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	<title>Cultur-e Blog - Dialoghi sulla rete - Blog collettivo</title>
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	<description>Diario collettivo di un gruppo di professionisti dei new media, opinioni, analisi, benchmark</description>
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		<title>Dai calciatori alle pensioni e ai Comuni, le ultime proteste del Web</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 09:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Internet è la “piazza” del ventunesimo secolo. Da tempo non c’è manifestazione, iniziativa o voce che non passi per il grande megafono della Rete. Dalla politica ai temi civili, dal gossip ai problemi dell’economia nazionale, in Italia come all’estero. Ancora di più in giorni critici come questi.
Gli esempi si sprecano: limitandosi solo al nostro Paese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1004" style="margin: 5px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/Screenshot-pagina-sciopero-calciatori-300x167.jpg" alt="Screenshot pagina sciopero calciatori" width="300" height="167" />Internet è la “piazza” del ventunesimo secolo. Da tempo non c’è manifestazione, iniziativa o voce che non passi per il grande megafono della Rete. Dalla politica ai temi civili, dal gossip ai problemi dell’economia nazionale, in Italia come all’estero. Ancora di più in giorni critici come questi.</p>
<p>Gli esempi si sprecano: <strong>limitandosi solo al nostro Paese, ultimo grande motivo di protesta sono stati i provvedimenti della manovra del Governo, su tutti pensioni e tagli agli enti locali</strong>. La previsione di un contributo di solidarietà per alcune fasce di reddito e la norma che escludeva dal calcolo dell’età pensionabile gli anni di laurea e servizio militare (per ora stralciata) hanno innescato le polemiche: su Facebook sono già nati diversi gruppi, da “No all’abolizione del riscatto della laurea e del servizio militare”, con oltre 3500 fan a “Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria”, che ha circa 143mila “mi piace”, in rotta soprattutto con i privilegi della Chiesa e la questione Ici.<span id="more-1003"></span> Si moltiplicano di giorno in giorno anche i commenti agli articoli delle testate Web, da quelle maggiormente “schierate” alle più neutrali, dai toni diversi ma quasi tutti poco “lusinghieri”.</p>
<p><strong>Anche Comuni e Province non stanno a guardare: dopo la “stretta” annunciata di recente, si sono dati da fare</strong> per le strade e in Rete. Ad esempio, Uncem (Unione nazionale Comuni, comunità ed enti montani), Legambiente e Anci della Toscana hanno dato vita a una <a href="http://www.uncemtoscana.it/#diretta" target="_blank">maratona Web</a>, cui hanno partecipato sindaci, parlamentari e altri esponenti politici, invitati a dire la propria su tagli e manovra finanziaria.</p>
<p>Immancabili, poi, le reazioni allo <strong>sciopero dei calciatori</strong>: principale oggetto del contendere il pagamento del contributo di solidarietà richiesto dal Governo e la possibilità di allenamento per i giocatori fuori rosa. Anche in questo caso i social network hanno fatto da protagonisti: basti pensare ai gruppi “Sciopero dei calciatori: andate a lavorare”, a quota 9mila fan, o “Sciopero dei calciatori?una barzelletta che non fa ridere”, con oltre 1300 like.</p>
<p>Una partecipazione ormai sempre più forte, che ha già dato i suoi frutti fuori dalla Rete: l’esito degli ultimi referendum, ad esempio, ha dimostrato come il Web sia uno strumento utilissimo di dibattito e diffusione della conoscenza.</p>
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		<title>Le donne preferiscono i social network</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[I social network esercitano un’attrazione particolare sulle donne, almeno secondo quanto afferma una recente ricerca del Pew Internet and American Life Project, progetto del Pew Research Center, centro di ricerca americano su tematiche e tendenze sociali.
Secondo lo studio, riferito al 2010, il 69% delle donne intervistate naviga, infatti, quotidianamente su Facebook, Twitter e altri social [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-997" style="margin: 5px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/donne-e-social-media1-150x150.jpg" alt="donne e social media" width="150" height="150" />I social network esercitano un’attrazione particolare sulle donne, almeno secondo quanto afferma una recente ricerca del <a href="http://pewinternet.org/" target="_blank"><em>Pew Internet and American Life Project</em></a>, progetto del<a href="http://pewresearch.org/" target="_blank"> <em>Pew Research Center</em></a>, centro di ricerca americano su tematiche e tendenze sociali.</p>
<p>Secondo lo studio, riferito al 2010, <strong>il 69% delle donne intervistate naviga, infatti, quotidianamente su Facebook, Twitter e altri social network, rispetto al 60% degli uomini.</strong> La tendenza è ancora più evidente se si dà un’occhiata ai dati relativi a Facebook: il 18% delle componenti del gentil sesso aggiorna il proprio status sul social network diverse volte al giorno, contro l’11 degli uomini, il 25% di esse commenta quotidianamente post e stati altrui, contro il 17% della controparte maschile e, infine, il 13% fa commenti a foto giornalmente, in confronto al 4% degli utenti di sesso opposto. Inoltre, va detto che non ci sono significative differenze di razza, origine etnica, reddito familiare e livello di istruzione, così come non cambia molto la frequenza d’utilizzo dei social network a seconda se si vive in un ambiente urbano o rurale. <span id="more-995"></span></p>
<p>In generale, <strong>la fruizione dei social network è in crescita</strong>: lo scorso anno il 65% degli intervistati ha affermato di utilizzarli spesso, rispetto al 60% del 2009 e con uno scarto ancora maggiore in rapporto al 2008, quando la percentuale si attestava sul 29%. La fascia d’età più “social” è quella compresa tra i 18 e i 29 anni, seguita da quella 30/49 (70%). Anche gli utenti fra i 50 e i 64 anni sono abbastanza presenti sui social network (51%).</p>
<p>L’analisi del <em></em> raccoglie anche i giudizi degli utenti: la maggior parte degli intervistati definisce i social network “buoni”, descrivendo la propria esperienza con aggettivi come “divertente”, “interessante” e “conveniente”.  Insomma, gli utenti americani sono sempre più numerosi e sempre più soddisfatti della loro vita “social”.</p>
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		<title>Le riviste italiane &#8220;snobbano&#8221; Internet</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella tra il Web e le nostre riviste è una relazione fragile, se non, in molti casi, addirittura inesistente.
A 20 anni dallo sviluppo della Rete, un periodico italiano su due non ha, infatti, una presenza su Internet. Il dato arriva da un approfondimento del rapporto sui media, realizzato dall’Osservatorio new media del Politecnico di Milano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella tra il Web e le nostre riviste è una relazione fragile, se non, in molti <img class="alignleft size-medium wp-image-976" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/08/new-media1-300x167.jpg" alt="new media" width="300" height="167" />casi, addirittura inesistente.<br />
A 20 anni dallo sviluppo della Rete, un periodico italiano su due non ha, infatti, una presenza su Internet. Il dato arriva da un <strong>approfondimento del rapporto sui media, realizzato dall’Osservatorio new media del <a href="http://www.polimi.it/" target="_blank">Politecnico di Milano</a></strong>, riferito ai primi mesi del 2011.<span id="more-975"></span></p>
<p>La ricerca è stata condotta su mille riviste, di cui il 68% mensili, il 20% bimestrali, il 10% settimanali e il 2% quindicinali. Alcune cifre significative:<strong> il 48% delle testate è assente sul Web</strong>; per il resto, il 29% dei periodici ha un proprio sito, mentre il 23 dispone di una sezione di un portale riconducibile direttamente alla propria testata. L’editoria periodica italiana dimostra, dunque, di non cogliere le opportunità che arrivano dalla Rete. <strong>L’aspetto più sorprendente è, però, un altro: se gran parte delle riviste sfrutta poco o per niente Internet, allo stesso tempo strizza l’occhio alle applicazioni per <em>smartphone</em> e <em>tablet</em></strong>.  Su 115 applicazioni per <em>smartphone</em> censite, la penetrazione sui periodici è del 44%, mentre a gennaio 2011 erano già 40 le testate periodiche che avevano sviluppato un’<em>app</em> per iPad.<br />
L’analisi ha, poi, incrociato i due dati, nell’intento di tracciare un quadro completo: per citare qualche esempio, sono 386 i periodici, secondo le parole della ricerca, “fermi al palo”, ossia senza sito né applicazioni mobile, mentre, all’opposto, le testate che si possono definire a pieno titolo “multicanale” sono appena 21 su mille. L’anomalia è rappresentata dai cosiddetti “saltimbanchi”: testate molto “attive” dal punto di vista delle applicazioni per <em>smartphone</em> e iPad, ma “lente” nella crescita sul Web.</p>
<p><strong>Il titolo della ricerca “New media: tante novità, ma quali strategie?” non è affatto casuale</strong>. In molti casi, quindi, si assiste chiaramente alla mancanza di una visione organica relativa al Web. È evidente che tante testate abbiano subìto la moda del <em>tablet</em>, buttandosi a capofitto su un nuovo settore di mercato senza avere sviluppato in precedenza una presenza efficace in Rete.</p>
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		<title>Il nuovo portale del Secondo Polo Turistico di Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 09:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Progettazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra i lavori in corso in questi mesi estivi, quella di preparare i testi per un sito che parla di parchi dei divertimenti, di nuove strutture fieristiche e di valorizzazione del patrimonio naturalistico e archeologico, è tutto sommato un’attività in sintonia con gli argomenti vacanzieri che ci circondano.
Inoltre, abitare a Roma da oltre 20 anni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-981" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/08/polo_turistico_300x200.jpg" alt="Il nuovo portale del Secondo Polo Turistico di Roma" width="300" height="200" />Tra i lavori in corso in questi mesi estivi, quella di preparare i testi per un sito che parla di parchi dei divertimenti, di nuove strutture fieristiche e di valorizzazione del patrimonio naturalistico e archeologico, è tutto sommato un’attività <strong>in sintonia con gli argomenti vacanzieri</strong> che ci circondano.</p>
<p>Inoltre, abitare a Roma da oltre 20 anni, è un elemento che a nostro avviso facilita il lavoro di analisi e la redazione dei contenuti per il nuovo portale web del <strong>Secondo Polo Turistico della Capitale</strong>. La conoscenza diretta, infatti, dei luoghi, dei flussi turistici, delle opportunità offerte a chi è interessato a trascorrere una vacanza a Roma rappresenta, di fatto, un’opzione <em>concreta</em> che aiuta a capire meglio le finalità del portale.</p>
<p>Obiettivo specifico del progetto &#8211; e di conseguenza del suo portale Web &#8211; è quello di <strong>diversificare l’offerta turistica della Capitale</strong> integrandola di elementi innovativi e moderni, ridistribuire il carico dei flussi su diverse aree del territorio, aumentare il numero di presenze turistiche, stimolandone il ritorno e prolungandone la permanenza in città e nei comuni limitrofi.<span id="more-979"></span></p>
<p>Come conseguenza del progetto, il Comune di Roma intende far crescere e promuovere un <a title="I progetti del Secondo Polo Turistico" href="http://www.turismoroma.it/about-roma/roma-2020" target="_blank"><strong>distretto culturale/turistico</strong></a> che coinvolga aziende, tour operator, alberghi e ristoranti, con l’idea di presentare una nuova offerta turistica ai diversi pubblici italiani e stranieri (businessman, famiglie, giovani, ecc.).</p>
<p><strong>L’intento finale del portale web</strong> a cui stiamo lavorando sarà quello di far conoscere in anteprima la nuova città turistica di Roma, con tutto quello che ha e avrà da offrire nei prossimi anni nel proprio territorio a livello culturale, di svago e divertimento, di contatto con la natura e il mare, di business e interesse congressuale/fieristico.</p>
<p>Il nuovo sito, dunque, spiegherà in forma semplice e multimediale il progetto, i suoi obiettivi, le potenzialità, l’impatto positivo sul territorio (<strong>infrastrutture, viabilità, economie locali, nuova occupazione</strong>), con informazioni e aggiornamenti per i turisti così come per i cittadini.</p>
<p>Tra le anteprime che vedremo sul portale, ci saranno le descrizioni relative ai “Ludi di Roma”, un <strong>parco a tema storico</strong> che aprirà a ridosso di Fiumicino nel 2015. Il parco sarà <strong>dedicato alla storia di Roma Antica</strong>: il visitatore – grazie anche all&#8217;ausilio di ricostruzioni virtuali – potrà ritrovarsi fra il pubblico del Colosseo, o partecipare e vincere una corsa di bighe al Circo Massimo.</p>
<p>A seguire, oltre a <strong>Cinecittà world</strong> – il più grande parco a tema italiano, dedicato al mondo del cinema &#8211; nascerà anche il <strong>primo campo da Golf pubblico della Capitale</strong>, con 90 ettari di gioco nella zona di Ponte Galeria, che intercetterà i flussi turistici degli appassionati di questo sport, ormai praticato a livello globale.</p>
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		<title>E-democracy, la Rete promuove modelli di democrazia partecipata</title>
		<link>http://www.cultur-e.it/blog/tematiche/e-government/e-democracy-la-rete-promuove-modelli-di-democrazia-partecipata/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 10:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Benchmark]]></category>
		<category><![CDATA[e-government]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia partecipata]]></category>
		<category><![CDATA[e-democracy]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concetto di democrazia partecipata sottolinea l&#8217;importanza dell’impegno attivo di tutti i cittadini alla vita politica di un Paese. Un tema divenuto molto caldo soprattutto negli anni ’60 e che, in tempi più recenti, ha ricevuto una notevole spinta dalla diffusione di Internet e dalla nascita dei primi progetti di e-democracy.
La crescita e lo sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-990" style="margin: 8px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/08/edem.jpg" alt="edem" width="300" height="200" />Il concetto di <em>democrazia partecipata</em> sottolinea l&#8217;importanza dell’impegno attivo di tutti i cittadini alla vita politica di un Paese. Un tema divenuto molto caldo soprattutto negli anni ’60 e che, in tempi più recenti, ha ricevuto una notevole spinta dalla diffusione di Internet e dalla nascita dei primi progetti di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/E-democracy" target="_blank">e-democracy</a>.</p>
<p>La crescita e lo sviluppo del Web come strumento quotidiano per la comunicazione,  la ricerca e lo scambio di informazioni, ha fornito un contributo importante al rafforzamento dei <strong>modelli partecipativi</strong>, aumentando, almeno potenzialmente, l&#8217;opportunità per i cittadini di interagire ed esprimere punti di vista e idee che gli organismi di potere, in nome dell&#8217;interesse comune,  hanno il compito di raccogliere e tradurre in fatti.</p>
<p><span id="more-989"></span></p>
<p>Sin dall’inizio degli anni ‘90 sono stati portati avanti interessanti esperimenti online che hanno riguardato sia <strong>la pubblica amministrazione</strong>, con l’obiettivo di rendere più trasparente e attivo  il rapporto con il cittadino, sia <strong>progetti spontanei</strong>, nati grazie all’impulso dato da blog e social network alla formazione di discussioni in Rete.</p>
<p>Il percorso verso la realizzazione di una &#8220;democrazia partecipata&#8221; è ancora costellato da &#8220;cantieri&#8221; anche se non mancano<a href="http://www.partecipa.net/wcm/partecipanet/menu/e_democracy/esperienze.htm" target="_blank"> casi d&#8217;eccellenza in Europa</a> e nel mondo. Basti citare <a href="http://www.epractice.eu/index.php?page=home" target="_blank">Epractice</a>, il portale per le comunità professionali creato dalla Commissione Europea e <a href="http://www.give-your-voice.eu/index.php/Newsletter/index.php?option=com_frontpage&amp;Itemid=1" target="_blank">VoicE</a>, progetto europeo per raccogliere le opinioni dei cittadini dell’Unione in merito ad alcuni temi di interesse comunitario. Stati Uniti e Brasile, invece, sono due tra i paesi più all’avanguardia per quanto riguarda il <strong>sistema di votazione online</strong>, sperimentate (<a href="http://www.repubblica.it/online/tecnologie_internet/votoviaweb/arizona/arizona.html" target="_blank">in USA già dal 1999</a>) per aumentare la partecipazione civica soprattutto tra i giovani.</p>
<p>Anche in Italia, tuttavia, si registrano alcuni  casi di successo. Ad oggi sono più di 50 <a href="http://www.pubblicaamministrazione.net/e-government/articoli/2122/p1/democrazia-partecipata-in-italia.html" target="_blank">i progetti già avviati dalle pubbliche amministrazioni italiane</a> per avvicinare i cittadini e offrire loro nuovi strumenti di partecipazione.</p>
<p>Tra i primi, pionieristici tentativi, va ricordato il caso di <a href="http://www.comune.bologna.it/" target="_blank"> Iperbole</a>, una fra le prime Reti Civiche promosse da una pubblica amministrazione in Europa e nata a Bologna nel 1995. Finalizzata alla diffusione e all&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie al servizio dei cittadini, è divenuta negli anni uno strumento importante di discussione e valorizzazione del territorio locale.</p>
<p>Più recente, invece, è  il progetto <a href="http://partecipa.net/" target="_blank">Partecipa.net </a>avviato nell&#8217;autunno del 2005 dall’amministrazione dell’ Emilia-Romagna per favorire il dialogo tra cittadini e politica. Attraverso il portale <strong>Io Partecipo</strong> si possono ottenere informazioni e risposte tramite newsletter e forum, dare pareri sui servizi offerti dalla pubblica amministrazione e condividere notizie e segnalazioni. Visti i risultati positivi, l&#8217;iniziativa è stata estesa ad altri comuni attraverso lo sviluppo e la diffusione di un pacchetto open source della piattaforma tecnologica utilizzata (<a href="http://partecipa.net/wcm/partecipanet/menu/partecipa_net/kit_e_democracy.htm" target="_blank">Kit dell&#8217;e-democracy</a>).</p>
<p>Nel 2007 la <strong>Regione Toscana</strong>, unico caso in Italia, ha approvato una legge che riconosce e garantisce a tutti il diritto alla partecipazione e ha attivato <a href="http://www.regione.toscana.it/partecipazione/" target="_blank">sul proprio sito internet</a> una lista di servizi e attività dedicata ai residenti nel territorio toscano.</p>
<p>Al di là dei progetti sviluppati dalla PA, non vanno dimenticate anche le iniziative spontanee nate sul web grazie all’impegno dei blogger o alla diffusione di social network tematici. Il miglior caso italiano è quello di <a href="http://www.bloggoverno.net/" target="_blank">BlogGoverno</a>, uno spazio di discussione e dibattito creato per aumentare la consapevolezza politica e realizzare un “controllo” sull’agenda del Governo Italiano. <a href="http://www.mynetgov.com/" target="_blank">Mynetgov</a>, invece è una<strong> piattaforma social</strong> sviluppata in Portogallo che coltiva l’ambizioso obiettivo di realizzare una vera forma di democrazia partecipata e globale, capace di influenzare le decisioni prese dai vari governi nazionali. Nel Forum (sviluppato in 8 lingue: inglese, spagnolo, francese, portoghese, italiano, tedesco, arabo e cinese)  vengono discussi, per esempio, temi di interesse mondiale quali  i cambiamenti climatici, il debito dei paesi in via di sviluppo o il futuro dell’Amazzonia.</p>
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		<title>Informatici senza frontiere</title>
		<link>http://www.cultur-e.it/blog/senza-categoria/informatici-senza-frontiere/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 09:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[informatici senza frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[software liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un gruppo di imprenditori veneti, e una manciata di ragazzi con la passione per i computer e la Rete, hanno fatto nascere “Informatici senza Frontiere”, un’associazione no-profit dedicata alla tecnologia. Una sorta di sorella minore dei più celebri “Medici senza Frontiere”.
Di fatto l’obiettivo è lo stesso: portare l’eccellenza nei luoghi dove fa fatica ad arrivare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-958" style="margin: 5px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ISF_300x200.jpg" alt="Informatici senza frontiere" width="300" height="200" />Un gruppo di imprenditori veneti, e una manciata di ragazzi con la passione per i computer e la Rete, hanno fatto nascere “<strong>Informatici senza Frontiere</strong>”, un’associazione no-profit dedicata alla tecnologia. Una sorta di <em>sorella minore</em> dei più celebri “Medici senza Frontiere”.</p>
<p>Di fatto l’obiettivo è lo stesso: portare l’eccellenza nei luoghi dove fa fatica ad arrivare. E l’eccellenza, nella Rete, è fatta di connessioni veloci, pc all’avanguardia, software liberi. I volontari di “Informatici senza frontiere” si muovono in tutt’Italia: tengono corsi nelle carceri, formano studenti nelle periferie, insegnano agli anziani ad essere meno soli con Facebook.</p>
<p>Se la tecnologia aiuta i disagiati a sentirsi meglio, <strong>l’Africa non poteva mancare</strong> come territorio da coinvolgere. Il fiore all’occhiello si chiama “<strong>Open Hospital</strong>”, un software sviluppato insieme agli studenti dell’università di Bari che permette agli ospedali del continente di gestire in modo elettronico le cartelle cliniche dei pazienti.<span id="more-956"></span></p>
<p>Se questo programma non fosse passato per le mani dei cyber-attivisti, quante migliaia di euro sarebbe costato? Invece così <strong>viaggia gratis</strong> tra le strutture di Kenya, Congo e Benin, con tutti i centri della zona liberi di riprodurlo e modificarlo.</p>
<p>“Informatici senza Frontiere” intende – come prossimo passo – coinvolgere le istituzioni locali. Dunque <strong>il futuro dell’Africa passa anche da Internet</strong>: perché è dentro la Rete, in particolare nei social network, che l’onda lunga dell’impegno sociale e del volontariato si è spostata.</p>
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		<title>Analisi di scenario sui player dell’energia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 08:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Benchmark]]></category>
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		<category><![CDATA[Progettazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle recenti attività svolte in agenzia è stata un’analisi di benchmark per un potenziale cliente che opera nel settore dell’energia. Il benchmark è stato per noi il punto di partenza per arrivare a definire una riprogettazione tecnica ed editoriale del sito istituzionale, compresa la progettazione di un mini-sito a parte dedicato all’efficienza energetica.
L’obiettivo – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-963" style="border: 0pt none; margin: 0px 5px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/rinnovabili_300x200.jpg" alt="Analisi di scenario sui player dell’energia " width="300" height="200" />Una delle recenti attività svolte in agenzia è stata un’<strong>analisi di benchmark</strong> per un potenziale cliente che opera nel settore dell’energia. Il benchmark è stato per noi il punto di partenza per arrivare a definire una riprogettazione tecnica ed editoriale del sito istituzionale, compresa la progettazione di un mini-sito a parte dedicato all’efficienza energetica.</p>
<p>L’obiettivo – attraverso l’individuazione di un <strong>nuovo progetto editoriale e la revisione dei servizi tecnologici</strong> – era operare una profonda revisione del portale dal punto di vista delle strategie e degli stili di comunicazione, delle architetture informative, degli strumenti interattivi e grafici, delle strategia di promozione online (con successivo posizionamento nei canali digitali).</p>
<p>Può non essere così scontato riassumere brevemente i <strong>diversi passaggi</strong> che ci hanno portato a formulare l’offerta tecnica vera e propria.<span id="more-961"></span></p>
<p>Oltre alla profonda esperienza nel settore dell’energia – acquisita in molti anni come consulenti del gruppo Enel – abbiamo esteso la nostra analisi ai diversi attori presenti sulla scena italiana. Cominciando dai <strong>siti corporate</strong>, ci siamo concentrati su come viene presentata l’immagine aziendale, le notizie e la trasparenza di informazione per l’azionariato.</p>
<p>Siamo poi passati alle <strong>offerte di servizio</strong>, in certi casi declinate in mini-siti a parte, in altre complementari al sito corporate vero e proprio. Come terzo ambito di analisi, abbiamo esplorato l’area dei <strong>social media e network</strong>, ovvero la presenza dei player dell’energia italiana sui diversi canali YouTube, Facebook, Twitter, Flickr e così via.</p>
<p><strong><br />
Buone idee e aree di miglioramento</strong></p>
<p>Complessivamente il livello medio dei portali che parlano di energia è sembrato discreto-buono, specialmente per le sezioni più <strong>corporate</strong>, dove abbiamo riscontrato una serie di sforzi per ampliare la base informativa. Altrettanto “spinte” sono le aree dedicate al <strong>business</strong>, dove il taglio in chiave marketing è supportato da informazioni abbastanza coerenti con la grafica circostante.</p>
<p>Passando alle aree di miglioramento, va detto che parecchio c’è da fare sia nell’ambito della comunicazione degli <strong>eventi </strong>e delle iniziative rivolte ai giovani e alle scuole, e sia in chiave <strong>social</strong>, dove le scelte spesso si rivelano troppo prudenti per un pubblico che potrebbe invece beneficiare delle enormi potenzialità degli strumenti.</p>
<p>In chiusura, curiosando qua e là per l’analisi di benchmark, abbiamo mappato alcune <strong>buone idee in chiave “energetica”</strong>. Una riguarda un mini-sito che Legambiente dedica alle energie rinnovabili e che riporta una serie di <a title="Fonti rinnovabili" href="http://www.fonti-rinnovabili.it/index.php?c=best-practice" target="_blank"><strong>best practice</strong></a> messe in campo da Comuni italiani particolarmente “virtuosi” in questo settore.</p>
<p>Un’altra si riferisce a un’ipotesi di <strong>check-list dei controlli</strong> da fare per chi ha deciso di cambiare o ristrutturare la propria abitazione. Visto che le precauzioni da prendere prima di comprare casa non sono mai troppe, vale la pena seguire questo promemoria offerto dal sito <a title="Vivi con stile" href="http://www.viviconstile.org/consigli" target="_blank"><strong>Vivi con stile</strong></a>.</p>
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		<title>Fukushima e il dibattito sul nucleare italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 15:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<category><![CDATA[hack]]></category>
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		<description><![CDATA[Un mese e mezzo fa un sisma di intensità 8,9 della scala Richter e un violento tsunami hanno devastato il Giappone. Una delle conseguenze è stato l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima:  l’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del paese asiatico ha classificato l’episodio al livello 7 della scala INES (la scala internazionale degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-952" style="margin: 5px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/nucleare3.jpg" alt="nucleare" width="300" height="200" />Un mese e mezzo fa un <strong>sisma</strong> di intensità 8,9 della scala Richter e un violento <strong>tsunami</strong> hanno devastato il Giappone. <strong>Una delle conseguenze è stato l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima</strong>:  l’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del paese asiatico ha classificato l’episodio al livello 7 della scala INES (la scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici).</p>
<p><strong>Il disastro giapponese ha riportato in primo piano il tema del ritorno al nucleare nel nostro Paese</strong>, anche in vista del referendum del prossimo giugno, che deciderà le sorti dell’atomo.<br />
Il dibattito ha ovviamente preso piede nell’ambito dell’informazione, che ha raccolto le voci della politica, della scienza e dell’opinione pubblica.  Da addetti ai lavori  della comunicazione, ne abbiamo seguito  l’evoluzione su stampa e web, riscontrando diverse posizioni a riguardo.</p>
<p><span id="more-945"></span></p>
<p>Durante le settimane immediatamente successive all’incidente il Governo ha approvato una<strong> moratoria</strong> di un anno sugli adempimenti relativi all’individuazione dei siti per le centrali nucleari, una “pausa di riflessione” per svolgere analisi più approfondite circa la sicurezza degli impianti. In <strong>ambito</strong> <strong>politico</strong>, se la decisione è stata salutata con favore dagli esponenti della maggioranza, tra cui il ministro dello Sviluppo economico <strong>Paolo Romani</strong>, l’opposizione ha etichettato il provvedimento come un “inganno” in vista del referendum, per evitare il raggiungimento del quorum.</p>
<p>Anche il mondo della scienza ha sentito l’esigenza di parlare, cercando di diffondere un punto di vista più “tecnico” sulla questione e meno legato a fattori emotivi: il presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, <strong>Umberto</strong> <strong>Veronesi</strong> ha appoggiato la moratoria, pur restando favorevole all’atomo. L’astrofisica <strong>Margherita Hack</strong> ha ribadito l’importanza di non farsi trascinare dall’emotività e soprattutto la necessità di una fonte energetica come il nucleare per il nostro Paese. Altri scienziati, come il premio Nobel per la fisica <strong>Carlo Rubbia</strong>, hanno proposto una riflessione su soluzioni alternative, come le <strong>centrali a torio</strong>, già sperimentate in paesi come Cina e India.</p>
<p>È evidente che la crisi giapponese abbia inevitabilmente condizionato l’opinione pubblica, anche alla luce del disastro di Chernobyl di poco più di vent’anni fa. Mai come in questo momento chi si occupa di comunicazione deve cercare di favorire un <strong>confronto quanto più obiettivo possibile</strong>, facendo da “ago della bilancia” tra le diverse opinioni in gioco.</p>
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		<title>Informazione social, ma tradizionale</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 08:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>

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		<description><![CDATA[Rispetto agli Stati Uniti rimaniamo molti passi indietro nella ricerca delle notizie sul web, preferendo i mezzi tradizionali come la tv. Siamo però simili agli americani nel modo di navigare. È quanto emerge dalla ricerca “Le news e gli italiani: dalla carta stampata, alla rete, al mobile” condotta da LaRica, il laboratorio di ricerca sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-934" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/social_300x2001.jpg" alt="social_300x200" width="300" height="200" />Rispetto agli Stati Uniti rimaniamo molti passi indietro nella ricerca delle notizie sul web, preferendo i mezzi tradizionali come la tv. Siamo però simili agli americani nel modo di navigare. È quanto emerge dalla ricerca “<strong>Le news e gli italiani: dalla carta stampata, alla rete, al mobile</strong>” condotta da LaRica, il laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata dell’Università di Urbino.</p>
<p>Dall’indagine – che ha offerto una panoramica delle principali fonti di informazione degli italiani, delle loro preferenze e comportamenti in relazione al mondo dei media – risulta che ancora oggi, sono <strong>i media tradizionali</strong> a dominare la scena italiana. La televisione si afferma il mezzo di informazione più utilizzato (90,8%) e quello considerato più influente nella formazione delle opinioni (62,1%).<span id="more-931"></span></p>
<p>Contestualmente, gli italiani si informano attraverso più e diversi media. L’orientamento è verso un’informazione fatta di <strong>tante ‘tessere’, come un puzzle</strong>, che abbandona sempre di più il modello rituale della lettura del giornale e della visione dei telegiornali. Ciò nonostante, internet risulta ancora ultimo nella classifica dei mezzi utilizzati e determinanti nella formazione dell’opinione pubblica, diversamente da quanto accade negli Usa, dove il web ha di recente scavalcato per utilizzo radio e carta stampata.</p>
<p>Sono tuttavia pochi (4%) gli italiani che si affidano a una sola <strong>piattaforma informativa</strong>. Il 50,5% usa una combinazione di fonti informative online ed offline e quasi la metà dei nostri connazionali (48,7%) dichiara di usare 5 o più mezzi di comunicazione (radio, tv locale, tv nazionale, allnews, stampa locale, stampa nazionale, internet). L’avvento dei nuovi media sembra procedere dunque più per espansione che per sostituzione.</p>
<p>E se adulti e anziani dichiarano di informarsi più spesso e con più assiduità rispetto ai giovani, quasi il 61% degli online news consumer si informano attraverso portali internet che aggregano notizie. Da notare il dato sui <strong>social media</strong>: il 23% del campione ottiene informazioni da altre persone o organizzazioni seguite su Facebook (inclusi parenti e amici personali).</p>
<p>Infine, anche in Italia, l’informazione inizia a diventare <strong>mobile </strong>(il 14,4% del campione – meno della metà del dato americano e il 27% di chi naviga in Internet – si informa anche attraverso il proprio cellulare), <strong>personalizzata </strong>(il 19,9% personalizza la sua pagina iniziale di internet per includere le sue fonti informative o temi preferiti) e <strong>partecipativa </strong>(il 36,4% degli utenti di siti di social network ha contribuito alla creazione di news, ha inserito commenti o diffuso notizie attraverso la posta elettronica e i siti di social network come Facebook e Twitter).</p>
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		<title>Personal Branding per far crescere il tuo valore</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 10:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[È sempre più evidente il fatto che i social media stanno cambiando il business. Confrontandomi di recente con professionisti esperti di comunicazione, si era d’accordo che – mai come adesso – un Brand è molto influenzato non tanto dalla pubblicità a pagamento, ma da ciò che le persone dicono in Rete su quella marca o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-941" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/personal-branding_300x200.jpg" alt="personal-branding_300x200" width="300" height="200" />È sempre più evidente il fatto che i social media stanno cambiando il business. Confrontandomi di recente con professionisti esperti di comunicazione, si era d’accordo che – mai come adesso – un Brand è molto influenzato non tanto dalla pubblicità a pagamento, ma da <strong>ciò che le persone dicono in Rete</strong> su quella marca o quel tale personaggio.</p>
<p>Per analogia, il Personal Branding di ognuno di noi risulta, di fatto, condizionato da cosa il pubblico dice di noi stessi sul web. Stressando il concetto, <strong>non è tanto ciò che dici</strong> a definire il tuo Brand personale, ma quello che condividi, le conversazioni a cui partecipi e la capacità di mantenere la promessa di valore che sostieni. Di fatto è il pubblico stesso a confermare l’immagine mentale che hai del tuo Brand.<span id="more-939"></span></p>
<p>Tutto ciò può sembrare strano a chi conosce poco alcuni fondamenti della comunicazione. Partendo da uno dei principali assiomi, sappiamo come le parole (<strong>verbale</strong>) influiscano solo per un 7% sull’efficacia della comunicazione interpersonale. Sono gli altri due elementi – il <strong>paraverbale </strong>(tutto ciò che riguarda la voce: tono, volume, pause, ritmo) e il <strong>non verbale</strong> (atteggiamento, sguardo, gesticolazione, prossemica) a influenzare il valore della comunicazione, rispettivamente al 38% e al 55%.</p>
<p>Occupandoci di contenuti sul web, spesso ci siamo chiesti come fare – attraverso la <strong>scrittura </strong>– a far passare verso il pubblico i due elementi (paraverbale e non verbale) che rappresentano il 93% del successo in uno scambio di idee, informazioni o contenuto. In sintesi, la domanda è: <strong>come si fa a dare forza al proprio messaggio scritto</strong>, sapendo che il modo di gesticolare o il tono della voce non passano attraverso la pagina di un libro o il testo di un’email?</p>
<p>In realtà queste informazioni passano. E per questo che entra in gioco il Personal Branding, la nostra presenza in Rete. Chiunque di noi infatti abbia un blog o un sito personale, saprà che i lettori/utenti/clienti navigano i nostri contenuti su internet e <strong>percepiscono la globalità</strong> della nostra presenza in Rete.</p>
<p>In che modo? Diciamo che si saranno fatti un’idea di noi attraverso il modo che abbiamo di proporci e di muoverci attraverso il nostro blog, i profili social, le newsletter, i video e audio.</p>
<p>Avranno quindi incamerato degli elementi <strong>non verbali</strong> (come ti muovi nei vari punti della Rete, che distanza mantieni rispetto a una serie di eventi) e <strong>paraverbali </strong>(che tono usi nel commentare, nel proporti, nel gestire un’obiezione, nel promuovere un’idea o un servizio).</p>
<p>Elementi che formano un <strong>sub-strato sul quale lui appoggerà il contenuto verbale</strong> (le tue parole, i tuoi concetti e ragionamenti) che di volta in volta gli proporrai. In conclusione, la nostra presenza in Rete si legge, si vede, si intuisce, si percepisce, si calibra a seconda di quali e quanti “movimenti” abbiamo fatto attraverso il web.</p>
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