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	<title>Cultur-e Blog - Dialoghi sulla rete - Blog collettivo</title>
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	<description>Diario collettivo di un gruppo di professionisti dei new media, opinioni, analisi, benchmark</description>
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		<title>L’informazione viaggia veloce sul Web</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 17:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[La cultura, l’istruzione e la conoscenza sono sempre più fruibili, accessibili e immediati. Secondo un sondaggio, Internet è la terza fonte di informazione per gli americani, dopo le stazioni televisive locali e nazionali.
Sulla Rete cambia il modo di leggere le notizie e di approcciarsi alla lettura. Infatti anche i libri, simbolo per eccellenza di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-606" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/culturr-e.jpg" alt="culturr-e" width="300" height="199" />La cultura, l’istruzione e la conoscenza sono sempre più fruibili, accessibili e immediati. Secondo un <a href="http://pewresearch.org/pubs/1508/internet-cell-phone-users-news-social-experience">sondaggio</a>, Internet è la terza fonte di informazione per gli americani, dopo le stazioni televisive locali e nazionali.<br />
Sulla Rete cambia il modo di leggere le notizie e di approcciarsi alla lettura. Infatti anche i libri, simbolo per eccellenza di una saggezza che si tramanda, sono minacciati sia dallo sviluppo di alcuni social network (ad esempio <a href="http://issuu.com/">Issuu</a> che permette di leggere testi anche integrali) sia dai loro nemici diretti: gli e-book. Non a caso in America tre mesi fa, gli e-book hanno superato i libri nelle vendite: Amazon, il popolare on-line store, produttore dell’e-book reader Kindle, ha battuto per la prima volta le librerie tradizionali.</p>
<p><span id="more-605"></span>Il cambiamento verso il mondo digitale sta investendo moltissimi settori, stravolgendo anche redazioni giornalistiche e testate storiche come <strong>The Guardian</strong>, il francese <strong>Le Monde</strong> e il quotidiano spagnolo <strong>La Vanguardia</strong>. Con la diffusione di cellulari dotati di fotocamera, i lettori spesso si trovano a registrare per primi fatti e avvenimenti importanti, diventando fonte preziosa per agenzie e testate giornalistiche. Siamo arrivati al giornalismo partecipativo, che toglie l’esclusività dell’informazione ai professionisti del settore. Ogni evento improvviso viene ripreso, fotografato e commentato in anteprima dai cittadini che si trovano sul posto. Poi condiviso in Rete, via Youtube o raccontato in diretta via Twitter. Un esempio del giornalismo partecipativo è <a href="http://www.youreporter.it/">YouReporter.it</a> un portale i cui contenuti sono realizzati dai cittadini. Un bagaglio di “servizi” che diventa fonte preziosa anche per i grandi network nazionali.<br />
Caso concreto di citizen journalism è il quotidiano di una cittadina del Sud Caroline “Bluffton Today”. Si tratta del primo quotidiano scritto interamente dai cittadini che inviano il proprio materiale al sito BlufftonToday.com.</p>
<p>Anche l’attività politica è sbarcata da tempo sul Web. Ad esempio i gruppi Meet Up, nati come semplice comunità virtuale, promossa da Beppe Grillo, sono riusciti ad organizzare importanti manifestazioni politiche, come ad esempio il V-Day. Altra espressione di partecipazione politica è la nascita del Movimento a 5 Stelle. Creato da i rappresentanti dei Meetup, gli eletti al Parlamento Europeo e Beppe Grillo si riuniscono con lo scopo di fare eleggere in diversi consigli comunali persone non iscritte ai partiti. E su Facebook, la pagina dedicata al gruppo conta già 31,857 fans.</p>
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		<title>Sul Web si consuma la Snack Culture</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 14:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Microblog, feed rss, recaps su Youtube: i vari campi dell’industria culturale registrano la tendenza a fruire libri, film, musica, video come “snack”. Il consumo di questi prodotti è veloce e immediato: un minuto, un tweet, un click bastano per soddisfare la “fame di contenuto” e il Web si trasforma in un perfetto “distributore automatico”.
La dieta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/snacks.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-600" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/snacks.jpg" alt="snacks" width="300" height="197" /></a>Microblog, feed rss, recaps su Youtube: i vari campi dell’industria culturale registrano la tendenza a fruire libri, film, musica, video come “snack”. Il consumo di questi prodotti è veloce e immediato: un minuto, un tweet, un click bastano per soddisfare la “fame di contenuto” e il Web si trasforma in un perfetto “distributore automatico”.<br />
La dieta mediale è caratterizzata da un’offerta culturale sempre più ricca con lo scopo di rispondere in modo differenziato ai bisogni di un pubblico eterogeneo. Questo tipo di approccio ai contenuti sembra essere dettato da un atteggiamento compulsivo, frammentario, ben lontano dall’idea di linearità e sembra essere una pura espressione della frenesia della vita quotidiana. Il poco tempo libero a disposizione ci costringe a ritagliare tanti piccoli spazi da impiegare con attività diverse: il risultato è un patchwork di contenuti di varia natura, testuale e multimediale.</p>
<p><span id="more-598"></span>Elogio del frammento o della sintesi? L’era digitale ci porta a riflettere sul confine sottile tra overload informativo e vero e proprio caos. Nasce quindi l’esigenza di semplificare, ridurre, condensare. In questa operazione sono coinvolti tutti i comparti dell’industria culturale: cinema, tv, letteratura, arte. Nascono piattaforme web che presentano corti o short format come <a href="http://it.qoob.tv/" target="_blank">Qoob</a>, <a href="http://www.foxtv.it/home/" target="_blank">Fox</a>, <a href="http://current.com/" target="_blank">Current</a>; su <a href="http://www.youtube.com" target="_blank">YouTube</a> sono presenti tantissimi mini-video espressione di vere e proprie sperimentazioni digitali; in Rete è caccia aperta ai recaps, riassunti in due minuti di note serie tv. Sempre all’insegna dello short format nascono vere e proprie rassegne cinematografiche che premiano la brevità: <a href="http://www.videominuto.it/intro.html" target="_blank">Videominuto</a> è un festival internazionale di contenuti audiovisivi della durata massima di 60&#8243;, un’operazione artistica che richiede molto lavoro, abilità tecnica e un’ottima capacità di cogliere l’essenza delle cose. Inoltre il “videominuto” è un formato multipiattaforma, come affermano gli ideatori dell’iniziativa: adatto per lo streaming sul Web, come intermezzo nei palinsesti televisivi e nelle programmazioni dei canali digitali-satellitari.</p>
<p>Ma non sono solo i contenuti video a subire questa compressione. Il successo di Twitter, la piattaforma di microblog più usata del momento, è un’ulteriore prova di questa tendenza. 140 caratteri bastano per essere informati nell’epoca della snack culture, se pensiamo ad una dieta informativa che miscela personalizzazione ad approfondimento, superficie e profondità. A inizio gennaio Twitter ha dato il via alla seconda edizione degli <a href="http://shortyawards.com/" target="_blank">Shorty awards</a>, premio per i migliori produttori di tweets. Gli iscritti al noto sito di microblogging sono stati chiamati a raccolta per designare i migliori utenti suddivisi in 27 categorie: dal giornalismo al design, dal business al non profit, passando per le istituzioni e le celebrità più attive della piattaforma. Oltre al favore del <a href="http://twitter.com/#search?q=%22Shorty%20Award%22" target="_blank">popolo di Twitter</a> i candidati al premio dovranno aggiudicarsi i voti di una vera e propria giuria. La “<a href="http://rtacademy.org/" target="_blank">Real Time Academy of Short Form Arts &amp; Sciences</a>” annovera personaggi di spicco tra cui Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Frank Moss, direttore del MIT Media Lab, David Pogue, Columnist del New York Times ecc. L’oscar dello Short Message verrà assegnato a New York il prossimo 3 marzo.</p>
<p>Comunicare in breve, è l’imperativo della snack culture. Contenuti ad alta digeribilità: veloci, efficaci, alternativi. Da consumare in un “solo boccone”.</p>
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		<title>Come cambia l&#8217;enciclopedia on line: orientarsi tra chi toglie risorse e chi ne aggiunge</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 15:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<category><![CDATA[social tagging]]></category>

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		<description><![CDATA[Ne sono cambiate di cose dall’analisi sulle enciclopedie online che facevamo sul questo blog oltre un anno fa, e chi allora si aspettava un rapido incremento delle risorse enciclopediche online ha dovuto ricredersi: in Rete sono sopravvissute solo le enciclopedie che hanno avuto il coraggio di scommettere sul 2.0 e sulla partecipazione degli utenti.
Encarta, l&#8217;enciclopedia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-590" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/Treccani_blog.jpg" alt="Treccani_blog" width="300" height="171" />Ne sono cambiate di cose dall’<a href="http://www.cultur-e.it/blog/benchmark/cultura/enciclopedie-on-line-vince-la-britannica/">analisi sulle enciclopedie online</a> che facevamo sul questo blog oltre un anno fa, e chi allora si aspettava un rapido incremento delle risorse enciclopediche online ha dovuto ricredersi: in Rete sono sopravvissute solo le enciclopedie che hanno avuto il coraggio di scommettere sul 2.0 e sulla partecipazione degli utenti.</p>
<p><strong>Encarta</strong>, l&#8217;enciclopedia multimediale prodotta da Microsoft dal 1993, non esiste più. A marzo del 2009 Microsoft ha annunciato che il 31 ottobre 2009 avrebbe chiuso il sito web di Encarta e non avrebbe più fornito i servizi legati a questo prodotto. L&#8217;azienda ha giustificato la chiusura di Encarta con i profondi cambiamenti nelle modalità di ricerca delle informazioni, la cosiddetta rivoluzione del web 2.0 e la concorrenza con le enciclopedie online, come ad esempio Wikipedia</p>
<p><span id="more-589"></span>L’<strong>enciclopedia tedesca <a href="http://www.brockhaus.de/" target="_blank">Brockhaus Enzyklopaedie</a></strong> è oggi presente in Rete con un sito solo commerciale.<br />
Nell&#8217;aprile del 2008, a causa della diminuzione delle vendite, si era deciso di realizzarne una versione online da consultare gratis e da finanziare con annunci pubblicitari. In seguito, si è però rinunciato ad una pubblicazione in Rete e nel febbraio del 2009 l&#8217;enciclopedia è stata assorbita dalla società Arvato/Wissenmedia GmbH, di proprietà della Bertelsmann.<br />
Fino ad allora sul sito le risorse dell’enciclopedia erano disponibili online agli utenti che sottoscrivevano un abbonamento. Oggi invece, in seguito al brusco cambio di politica nei confronti del web da parte dell’azienda, il sito presenta esclusivamente l’offerta commerciale della casa editrice, senza la possibilità di consultare alcun tipo di contenuto enciclopedico né tantomeno alcuno strumento di partecipazione.<br />
Un’occasione mancata forse, che testimonia il difficile rapporto delle “vecchie” enciclopedie nei confronti delle possibilità offerte dalla rete, auspicate e temute allo stesso tempo.</p>
<p>Le enciclopedie che invece hanno scelto di aprirsi a una reale forma di partecipazione dal basso e di collaborazione da parte degli utenti sono la francesce Larousse, la Enciclopedia Britannica e l’italiana Enciclopedia Treccani, che prevedono una reale forma di interazione con gli utenti e offrono una serie di strumenti dedicati alla comunità.</p>
<p>All’inizio del 2009 la storica <strong><a href="http://www.britannica.com/" target="_blank">Enciclopedia Britannica</a></strong> ha lanciato in Rete una nuova versione del suo sito in chiave 2.0, spinto verso la partecipazione e la collaborazione.<br />
Già da diverso tempo sul sito era possibile consultare le risorse dell’enciclopedia; ma a partire dal gennaio 2009 gli utenti possono anche segnalare contenuti ed editarli direttamente sul sito, anche se prima della loro pubblicazione definitiva è necessario il placet della commissione di controllo, cui spetta l’insindacabile giudizio su quello che deve finire in pagina o meno.</p>
<p>Niente a che vedere quindi con il modello Wikipedia, dove invece è il lavoro collettivo di utenti esterni e redattori interni a confezionare le singole voci. Nel sito della Britannica infatti la sezione con i contributi degli utenti rimane separata e sono presenti tutti i nomi di chi ha contribuito. L’enciclopedia Britannica infatti non è mai stata a favore della politica della collaborazione democratica propria di Wikipedia, ritenuta troppo pericolosa per l’integrità e l’attendibilità delle voci.</p>
<p>L’editore francese <strong><a href="http://www.larousse.fr/" target="_blank">Larousse</a></strong> ha reso disponibile nel 2008 una versione online della sua enciclopedia rendendo liberamente consultabili circa 150mila voci e 10mila immagini. Allo stesso tempo è partita una sperimentazione in stile wiki di enciclopedia aperta a commenti e contributi degli utenti, che però devono essere registrati e firmare i loro interventi.<br />
L&#8217;iniziativa è ospitata in una sorta di sito parallelo a quello ufficiale; per ogni tema infatti si possono leggere a sinistra le voci di responsabilità diretta di Larousse consultabili gratuitamente e contraddistinte dal colore arancione; invece a destra i contributi dei lettori registrati, in viola. Né più né meno che articoli scritti e firmati dagli utenti.</p>
<p>In nessun caso, invece, è prevista l’associazione di <strong>tag </strong>alle voci enciclopediche, né da parte della Britannica né tantomeno da parte della francese Larousse. L’unico esempio di enciclopedia in rete che presenti un sistema di <a href="http://www.cultur-e.it/blog/analisi/web-20/folksonomy/">folksonomy</a> è offerto dalla Enciclopedia Italiana Treccani, tramite un sistema di tagging collaborativo che rappresenta un esperimento unico nel settore delle enciclopedie in rete.</p>
<p>Nel 2008 l’<strong>Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani </strong>ha rinnovato il suo portale <a href="http://www.treccani.it" target="_blank">www.treccani.it</a> rendendo disponibili on-line parte delle sue risorse enciclopediche.<br />
Oggi infatti gran parte delle risorse della Treccani sono online, consultabili gratuitamente. Sono disponibili circa 560mila lemmi, più o meno lo stesso numero di Wikipedia Italia, aggiornati tempestivamente, se non in tempo reale, con accurate digressioni riguardanti argomenti di attualità.</p>
<p>L’Istituto ha quindi deciso di mettere in Rete un portale in pieno stile web 2.0 con servizi e strumenti caratterizzati da una diffusa interazione da parte degli utenti (commenti, forum, boookmarking, etc) per sperimentare nuove forme di comunicazione partecipativa, fra cui la possibilità offerta agli utenti di inserire tag utili a identificare tutti i contenuti del portale.<br />
Così come accade nei sistemi di <em><strong>broad folksonomy</strong></em> come del.icio.us, anche nel portale Treccani una determinata risorsa può essere annotata sia dal suo “autore” (chi la indicizza per la prima volta all’interno del sito), sia, utilizzando tag differenti, da altri utenti, permettendo in questo modo di far emergere in modo omogeneo e relativamente immediato l’opinione degli utenti.</p>
<p>Non si tratta dunque di un sistema di tagging “libero”, perche l’utente non può inserire a sua scelta la parola che preferisce, come accade ad esempio in del.icio.us, ma deve scegliere il termine da associare alla risorsa all’interno di un thesaurus definito e circoscritto, che corrisponde al lemmario delle risorse disponibili sul portale. Cliccando su ciascun tag infatti si lancia una ricerca che permette di consultare tutti i contenuti associati a quel termine: l’utente può quindi consultare la definizione del termine cliccato oppure navigare in percorsi tematici e correlazioni creati nel tempo dagli utenti della comunità.</p>
<p>Grazie alla collaborazione degli utenti, le risorse Treccani vengono quindi identificate secondo criteri che sono essi stessi a scegliere: una categorizzazione collaborativa, spontanea e “dal basso” delle informazioni in pieno “stile 2.0” che rappresenta un caso unico nel panorama delle enciclopedie in rete.</p>
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		<title>Metamorfosi del blog: da raccolta di pensieri a narrazione strutturata</title>
		<link>http://www.cultur-e.it/blog/tipologie/analisi/metamorfosi-del-blog-da-raccolta-di-pensieri-a-narrazione-strutturata/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 15:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog narrativo]]></category>
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		<description><![CDATA[A dieci anni è già vecchio. Il blog, così come lo conosciamo, sta progressivamente perdendo terreno rispetto alle possibilità relazionali offerte dal Web 2.0. A conferma di questa tendenza, che vede il predominio assoluto dei social network sul diario on line, arriva una ricerca del Pew Internet and American Life Project condotta su 2.253 americani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-587" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/lavoro2.jpg" alt="lavoro2" width="300" height="171" />A dieci anni è già vecchio. Il blog, così come lo conosciamo, sta progressivamente perdendo terreno rispetto alle possibilità relazionali offerte dal Web 2.0. A conferma di questa tendenza, che vede il predominio assoluto dei social network sul diario on line, arriva una ricerca del <a href="http://pewinternet.org/Reports/2010/Social-Media-and-Young-Adults.aspx" target="_blank">Pew Internet and American Life Project </a>condotta su 2.253 americani tra i 18 e i 29 anni e su 800 giovanissimi tra i 12 e i 17 anni. I dati parlano chiaro: teenagers e trentenni preferiscono aggiornare il proprio status su Facebook o connettersi attraverso dispositivi mobili e wireless, per inserire contenuti immediati e veloci, piuttosto che scrivere un post lungo e impegnativo, con un sistema macchinoso, complicato e prolisso. Il diario, la pagina dove lasciare un pensiero, una riflessione a sé stante sui più disparati argomenti si sta esaurendo.<span id="more-583"></span></p>
<p>La parola d&#8217;ordine è tutto e subito, questo vogliono i nuovi cittadini digitali. Un&#8217;immediatezza che il blog non può soddisfare. In un mondo sempre più veloce, chi scrive una sola volta al giorno, o anche meno, non ha alcuna attrattiva su un pubblico assetato di novità. A meno che…</p>
<p>A meno che il blog non si reinventi e non cambi la sua funzione originaria. Non più pagina bianca da riempire con pensieri e riflessioni eterogenei, sensazioni fugaci o discontinue, ma luogo di un progetto narrativo ben preciso e delineato, con tanto di data di inizio e di fine. Un evento importante della vita, ed esempio, come un <a href="http://antonio.typepad.com/family/" target="_blank">matrimonio o una nascita</a>, lo start up di un’azienda, la battaglia contro una malattia o la <a href="http://lavoratoricnh.blogspot.com/" target="_blank">lotta contro la cassa integrazione</a>, che i protagonisti vogliono raccontare e condividere con amici e parenti lontani. Oppure con perfetti sconosciuti, che stanno vivendo la loro stessa esperienza.</p>
<p>Una sorta di album dei ricordi virtuale, in cui annotare i momenti salienti di un’esperienza destinata a non ripetersi. Da riaprire e sfogliare a distanza di tempo, per riannodare il filo dei ricordi che il tempo potrebbe sciogliere. Chiunque, leggendo i post di questi “blog narrativi”, può ripercorrere a ritroso la storia di chi li ha scritti, trovando una linearità e una scorrevolezza  completamente assenti nei blog tradizionali.</p>
<p>Proprio per questo, per la sua inclinazione a divenire un vero e proprio racconto, il blog si sta differenziando sempre più dai nuovi modi comunicativi offerti dai social media, in una dicotomia che sembra destinata a rafforzarsi. Da un lato i social media, frequentati da giovani e giovanissimi, con il loro bisogno dirompente di comunicare se stessi e tutto ciò che li circonda, in una sorta di pulsione a svelarsi quasi irrefrenabile. Dall’altro il caro vecchio blog, architettura in cui inserire come tasselli i capitoli di una storia ancora tutta da scrivere.</p>
<p>E gli scrittori, soprattutto tra i trentenni, non mancano di certo. Ecco perché il blog non morirà, ma farà una lenta e necessaria selezione tra i suoi autori. Resterà chi ha qualcosa da raccontare.</p>
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		<title>Dalla Tv a Twitter. La nuova sfida è sviluppare contenuti adattabili a tutti i media</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 18:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[trans-media]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[web content]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei concetti alla base della teoria delle comunicazioni è che ogni mezzo ha le proprie caratteristiche, che lo rendono più o meno adatto a veicolare determinati contenuti. Certamente i media interagiscono tra loro, pur parlando un linguaggio differente. È un rapporto di contaminazione, che a volte si manifesta come concorrenza per accaparrarsi l’attenzione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-580" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/transmedia_storytelling1.jpg" alt="transmedia_storytelling1" width="300" height="171" />Uno dei concetti alla base della teoria delle comunicazioni è che ogni mezzo ha le proprie caratteristiche, che lo rendono più o meno adatto a veicolare determinati contenuti. Certamente i media interagiscono tra loro, pur parlando un linguaggio differente. È un rapporto di contaminazione, che a volte si manifesta come concorrenza per accaparrarsi l’attenzione del pubblico e in altre come cooperazione e supporto reciproco. Basti considerare le critiche che i media tradizionali rivolgono ai social network, ma allo stesso tempo lo spazio che questi ultimi conquistano sulle prime pagine di quotidiani.</p>
<p>È opinione diffusa nel mondo della comunicazione che un contenuto creato esplicitamente per un mezzo, ad esempio la tv, difficilmente possa funzionare in ambiti differenti, a meno di forti stravolgimenti. L’adattamento è la tecnica più usata ma &#8211;  si sa &#8211; spesso il risultato è deludente: un esempio su tutti sono i videogiochi ispirati a film di successo e viceversa. La sfida della comunicazione oggi è invece la creazione di <strong>contenuti trasversali</strong>, pensati sin dal momento della loro ideazione per poter essere veicolati su più mezzi.</p>
<p>A tal proposito è stata interessante la lettura di un post pubblicato su<a href="http://www.midiassociais.net/2010/02/empresas-estao-cada-vez-mais-combinando-midias-para-chegar-aos-consumidores/" target="_blank"> midiassociais.net</a>, un blog brasiliano che si occupa di nuovi mezzi di comunicazione e in particolar modo dei social network. Proponiamo di seguito la traduzione dei passaggi più interessanti.</p>
<p><span id="more-575"></span></p>
<p>“Daniel ha circa trent’anni, adora cucinare e riunire amici in casa. È un ragazzo d’oro, brillante e di bell’aspetto, una di quelle persone che tutti vorremmo avere come amico e le donne come fidanzato. A testimonianza della sua popolarità, in pochi giorni ha accumulato più di cento nuovi amici su Facebook e duecento “followers” su Twitter.  Per non parlare degli accessi ai suoi video su Youtube. Ma la cosa più interessante in questa storia è che Daniel non esiste. È un personaggio creato dall’azienda Whirpool per diffondere il <a href="http://www.brastemp.com.br/conteudo/blog/home/default.aspx" target="_blank">brand Brastemp</a> nonché uno dei migliori esempi di “trans-media”, un concetto che sta ridisegnando i rapporti tra media e pubblicità […]”.</p>
<p>“Fondamentalmente si tratta della creazione di contenuti (una serie tv, un cartone animato, un film ecc) pensati sin dal principio per avere una propria vita su mezzi di comunicazione differenti. L’idea è di incrociare tutti i media disponibili, da quelli tradizionali come la tv e la radio, fino ai più recenti, Internet, il telefono cellulare e i videogiochi.</p>
<p>In questa ricerca di contenuti “trans-mediali” o “multi-piattaforma”, come alcuni preferiscono chiamarli, la società Discovery Communications è arrivato a includere addirittura il teatro: la compagnia americana ha portato in scena a Rio de Janeiro e São Paolo uno spettacolo con protagonista il<a href="http://www.tudiscoverykids.com/" target="_blank"> cucciolo Doki</a> […], un personaggio attorno cui sono stati costruiti serie Tv, videogiochi, filmati da diffondere via internet e vario materiale educativo[..].”</p>
<p>“Per superare questa sfida, le imprese stanno investendo sempre di più sulla strategia dello ‘storytelling’[…], che porta per esempio a trasformare un intervallo pubblicitario in una storia divisa in più puntate che gli spettatori abbiano interesse a seguire[…].”</p>
<p>“Lo ‘storytelling’ entra in gioco anche per il personaggio di Daniel, della Brastemp, […] per cui è stata creata una serie di sette episodi di due minuti ciascuno, declinata nel web attraverso un blog e i video. Daniel non è l’unico della sua specie. La Fiat ha contribuito a dare una grossa spinta all’utilizzo dei contenuti trans-mediali con la fiction dell’ex pilota Tony T., in cui un attore brasiliano di 2,10 metri di altezza, fingeva di essere un milionario venuto in Brasile per selezione nuovi piloti per la sua scuderia. La campagna ha avuto il suo picco durante l’edizione locale del Grande Fratello, (seguito da circa 32 milioni di persone) e nel web, dove 170 mila utenti si candidarono per il falso concorso che avrebbe dovuto aprire le porte loro della Formula Uno.</p>
<p>Anche la Philips ha avuto un’idea simile, coinvolgendo il pilota Nico Rosberg nel finto “caso” della s<a href="http://www.youtube.com/watch?v=r0Jzm4VpkOM" target="_blank">parizione misteriosa</a> del suo casco a São Paulo e nell’organizzazione di un concorso per ritrovarlo, […]. La notizia venne ripresa dal notiziario sportivo ESPN, diventando rapidamente l’argomento più caldo su Twitter e generando molti video su Youtube creati dagli stessi fan”.</p>
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		<title>In Africa l’ottimismo arriva dal Web</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il futuro di Internet sta accadendo in Africa, ora”. Ad affermarlo è un gruppo di blogger e scrittori africani che ho incontrato lo scorso ottobre al Festival di Internazionale a Ferrara. Una frase decisamente forte e spiazzante per chi è abituato ad associare il continente nero a immagini di savane, animali selvaggi e società fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-565" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/02.jpg" alt="02" width="300" height="171" /><strong>“Il futuro di Internet sta accadendo in Africa, ora”</strong>. Ad affermarlo è un gruppo di blogger e scrittori africani che ho incontrato lo scorso ottobre al <strong><a title="Festival Internazionale" href="http://festival.internazionale.it/" target="_blank">Festival di <em>Internazionale</em> a Ferrara</a></strong>. Una frase decisamente forte e spiazzante per chi è abituato ad associare il continente nero a immagini di savane, animali selvaggi e società fortemente legate alle tradizioni, che a fatica sopravvivono in condizioni di estrema povertà e sottosviluppo. Se certamente non si possono cancellare le problematiche che affliggono l’Africa e la sua gente, è anche vero che negli ultimi dieci anni la Rete locale ha compiuto passi da gigante, tanto da registrare percentuali di crescita di gran lunga superiori alla media mondiale.</p>
<p><span id="more-564"></span>Secondo l’<strong><a href="http://www.internetworldstats.com/stats1.htm" target="_blank">Internet World Stats</a></strong>, se gli africani che oggi hanno accesso al Web sono solo il 6,8%, tra il 2000 e il 2009 il <strong>numero di utenti è comunque cresciuto del 1.392,4%</strong>, contro il 367,5% della media mondiale. Un risultato superato solo dal Medioriente (1.648,2%) e molto lontano dai numeri ormai fermi alle tre cifre di Asia, Nord America ed Europa.</p>
<p>Risultati che fanno ben sperare e che attirano gli interessi di investitori e aziende del settore perché, su una popolazione che rappresenta il 14,6 % del totale mondiale, il continente più antico del mondo appare a molti <strong>la nuova frontiera del Net</strong>. A confermarlo è anche la creazione di <a title="Mappa delle dorsali Internet" href="http://www.mymym.com/gfx/Internet%201.jpg" target="_blank"><strong>importanti dorsali Internet</strong> </a>che collegano l’Africa all&#8217;America Latina e all&#8217;Asia, senza dover passare per il Nord America o l&#8217;Europa e senza ricorrere al più costoso sistema satellitare. Pionieri nel settore sono stati il <a title="Articolo del Corriere della Sera" href="http://archiviostorico.corriere.it/2003/settembre/15/Www_continente_nero_ce_0_030915086.shtml" target="_blank"><strong>Sudafrica e il Senegal</strong></a>. Nel 2003 a Dakar è stato realizzato un progetto congiunto con il Brasile per collegare i due paesi attraverso un cavo sottomarino. Dal Senegal, il cavo ha poi raggiunto Mauritania, Mali, Gambia, Guinea. Nello stesso tempo, la Telecom sudafricana ha investito in un cavo transcontinentale da Sud a Nord, passando per 11 paesi della costa occidentale. Nel 2009 è stata invece la volta della costa orientale, che grazie alla società tanzanese Seacom è stata raggiunta da <a title="Articolo di Wired" href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-07/24/l'africa-e-wired.aspx" target="_blank"><strong>17.000 chilometri di fibra ottica</strong></a> che ha permesso la comunicazione digitale tra Sud Africa, Tanzania, Kenya, Uganda, Mozambico, Europa e Asia.</p>
<p>È nata così una nuova autostrada del Web, questa volta africana, con benefici immediati per alcuni enti e aziende, come i 24 campus dell’<strong><a title="Sito dell'African Virtual University" href="http://www.avu.org/home.asp" target="_blank">African Virtual University</a></strong>, a ovest, compagnie elettriche, dei trasporti e di telecomunicazioni, oppure le università di Dar es Salaam e di Dodoma, a est. Abbandonati modem e kilobite, anche gli utenti privati delle grandi città come Kigali, Johannesburg o Nairobi ci sono entrati per correre a banda larga. Connettendosi da casa o dai <strong><a title="Definizione di Telecenter" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Telecenter" target="_blank">Telecenter</a></strong>, punti di accesso pubblico alla Rete dove si offrono servizi e corsi, oggi studenti, medici, giornalisti, blogger ma anche commercianti e tuareg ricorrono a pagine html per svolgere il loro lavoro, farne uno strumento di informazione, impegno civile ed espressione di se stessi, o semplicemente per divertirsi. Perché come sostiene <strong><a title="Pagina Facebook di Ory Okolloh" href="http://www.facebook.com/people/Olivier-Nyirubugara/748184366#/ory.okolloh?hiq=ory%2Cokolloh&amp;ref=search" target="_blank">Ory Okolloh</a></strong> – avvocato, attivista e <strong>blogger keniana</strong> incontrata a Ferrara &#8211; “certamente l’Africa è un grande dramma e può sembrare strano parlare di tecnologia quando la gente non ha da mangiare, ma è anche vero che le persone sono tante e diverse e chi può permetterselo ha diritto di usufruire di strumenti avanzati per informarsi o per svagarsi. Se li usate tutti voi, perché non dovremmo frequentare anche noi Facebook e Twitter o scaricare giochi e video?”</p>
<p>Oltre al suo blog personale <strong><a title="Blog Kenyan Pundit" href="http://www.kenyanpundit.com/" target="_blank">Kenyan Pundit</a></strong>, ricco di riflessioni sul suo paese e sulle nuove tecnologie in Africa, Ory è la fondatrice di <strong><a title="Sito Mzalendo" href="http://www.mzalendo.com/" target="_blank">Mzalendo</a></strong>, un sito realizzato insieme ad alcuni connazionali per monitorare l’operato del parlamento in Kenya e dare alla società civile uno strumento di controllo critico e di valutazione delle azioni dei deputati. Altra sua creazione è <strong><a title="Sito Ushahidi" href="http://www.ushahidi.com/" target="_blank">Ushahidi</a></strong>, una piattaforma nata per aggregare e monitorare le informazioni durante situazioni di crisi. Si basa su segnalazioni geolocalizzate inserite dagli utenti e verificate dalla redazione, che poi le arricchisce di report e approfondimenti. Nata in occasione della crisi politica in Kenya dopo le ultime elezioni, oggi Ushaidi viene usata anche in Messico, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica, India, Gaza e da pochi giorni anche ad Haiti, dimostrando come l’Africa sia in grado di produrre tecnologia, non solo di consumarla.</p>
<p>Tecnologia anche mobile, perché dove non arriva la fibra ottica ci pensa il telefonino di terza generazione. È l’assunto di base di <a title="Sito Voices of Africa" href="http://voicesofafrica.africanews.com/" target="_blank"><strong>Voices of Africa</strong></a> un progetto ideato dal <strong>giornalista ruandese </strong><a title="Pagina Facebook di Olivier Nyirubugara" href="http://www.facebook.com/people/Olivier-Nyirubugara/748184366" target="_blank"><strong>Olivier Nyirubugara</strong></a> che forma ragazzi e ragazze alla professione di reporter, dotandoli di un cellulare collegato al Web tramite GPRS, da cui possono inviare notizie e aggiornamenti dai loro villaggi o dalle comunità rurali. L’obiettivo è duplice: fornire alle nuove generazioni conoscenze ed esperienze formative nel campo dei media e offrire al pubblico un sito di informazione libera, indipendente e locale. Al momento la copertura dei Paesi è limitata a Kenya, Rwanda, Ghana, Camerun, Tanzania, ma l&#8217;intenzione è di estenderla a tutto il continente.</p>
<p>La Rete africana non è solo di impegno civile, ma anche di creatività, svago e relazioni. A provarlo sono ad esempio <a title="Sito Africaknows" href="www.africaknows.com" target="_blank"><strong>Africaknows</strong></a>, il sito di <strong>fotogiornalismo</strong> africano che racconta il continente con gli occhi e la sensibilità delle persone che lo vivono ogni giorno, e <strong><a title="Sito Mashada" href="http://www.mashada.com/" target="_blank">Mashada</a></strong> una piattaforma di <strong>comunità online</strong> con forum, blog, chat e twitter. E se su un continente con oltre 2.000 lingue la comunicazione può diventare un problema, anche sul Web, <strong>progetti multilingua</strong> come <a title="Sito Maneno" href="http://www.maneno.org" target="_blank"><strong>Maneno</strong></a> (che in <a title="Definizione di Swahili" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_swahili" target="_blank">Swahili</a> significa ‘Parole’) danno voce a blogger e scrittori dell’Africa sub sahariana offrendo lo stesso contenuto in più traduzioni, non arrivando alle 2.000 possibili, ma inserendone nove, le più utilizzate.</p>
<p>È chiaro che si è ancora lontani dal superare il <strong>digital divide</strong> e che non sono state messe a frutto tutte le potenzialità e opportunità del mezzo (si pensi alla telemedicina, all’educazione a distanza o all’informazione libera, di vitale importanza per campagne e regioni povere, in cui si vive in condizioni di maggiore difficoltà e isolamento). Ad ostacolare un uso diffuso di Internet sono la scarsa alfabetizzazione informatica, alti costi dei servizi di connessione e delle tariffe di telefonia locale, la carenza di energia elettrica o di banda nelle zone lontani dai principali centri. La sfida non è ancora stata vinta, ma un <strong>vento di ottimismo</strong> soffia tra le maglie del Web e il popolo della Rete africana è pronto a prendere il volo.</p>
<p>Noi di Cultur-e lo seguiremo, tornando con altri articoli e segnalazioni.</p>
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		<title>Youtube e la musica web 2.0</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fantasia e smisurato senso di condivisione. Sono queste le caratteristiche di molti giovani artisti, capaci di promuoversi su YouTube, grazie al successo delle piattaforme di video sharing,  alla rivoluzione digitale e quindi la diffusione delle tecnologie di ripresa audio\video.
Tanti cantautori e band emergenti aprono i loro account su Myspace, il social network per musici e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-540" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/musica-2.0-300x171.jpg" alt="musica-2.0" width="300" height="171" />Fantasia e smisurato senso di condivisione. Sono queste le caratteristiche di molti giovani artisti, capaci di promuoversi su <a href="http://www.youtube.com/" target="_blank">YouTube</a>, grazie al successo delle piattaforme di video sharing,  alla rivoluzione digitale e quindi la diffusione delle tecnologie di ripresa audio\video.</p>
<p>Tanti cantautori e band emergenti aprono i loro account su <a href="http://www.myspace.com/" target="_blank">Myspace</a>, il social network per musici e musicofili. Artisti come <a href="http://www.youtube.com/user/kinagrannis" target="_blank">Kina Grannis</a>, <a href="http://www.youtube.com/user/PomplamooseMusic" target="_blank">Pomplamoose</a> (Jack Conte e Natalie Dawn) e <a href="http://www.youtube.com/user/jaaaaaaa" target="_blank">Juilia Nunes</a> credono invece che il linguaggio audiovisivo e la più grande video community al mondo possano rendere la fruizione delle loro musica un’esperienza diretta e altamente coinvolgente.</p>
<p>I numeri parlano chiaro: le visualizzazioni totali dei loro video superano i 30 milioni. Julia Nunes dal 2006 ha ottenuto 31.106.519 di visualizzazioni video e 144.202 iscritti al canale. Kina Grannis iscritta dal 2007 conta 33.098.123 di visualizzazioni video e 127.781 iscritti. I Pomplamoose dal 2008 hanno raggiunto 11.694.587 di visualizzazioni video e 75.053 iscritti al canale.</p>
<p><span id="more-536"></span>Dietro tanto successo c’è una strategia comunicativa che sfrutta tutte le possibilità offerte dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_sociale" target="_blank">social networking</a>. Infatti l’account di Youtube è solo la porta d’ingresso a una <a href="http://www.scribd.com/doc/7844566/Social-Media-Maps" target="_blank">social media map</a>, composta da<a href="http://twitter.com/" target="_blank"> Twitter</a>, <a href="http://www.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a>, Myspace, <a href="http://www.apple.com/it/itunes/" target="_blank">Itunes </a>(i Pomplamoose non hanno un sito web ma solo social account).</p>
<p>Dedicano intere sezioni<a href="http://www.youtube.com/user/kinagrannis#grid/user/B4C10143ECAB0B37" target="_blank"> alle canzoni degli altri artisti</a>, ai <a href="http://www.youtube.com/user/kinagrannis#grid/user/7C3CF7D786F2BEDD" target="_blank">tutorial</a> per imparare a suonare i brani che propongono (seguendo uno dei trend più affermati nella video community: cover e istruzioni per l’uso), a <a href="http://www.youtube.com/user/jaaaaaaa#p/u/66/GvOGjmMBdFw" target="_blank">piccoli show</a> solo per gli utenti,<a href="http://www.youtube.com/user/jaaaaaaa#p/u/51/j0U30GiKcVs" target="_blank"> a ringraziare gli iscritti</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=SbCCmW4kLV0" target="_blank">ai contest per la copertina</a> del loro primo album, <a href="http://www.youtube.com/user/PomplamooseMusic#p/u/28/p3Kz3K_dGcI" target="_blank">a raccontarsi in tanti aspetti della loro vita</a>. L’obiettivo è quello di arrivare all’utente senza alcun filtro: “quello che vedi è quello che ascolti&#8221; (Jack Conte).</p>
<p>Curano la community in modo maniacale, consapevoli che i loro fan rappresentano un inesauribile bacino creativo e il più potente strumento di promozione in Rete. I fan di Kina Grannis hanno fondato lo <a href="http://www.kinagrannis.com/streetteam/" target="_blank">Street Team</a> per aiutare la cantautrice americana a promuoversi on line e off line. L’utente interviene sempre, dal semplice commento a margine dei video fino <a href="http://www.youtube.com/user/jaaaaaaa#p/u/0/ilG9rFEECKg" target="_blank">a prendere parte al video stesso</a>.</p>
<p>La maggior parte delle produzioni sembra seguire una precisa struttura narrativa:</p>
<p>1 Performance (esecuzione brano, annuncio date concerti, dialogo aperto);</p>
<p>2 Promozione “Social” (spazio dedicato alla promozione dei profili delle varie piattaforme sociali);</p>
<p>3 Svelamento (fuori onda, making of, ringraziamenti, considerazioni sul brano appena eseguito. Questa fase finale è molto importante perché permette agli utenti di conoscere gli artisti da vicino, non solo come musicisti).</p>
<p>Kina Grannis e Juilia Nunes realizzano i loro video con la webcam del loro pc, la sensazione è quella di stare di fronte una video-chat (un faccia a faccia della Rete). L’ambiente poi diventa familiare perché a fare da scenografia ci sono gli ambienti domestici: la camera da letto, un salone, la scala del soggiorno, il giardino.</p>
<p>I Pomplamoose sposano una filosofia diversa, senza tradire la dimensione “home made”, girano i video con più macchine da presa e amalgamano il tutto in una perfetta sincronia tra suoni e immagini. Qui il video non veicola solamente l’esperienza reale della performance ma è una composizione con una precisa autonomia che spiega il brano tanto quanto gli arrangiamenti. In breve non realizzano un video per promuovere un brano, ma il video e il brano concorrono insieme all’espressività dei Pomplamoose.</p>
<p>La popolarità di questi musicisti è frutto di un’identità precisa fatta di tanti particolari: il pennarello a punta tonda per i ringraziamenti usato da Kina Grannis, i video multi-riquadro dei Pomplamoose o l’ukelele di Jiulia Nunes. Sono giovani made in U.S.A. e sono ad oggi un punto di riferimento per il modo di stare al web, semplicemente fantastico. Una comunicazione per gli altri che, invece di attori protagonisti, vede una sapiente regia di attori co-protagonisti.</p>
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		<title>In Rete l&#8217;ecologia che non idolatra l&#8217;ambiente</title>
		<link>http://www.cultur-e.it/blog/tematiche/societa/in-rete-per-unecologia-che-non-idolatra-lambiente/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 12:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Partiamo da un fatto e da una notizia recenti, che possono rappresentare il cappello morale e statistico per questo esteso fenomeno sociale che promuove – anche sul Web &#8211; la responsabilità e la consapevolezza nel coltivare e nel consumare i prodotti della terra. Si tratta della visita di Papa Benedetto XVI nella sinagoga di Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-530" title="244" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/2445.jpg" alt="244" width="300" height="180" />Partiamo da un fatto e da una notizia recenti, che possono rappresentare il cappello morale e statistico per questo esteso fenomeno sociale che promuove – anche sul Web &#8211; la responsabilità e la consapevolezza nel coltivare e nel consumare i prodotti della terra. Si tratta della visita di Papa Benedetto XVI nella sinagoga di Roma e del primo rapporto di Nomisma sugli hobby farmer in Italia.</p>
<p>Durante l’incontro tra la Chiesa Cattolica e la Comunità Ebraica di Roma e d’Italia, trasmesso in diretta da <em>RaiNews24</em> domenica 17 gennaio, gli interventi (di Papa Ratzinger e del rabbino capo di Roma Riccardo Disegni) hanno registrato una non trascurabile convergenza sui principi da cui far partire un impegno comune alle due religioni. Sono i più generali tra quelli contenuti nella Bibbia e condivisi al di là delle traduzioni e interpretazioni del testo sacro: primo fra tutti la salvaguardia del creato in quanto patrimonio affidato da Dio all’umanità, attraverso una “ecologia non idolatrica” &#8211; come è stato affermato -, che non trasformi cioè l’ambiente in un idolo o un feticcio con prerogative divine. Poiché questo rappresenterebbe un&#8217;involuzione culturale non solo rispetto al monoteismo. <span id="more-510"></span></p>
<p>È del 18 gennaio, invece, il lancio dell’agenzia <em>Ansa</em> che offre in anteprima i dati raccolti dal primo <a href="http://www.nomisma.it/index.php?id=66&amp;tx_ttnews[tt_news]=2491&amp;tx_ttnews[backPid]=4&amp;cHash=56c5139b07" target="_blank">rapporto di Nomisma</a> sugli agricoltori italiani per hobby, realizzato insieme al periodico <em>Vita in campagna</em> e che sarà presentato alla Fieragricoltura di Verona il prossimo 5 febbraio. Il report porta finalmente a galla una realtà sconosciuta in città ma ben radicata in provincia. Dove c’è un esercito di impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati e perfino religiosi che fanno fruttare il loro appezzamento di terreno (in media 1,3 ettari a testa) anche solo per risparmiare sulla spesa e fare regali agli amici.</p>
<p>“Questo interesse per le attività agricole da parte dei non addetti ai lavori – spiega l’Ansa riprendendo i termini del rapporto – è riconosciuto in ambito internazionale come ‘tendenza in crescita’. A livello italiano rappresenta una ‘realtà consolidata’, ma mai quantificata perché sfugge alla rilevazione censuaria. Sta poi oggi assumendo particolare rilevanza con la crisi economica, che porta molti a riscoprire la bontà e la convenienza dei prodotti del proprio orto o frutteto”.</p>
<p>Se statistica e religione, per motivi anche comprensibili, si accorgono solo adesso (ma non con eccessivo ritardo) di quanto gli umani siano attaccati alla terra, possiamo dire – senza idolatrarlo – che il Web invece è stato ancora una volta lo specchio pressoché fedele di quanto accade nella società. Specialmente durante il 2009, infatti, si sono moltiplicati in Rete i siti, i social network, i marketplace e le web tv dedicati all’agricoltura responsabile, ai prodotti bio, alla filiera corta, al commercio equo-solidale e a tutto quanto ha a che fare con il vivere sano e in sintonia con il Pianeta, ma guardando al portafoglio. Eccone una rassegna sintetica.</p>
<p><a href="http://www.zoes.it" target="_blank"><strong>Zoes.it</strong></a><strong> &gt;</strong> La sua presentazione ufficiale è avvenuta a fine maggio a Firenze durante la sesta edizione di TerraFutura, la mostra-convegno internazionale sulle buone pratiche di vita, di governo e d’impresa. Dove Zoes – che sta per Zona Equo Sostenibile &#8211; è arrivato dopo un periodo di sperimentazione che ha registrato l’iscrizione di oltre 2.500 utenti e l’avvio di 50 gruppi tematici. Sul sito – che premette di voler ospitare un dibattito ambientale senza barriere ideologiche – cittadini, aziende e amministrazioni locali possono scambiarsi idee, competenze, soluzioni tecnologiche, formazione, lavoro e prodotti alimentari. Tutto all’insegna della equo-sostenibilità: dal cibo ai trasporti e fino all’edilizia pubblica e residenziale.</p>
<p><a href="http://www.spesachenonpesa.e-coop.it/portalWeb/spesachenonpesa/index.jsp?TIME=1256731445535" target="_blank"><strong>La spesa che non pesa</strong></a> <strong>&gt;</strong>  Inutile girarci intorno: applicare la filiera corta significa escludere la distribuzione. Un settore che però non sta a guardare e inizia a utilizzare il canale Internet per la vendita delle merci. È il caso, ad esempio, di Unicoop Tirreno, che insieme al proprio portale ha rinnovato anche il servizio di spesa on line.</p>
<p><strong><a href="http://www.mercatidelcontadino.it/" target="_blank">MercatidelContadino.it </a>&gt;</strong> Acquisti a km 0, una filosofia di vita e di commercio che il sito interpreta così: “Mercati senza mercanti, dove i piccoli agricoltori vendono su scala locale prodotti coltivati secondo le tecniche biologiche e nel rispetto della stagionalità”. Di più: “Il mercato visto come luogo di convivialità, dove è possibile fermarsi, parlare, consumare un pasto e un bicchiere di vino in compagnia, dove fare la spesa non è più solo un atto ‘funzionale’ e alienante, ma un tempo riconquistato al piacere e alla socialità”.</p>
<p><strong><a href="http://www.campagnamica.it/campagnamica/jsp/index.jsp" target="_blank">Fondazione Campagna Amica</a> &gt;</strong> Anche qui si propone un discorso a tutto tondo, basato sugli interessi comuni di consumatori, cittadini e produttori agricoli, che va oltre il semplice acquisto. Spazia, invece, dal turismo rurale all’energia rinnovabile, passando per la promozione della cultura contadina e i suggerimenti per fare impresa in campagna. Da segnalare l’iniziativa “Compostiamoci Meglio”: una guida allo smaltimento domestico e naturale dei rifiuti solidi urbani (il cosiddetto “umido”).</p>
<p><a href="http://www.abbuydda.com/index.html" target="_blank"><strong>Abbuydda.com</strong></a><strong> e <a href="http://www.equalway.org/" target="_blank">Equalway.org </a>&gt;</strong> Nati a ottobre e nuovi anche nell’impostazione sono due social marketplace che insieme alla ricerca della convenienza e della qualità mettono al centro le relazioni personali che si instaurano tra chi compra e chi vende. Social network, insomma, non più generalisti ma tematici, dove il dialogo non è fine a se stesso ma basato sulla condivisione di valori comuni: equità commerciale, rispetto dell’ambiente, produzione naturale e consumo responsabile.</p>
<p><strong><a href="http://www.ermesagricoltura.it" target="_blank">Burocrazia a km 0</a> &gt;</strong> Sul sito www.ermesagricoltura.it, voluto dall’assessorato all’agricoltura della regione Emilia-Romagna, le aziende agricole possono richiedere i contributi previsti dalle leggi europee e nazionali, presentare la domanda per il carburante a prezzo agevolato, ottenere l’autorizzazione per lo spandimento di liquami zootecnici, modificare il proprio piano colturale biologico o sceglierlo come tipo di coltivazione. Mentre le aziende floro-vivaistiche possono presentare la dichiarazione di produzione.</p>
<p><strong><a href="http://www.ivegan.it" target="_blank">iVegan.it </a>&gt;</strong> Seitan, tofu, tempeh, muscolo di grano, pasta, cereali, dolci, conserve, olio, cosmesi naturale, accessori e abbigliamento. C’è questo ed altro ancora nel catologo on line dedicato ai “vegani”, ovvero quelli che hanno abbracciato la filosofia alimentare basata sull’esclusione di qualsiasi alimento di derivazione animale, compresi uova e latticini. Il sito ha oltre 500 iscritti ed effettua consegne a casa e spedizioni in refrigerato.</p>
<p><strong><a href="http://www.borsabio.it" target="_blank">Borsabio.it</a> &gt;</strong> Presentato a Roma a fine ottobre il portale è promosso da Amab (Associazione Mediterranea per l’Agricoltura Biologica) in collaborazione con Aiab (Associazione italiana per l’Agricoltura Biologica), Consorzio Gusti del Lazio e Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali. Borsabio aggrega e rappresenta una grossa fetta della produzione biologica italiana favorendo l’incontro tra le aziende, che potranno condurre transazioni economiche, accorciando la filiera.</p>
<p><strong><a href="http://www.migros.ch/uova" target="_blank">L’uovo svizzero</a> &gt;</strong> L’azienda svizzera Migros ha introdotto la tracciabilità attraverso Internet delle uova prodotto nel Paese elvetico. Digitando il codice stampato sull’uovo nella pagina web www.migros.ch/uova il cliente può conoscere la fattoria di provenienza del prodotto e il tipo di allevamento delle galline.</p>
<p><strong><a href="http://www.confagricoltura.tv/dir_main/main.cfm" target="_blank">Confagricoltura Web Tv</a> &gt;</strong> Realizzata grazie alla piattaforma InStream è la prima web tv italiana interamente dedicato all’agricoltura. Oltre che per favorire la vita associativa della Confederazione la Tv punta, anche in via interattiva, ad offrire al pubblico il meglio dell’agricoltura italiana.</p>
<p>Nota iconografica. La pera della fotografia è in realtà un portafortuna legato alla tradizione del buddhismo cinese. Esistono infatti delle gabbie di ferro da chiudere intorno al frutto immaturo usate per quadrare i meloni. Ma c&#8217;è anche chi si cimenta con l&#8217;arte sacra.</p>
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		<title>Enel ai tempi del social network</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Enel]]></category>
		<category><![CDATA[enel sharing]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Web 2.0 è un fenomeno di massa che amplia in modo significativo la possibilità di azioni in Rete da parte delle aziende. Oggi le imprese multinazionali si confrontano con un nuovo mondo di utenti attivi &#8211; esigenti e attenti all’origine delle informazioni &#8211; che impone la costante gestione del dibattito e del feed back.
In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-503" title="tag_cloud_enel2_300x187" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/tag_cloud_enel2_300x1872.jpg" alt="tag_cloud_enel2_300x187" width="300" height="187" />Il Web 2.0 è un fenomeno di massa che amplia in modo significativo la possibilità di azioni in Rete da parte delle aziende. Oggi le imprese multinazionali si confrontano con un nuovo mondo di utenti attivi &#8211; esigenti e attenti all’origine delle informazioni &#8211; che impone la costante gestione del dibattito e del feed back.</p>
<p>In questa logica, i social network diventano sempre di più punto di contatto tra il mondo esterno e l’azienda stessa. Nella nuova Rete sociale, milioni di persone si collegano tra loro con obiettivi diversi: dalla conoscenza casuale ai rapporti di lavoro, fino ai legami familiari. Si può dunque sostenere che la ‘nuova frontiera’ della comunicazione e delle relazioni digitali stia di fatto cambiando il modo di relazionarsi?</p>
<p><span id="more-497"></span>Basta guardare il trend di crescita. Vertiginoso: due navigatori su tre visitano blog e social network per condividere testi, immagini, video e audio, stabilendo on line relazioni di tipo personale e lavorativo. Per questo il successo di Facebook, Youtube, Twitter, Linkedin è inarrestabile. Secondo Nielsen &#8211; società specializzata in analisi di mercato &#8211; l’Italia ‘chiacchierona’ è addirittura ai primi posti, davanti a Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania. Nell’ultimo anno, poi, il tempo passato su questi siti da parte degli utenti delle community e dei social network pare addirittura raddoppiato.</p>
<p><strong>Enel pioniera</strong></p>
<p>Tornando al panorama italiano, Enel è forse tra le prime aziende ad aver preso coscienza dell’avvento delle reti sociali. Con uno spirito pionieristico, sta lavorando da tempo sulla percezione del cittadino consumatore, intorno al quale si vanno costruendo le dinamiche della comunicazione del prossimo futuro. Nel caso di una grande multinazionale presente in 23 Paesi nel mondo, l’azienda Enel ha preso coscienza di non essere soltanto un’entità che produce, distribuisce e vende energia. Ma di rappresentare anche una grande comunità di individui, i quali sono al tempo stesso dipendenti e cittadini.</p>
<p>E se è vero, quindi, che i social network diventano sempre di più un touch point dell’azienda verso l’esterno, diventa prioritario informare i propri dipendenti sulle opportunità di questi strumenti, ma anche sui rischi che si celano nel loro utilizzo. Va detto che Enel &#8211; così come alcune grandi corporation internazionali del livello di Cisco, Intel, Ibm e altre &#8211; ha compreso bene l’importanza di questo fenomeno. Per questa ragione ha definito una ‘Linea Guida’ per l’uso corretto di Facebook e affini, che non ne impedisce l’accesso ma ne regolamenta le modalità.</p>
<p>Spiega <strong>Silvia Fellegara</strong>, Responsabile Pubblicità e New Media: “Il documento di policy, caratterizzato da un approccio ‘aperto’ che non impedisce l’accesso ai siti, suggerisce di fatto una serie di consigli e comportamenti consapevoli, responsabili e di autotutela. In coerenza con i preesistenti strumenti di regolamentazione aziendale, tra cui il Codice Etico, e riportando i riferimenti di alcune raccomandazioni di organi internazionali sulla tutela della privacy”. Come dire: navigare sì, ma informati dei rischi che si corrono.</p>
<p><strong>Patrimonio da utilizzare</strong></p>
<p>È interessante, in chiusura, citare alcuni passaggi di una trasmissione della web tv di Enel che ha visto come protagonisti <strong>Raffaele Cirullo</strong>, responsabile New Media dell’azienda energetica, e <strong>Mauro Lupi</strong>, blogger e presidente di Ad Maiora Spa. “Vivendo dentro le aziende – ha spiegato Lupi – ci si accorge di quante esperienze professionali rimangano inutilizzate. Peccato che questo patrimonio non sempre venga divulgato all’esterno. Il motivo? Le organizzazioni continuano a pensare alla comunicazione solo in chiave autoreferenziale, promozionale. In questo modo, però, non si valorizzano tanti altri contenuti che si trovano in ‘cassetti digitali’ già pronti per essere veicolati. Facciamo un esempio: perché molte aziende non sfruttano quel grande bagaglio di conoscenze che deriva dalla partecipazione a convegni o eventi pubblici? Eppure vengono preparate presentazioni, ricerche, analisi molto dettagliate e preziose. Tutto materiale che spesso resta confinato in ambiti ristretti e che invece andrebbe condiviso, sia internamente che all’esterno”.</p>
<p>“Quest’opportunità di cui parla Lupi &#8211; interviene Cirullo &#8211; noi di Enel l’abbiamo colta. Circa sei mesi fa abbiamo varato Enel Sharing, il marchio che contraddistingue la nostra presenza sui social media come Facebook, Twitter, Flickr e YouTube. È un progetto che ci consente di offrire alla Rete tutti i nostri contenuti generati dai colleghi che, a vario titolo, interagiscono con l’esterno. Enel è così ora in grado di veicolare – parallelamente ai siti istituzionali di Gruppo – una comunicazione capillare, con approfondimenti tematici e con un linguaggio più vicino a quello dei diversi referenti”.</p>
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		<title>Da Issuu a Scribd: per condividere documenti e presentazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[flickr]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[Isuu]]></category>
		<category><![CDATA[scribd]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensate a un social network come YouTube o Flickr e sostituite i video o le foto con i vostri documenti. È questa la logica alla base di Issuu : una piattaforma dove si possono caricare non materiali multimediali, bensì documenti in diversi formati (pdf, doc, ppt, xls, txt), testi con immagini, tabelle e presentazioni. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-494" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/web.jpg" alt="web" width="300" height="187" />Pensate a un social network come <strong><a href="http://www.youtube.com/?gl=IT&amp;hl=it">YouTube</a></strong> o <strong><a href="http://www.flickr.com/">Flickr</a></strong> e sostituite i video o le foto con i vostri documenti. È questa la logica alla base di <strong><a href="http://issuu.com/">Issuu</a></strong> : una piattaforma dove si possono caricare non materiali multimediali, bensì documenti in diversi formati (pdf, doc, ppt, xls, txt), testi con immagini, tabelle e presentazioni. I materiali uplodati sono istantaneamente convertiti in 3D flip magazines: ossia, in documenti sfogliabili, pagina dopo pagina, e naturalmente condivisibili dentro e fuori il social network. La rivista infatti può essere commentata e integrata in una pagina web (magari un blog personale o una sito aziendale).<br />
<span id="more-493"></span></p>
<p>Prima di Isuu, il solo a dominare la scena nel settore dei “pdf online” era <strong><a href="http://www.scribd.com/">Scribd</a></strong>. Questo social network deve la propria notorietà alla diffusione di una notizia pubblicata dal Times ad aprile dello scorso anno: il quotidiano inglese affermava che su Scribd si trovavano delle copie dell’ultimo libro di Harry Potter. In Italia non è mai arrivata una smentita o una conferma a questo “scoop”, che comunque ha regalato un’enorme notorietà al social network, che in quei giorni ha registrato un numero record di accessi al proprio sito.</p>
<p>Oggi, Scribd vanta la collaborazione con un gran numero di case editrici (Random House, Simon &amp; Schuster, Workman Publishing Co., Berrett-Koehler, Thomas Nelson e Manning Publications) che offrono gratuitamente parte del proprio catalogo online. Alcuni autori stanno mettendo a disposizione per tutti gli utenti anche romanzi, o racconti completi oppure parziali.</p>
<p>Riguardo alla condivisione online di contenuti parziali, ci aveva già pensato <strong><a href="http://books.google.it/">Google</a>,</strong> con la messa a punto di un applicazione che permette la lettura di materiale caricato dagli utenti della Rete. Contenuti che però non possono essere commentati, né tantomeno scaricabili o integrabili in una diversa pagina web. Con Scribd invece, chiunque può accedere al portale e scaricare i contenuti o procedere direttamente al loro upload tenendo conto degli eventuali copyright e licenze di pubblicazione.</p>
<p>A questo punto, non resta che scegliere tra Scribd e Issuu e iniziare a navigare… o meglio a sfogliare!</p>
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