blank">Fred</a>,  <a href="http://www.youtube.com/user/ShaneDawsonTV" target="_blank">Shane DawsonTV</a>, <a href="http://www.youtube.com/user/RayWilliamJohnson" target="_blank">RayWilliamJohnson</a>, <a href="http://www.youtube.com/user/smosh" target="_blank">The Smosh</a></strong>.</p>
<p>Gugliemo ha un altro canale, <strong><a href="http://www.youtube.com/user/willwoosh2#p/u" target="_blank">The other side of GuTube</a></strong>, che utilizza per spiegare agli utenti gli effetti che utilizza nelle produzioni. Segue la sua community anche da <strong><a href="http://twitter.com/guglielmoscilla" target="_blank">Twitter</a></strong> e <a href="http://www.facebook.com/pages/willwoosh/116534143584?v=wall&amp;viewas=1337776" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a>.</p>
<p><strong><a href="http://casting.benetton.com/" target="_blank">It&#8217;s:my:time</a></strong></p>
<p><a href="http://www.benetton.it/portal/web/guest/home" target="_blank"><strong>Benetton</strong> </a>per cercare i volti della sua nuova campagna pubblicitaria ha coinvolto giovani aspiranti modelli con It&#8217;s:my:time,<strong> </strong>un articolato contest di ‘global casting’. Gli utenti sono stati invitati a raccontarsi con video, foto e messaggi all’interno della <strong><a href="http://casting.benetton.com/" target="_blank">community </a></strong>e del <strong><a href="http://www.youtube.com/user/benetton" target="_blank">brand channel</a></strong> su Youtube (che oggi conta 886.387 visualizzazioni totali e 1.429 iscritti).<strong> </strong>Oltre 65 mila ragazzi hanno inviato i loro materiali e votato i loro preferiti determinando una prima classifica di 100 ‘modelli’. Una giuria di esperti ha poi selezionato i 20 finalisti per la nuova campagna fotografica.</p>
<p>Oggi la community rimane un luogo di confronto e condivisione per tutti i giovani (<strong><a href="http://casting.benetton.com/blog" target="_blank">blog</a></strong>, <strong><a href="http://casting.benetton.com/users/1313849-sub_spartan" target="_blank">pagine profilo</a></strong>, <strong><a href="http://casting.benetton.com/entries" target="_blank">video wall</a></strong>, <strong><a href="http://casting.benetton.com/augmented_reality">giochi per smart phone</a></strong>). Interessante il testo della ‘call to action’ per capire come l’iniziativa sia orientata completamente all’utente: ‘<em>Siamo alla ricerca di qualcosa di diverso, originale, sorprendente, vero. Non si tratta soltanto di come ti mostri ma di chi sei. Come partecipare? Crea un profilo e mostraci il tuo stile. Per iniziare, manda anche soltanto una foto. Il resto dipende da te. Più materiale carichi sul tuo profilo, più possibilità hai di vincere. Sii creativo. Mostraci cosa significa essere te stesso e facci conoscere il tuo mondo</em>.’<strong></strong></p>
<p>Il panorama italiano è fortemente influenzato ancora dal ‘mainstream tv’: i video più visualizzati sono quelli che replicano l’offerta televisiva. Clio Make up, Willwoosh e It’s my time, sono un buon esempio di iniziative nate dall’osservazione della Rete per una produzione di successo nella Rete.</p>
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		<title>Personal Coach in Rete, c’è spazio per migliorare</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 14:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
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		<description><![CDATA[Life Coaching, Business Coaching, Sport Coaching. E poi ancora: Executive Coaching, Team Coaching, Coaching Organizzativo. Lo avrete capito   Si sta parlando del Coaching. E più in generale della crescita personale.
Ci è capitato di recente di navigare in Rete per analizzare il fenomeno Coaching, perlomeno sul Web italiano. In generale, nel mare magnum di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-715" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/coaching_300x200.jpg" alt="coaching_300x200" width="300" height="200" />Life Coaching, Business Coaching, Sport Coaching. E poi ancora: Executive Coaching, Team Coaching, Coaching Organizzativo. Lo avrete capito <img src='http://www.cultur-e.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  Si sta parlando del Coaching. E più in generale della crescita personale.</p>
<p>Ci è capitato di recente di navigare in Rete per analizzare il fenomeno Coaching, perlomeno sul Web italiano. In generale, nel mare magnum di Internet il settore della crescita personale è uno dei trend più in voga. Uno dei motivi è la tipologia del target: coloro che si rivolgono, ad esempio, a un <strong><a href="http://www.icf-italia.org/fic/?p=38" target="_blank">Personal Coach</a></strong> sono persone che stanno attraversando un momento particolare della propria vita, legato a un forte cambiamento professionale o personale, a una difficoltà nelle relazioni, alla mancata consapevolezza di alcune scelte decisive.</p>
<p>Nella ricerca, dunque, di qualcuno che possa darci una mano – che sia in grado di fornirci un consiglio in grado di farci sentire le persone giuste nel posto giusto al momento giusto – c’è una sorta di impazienza, di motivazione a fare qualcosa, a sbloccare la situazione di stallo. Ma nel panorama dell’offerta di corsi e servizi, spesso si trovano siti poco informativi e molto orientati al marketing. Diciamo questo perché quando si parla di Coaching non è efficace dare per scontate una serie di definizioni di base. E molti purtroppo lo fanno.<span id="more-713"></span></p>
<p>Cosa fa un Coach? Il Coach è un catalizzatore del cambiamento, è un professionista che si dedica allo sviluppo delle potenzialità di un individuo – ma anche di un gruppo, di una squadra, di un’organizzazione, di un’azienda – per il raggiungimento di obiettivi specifici. Il Coach dunque non aiuta, ma opera per promuovere l’autosviluppo del cliente, nel pieno rispetto della sua unicità e delle sue caratteristiche individuali. Possiamo dire che il Coach diventa il tramite per esplorare le situazioni, individuare i piani d’azione e raggiungere i propri obiettivi.</p>
<p>Detto questo, molti siti di Personal Coach non aiutano a chiarire il panorama piuttosto articolato del fenomeno coaching. Forse aiuterebbe spiegare quali siano le differenze con gli altri professionisti. Non stiamo dicendo che questi contenuti informativi debbano offuscare l’offerta di corsi e servizi, ma crediamo che la loro presenza definisca lo scenario in maniera più completa e consapevole.</p>
<p>Tra le aree più deboli (dal punto di vista della visione editoriale di una presenza in Rete) possiamo elencarne alcune:</p>
<p>- posizionamento più chiaro e incisivo dei vari siti e blog<br />
- grafica omogenea<br />
- contenuti (intervento di copywriting, informazioni di valore, agganci all’attualità)<br />
- interattività in chiave 2.0<br />
- multimedialità<br />
- identità univoca e coordinata nei diversi social media (Facebook, YouTube, Flickr, Linkedin, Twitter, ecc)<br />
- costruzione di una Social Media Map per fare networking<br />
- promozione in Rete nell’ambito di territori virtuali di settore (comunicati stampa per eventi, corsi, persone, prodotti, ecc)</p>
<p>In chiusura, si può dire che il settore della crescita personale in Rete può fare, a nostro avviso, un ulteriore salto di qualità grazie a una visione editoriale coerente e coordinata, sostenuta da un piano dei contenuti dettagliato e a lungo respiro. Ulteriori risorse sul <strong><a href="http://www.crescita-personale.it/siti/counseling-coaching/616/871/0" target="_blank">Personal Coaching</a></strong> si possono trovare su Crescita-personale.it. Per chi invece vuol saperne di più sulla professione di Personal Coach, esistono diversi <strong><a href="http://www.masterincoaching.com/?=sito_livio" target="_blank">Master</a></strong> in Italia che formano i professionisti del settore.</p>
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