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	<title>Cultur-e Blog - Dialoghi sulla rete - Blog collettivo</title>
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	<description>Diario collettivo di un gruppo di professionisti dei new media, opinioni, analisi, benchmark</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 May 2012 15:49:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Musica indipendente in Rete. Internet e i social network sono davvero l’unica via per emergere?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 09:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalaura Ruffolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[musica on line]]></category>
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		<description><![CDATA[Un binomio che in questi Anni Zero si è consolidato sempre più e che vede la Rete &#8211; Iinternet, i social network, lo streaming e il digital download &#8211; e la musica, soprattutto quella emergente, andare a braccetto e integrarsi perfettamente l’una con l’altra. Lo confermano anche i dati, in ultimo il rapporto FIMI (Federazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1079" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Live" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/giaa-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" />Un binomio che in questi Anni Zero si è consolidato sempre più e che vede la Rete &#8211; Iinternet, i social network, lo streaming e il digital download &#8211; e la musica, soprattutto quella emergente, andare a braccetto e integrarsi perfettamente l’una con l’altra.</p>
<p>Lo confermano anche i dati, in ultimo il rapporto FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) pubblicato qualche giorno fa: tra download e streaming, più del 21% del mercato discografico è digitale e fattura 27,5 milioni di euro. Le previsioni per il futuro vedono tablet e smartphone in progressiva ascesa, mentre il download da pc perderà terreno.<span id="more-1077"></span></p>
<p>In principio fu <strong><a href="http://www.napster.com/">Napster</a></strong>. Chi non ricorda la rivoluzione dettata dal primo programma di file sharing e condivisione peer to peer creato nell’estate del 1999 da Shawn Fanning e Sean Parker? Breve ma intensa esperienza (Napster chiuse i battenti infatti nel settembre del 2001, a seguito delle accuse di violazione del copyright), che cambiò le carte in tavola nel panorama musicale alternativo e underground.<br />
Qualche anno dopo, arrivò <strong><a href="http://www.myspace.com/">Myspace</a></strong>. Nome e immagine per il profilo, generi musicali suonati, player musicale con i propri brani, piccola biografia e qualche foto. Il social network lanciato da Tom Anderson nel 2003, diventò un contenitore multimediale di milioni di band nel mondo.<br />
Gli organizzatori di eventi e le agenzie di booking navigavano passando da un profilo all’altro, in cerca dell’artista che faceva proprio al caso loro. Magari per promuoverlo o per qualche concerto o<br />
serata. Una sorta di LinkedIn dei gruppi musicali.<br />
Poi fu la volta di <strong><a href="http://www.myspace.com/">Facebook</a></strong>. L’allievo che supera il maestro, le pagine fan sostituiscono i profili di Myspace. La ciliegina sulla torta arrivò con l’inserimento di plug in e applicazioni per la musica.</p>
<p>E così che la Rete iniziò a diventare il canale preferenziale per gli artisti indipendenti, quelli che partono davvero da zero, spesso talentuosi ma senza una lira in tasca: così lo streaming on line e il free download diventano parole d’ordine dalla portata quasi miracolosa.<br />
Il tempo non ha fatto altro che moltiplicare l’offerta per professionisti della musica e appassionati.<br />
<strong><a href="http://bandcamp.com/">Bandcamp</a></strong> è allo stesso tempo un digital music store e una piattaforma web che permette ad artisti e label di promuovere la propria musica. È forse una delle migliori start up musicali degli ultimi 5 anni. Non è un vero e proprio social network pur avendo funzioni di sharing e, a differenza di questi, è fortemente focalizzato sulla musica: niente blog, niente stream di attività, niente bacheca, niente amici o fan.<br />
<strong><a href="http://soundcloud.com/">SoundCloud</a></strong> invece, è una sorta di juke boxe on line. Permette di pubblicare file audio in modo gratuito. È molto semplice da utilizzare – grazie all’interfaccia intuitiva di cui è dotato &#8211; e solleva band e cantanti dall’onere di distribuire cd/usb-drive, o di sprecare le preziose risorse di un webserver. Una volta inserite in Soundcloud, le tracce audio possono essere facilmente integrate nei social network e in qualsiasi sito web, utilizzando il codice HTML di embed che forniscono.</p>
<p>Poi ci sono gli store musicali: <strong>iTunes</strong>, <strong>Spotify</strong>, <strong>Amazon</strong>, <strong>Deezer</strong>. I costi sono sicuramente più contenuti rispetto all’acquisto tradizionale, ma bisogna metterli in conto.<br />
Un universo infinito di possibilità, che sarebbe difficile raccontare in queste poche battute.</p>
<p>Ma l’ascolto on line non basta, bisogna fare “girare il nome”, prima nella Rete e poi, magari, pure fuori. <strong><a href="http://www.rockit.it/web/index.php">Rockit </a></strong>è la bibbia dell’indie nostrano sul web. Il suo claim è “Tutta roba italiana”. Interviste, recensioni, news, concerti, forum e blog, tutto rigorosamente alternative-oriented. E ogni mese, una compilation in download gratuito. Qualche giorno fa il sito è andato giù per le troppe richieste di scaricamento della compilation di cover degli 883 – sì, avete capito bene – “Con due deca”.<br />
Più aperto al mainstream  è <a href="http://www.rockol.it/"><strong>Rockol</strong></a>, ma la sostanza non cambia:  video e foto, info sui biglietti dei concerti, classifiche, aggiornamenti e notizie.</p>
<p>A proposito di networking, invece, al di là di post e tweet sui più conosciuti social, la musica inizia a suonare anche su piattaforme create ad hoc. È il caso di <a href="http://www.jamyourself.com"><strong>JamYourSelf</strong></a>, il primo social network sulla musica indipendente. Dedicato a band e artisti, uffici stampa, etichette discografiche e locali che operano all’interno della discografia emergente, si propone di veicolare in un unico spazio i diversi attori della scena musicale, offrendo così un’esperienza di condivisione immediata e senza confini unica nel suo genere. Jamyourself.com permette anche ai fans di band emergenti di pubblicizzare e diffondere la propria musica a un pubblico online vastissimo e alla continua ricerca di nuove proposte e suoni innovativi.</p>
<p>E così i nodi della Rete accolgono e sapientemente diffondono le note suonate nei circuiti indipendenti. Avrà anche i suoi difetti, ma se mancasse questa possibilità ai giovani artisti, come farebbero a urlare al mondo la loro idea di musica? Come farebbero a chiedere alle persone “Vi piace come suoniamo?”.<br />
Le occasioni per suonare live sono sempre troppo poche a fronte di un pullulare di creatività musicale nostrana. Se per qualcuno restano miraggi lontani o sogni di gioventù le più grandi manifestazioni internazionali, dove a salire sul palco sono i big della scena alternative – <a href="http://fiberfib.com/"><strong>Fib</strong></a> (Festival Internazionale di Benicàssim), <a href="http://www.coachella.com/"><strong>Coachella</strong></a>, <a href="http://www.primaverasound.com/"><strong>Primavera Sound</strong></a> e <a href="http://www.readingfestival.co.uk/"><strong>Reading</strong></a>, solo per citare i più famosi – c’è chi nel piccolo ci prova a portare on stage i giovani e più o meno conosciuti “indie”.<br />
Rockit, promuove ormai da otto anni il <a href="http://www.rockit.it/miami/2012/"><strong>MIAMI</strong></a>, Festival della Musica “Importante” a Milano. Due location, l’Idroscalo e il Circolo Magnolia, ospitano live no-stop dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata: nelle passate edizioni si sono esibiti gruppi come <strong>Massimo Volume</strong> e <strong>Le Luci della Centrale Elettrica</strong>, <strong>Cani </strong>e <strong>Verdena</strong>, <strong>Dente </strong>e <strong>Brunori S.a.S.</strong>, T<strong>eatro degli Orrori</strong> e <strong>Bud Spencer Blues Explosion</strong>.</p>
<p>A Roma, da tre stagioni, va in scena invece <a href="http://latuafottuta.wordpress.com/"><strong>LTFMA &#8211; La Tua Fottuta Musica Alternativa</strong></a>, una rassegna di musica indipendente che si tiene una volta al mese, al <strong>Circolo degli Artisti</strong>. Ogni sera cinque gruppi – sconosciuti al grande pubblico, ma è questo il vanto – si alternano tra palco acustico e palco elettrico, in una vera e propria staffetta musicale. Ad organizzare i concerti, <a href="http://www.ilpolimorfo.com/"><strong>il Polimorfo</strong></a>, una “crew indipendente” che organizza live, gira video, promuove artisti. Da una costola del Polimorfo, è nata di recente anche un’etichetta discografica, <a href="http://www.bombadischi.it/"><strong>Bomba Dischi</strong></a>, il suo logo è un ananas. Il primo album prodotto s’intitola <a href="http://www.bombadischi.it/dischi_utente.php"><strong>Tik Tok (Here it Comes)</strong></a>, a suonare i <a href="http://it-it.facebook.com/pages/Boxerin-Club/92091008362"><strong>Boxerin Club</strong></a>, giovani, carini e molto bravi. Piccoli indipendenti crescono, anche fuori dalla Rete.</p>
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		<title>PA e social network: binomio vincente?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benchmark]]></category>
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		<description><![CDATA[Strumento per comunicare con target di utenti non raggiunti, luogo di interazione e scambio per aumentare la partecipazione con i cittadini, ma anche perdita di tempo e risorse, fenomeno di puro voyeurismo tecnologico e sociale. Sono questi gli estremi tra cui oscillano i giudizi delle Pubbliche Amministrazioni sui social network: da Facebook a Twitter, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/web2.0.4-thumb1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1067" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/web2.0.4-thumb1-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Strumento per comunicare con target di utenti non raggiunti, luogo di interazione e scambio per aumentare la partecipazione con i cittadini, ma anche perdita di tempo e risorse, fenomeno di puro voyeurismo tecnologico e sociale. Sono questi gli estremi tra cui oscillano <strong>i giudizi delle Pubbliche Amministrazioni sui social network</strong>: da Facebook a Twitter, da Youtube a Flickr la presenza delle Pa sulle reti sociali è da sempre accompagnata da scetticismo e luoghi comuni, sebbene non manchino casi di eccellenza ed esperienze riuscite.</p>
<p>Per sfatare i pregiudizi e riportare nei ranghi i “facili entusiasmi”, abbiamo realizzato per un nostro cliente un’analisi di benchmark per individuare le best practice italiane ed estere. Obiettivo? <strong>Determinare una strategia di promozione online dei temi legati alla mission istituzionale dell’ente</strong>, che tenesse conto delle criticità e dei punti di forza di questa azione.<span id="more-1063"></span></p>
<p>L’analisi ha permesso, infatti, di dar vita a un documento sulle policy da adottare nelle iniziative di <em>going public</em> sui social media: strategie di promozione, netiquette, gestione delle situazioni di emergenza sono stati i punti cardine della nostra analisi.</p>
<p><strong>Italia vs. estero. Le due facce di una stessa medaglia</strong></p>
<p>Un’attenta analisi della <strong>situazione italiana</strong>, mette in evidenza come i <em>social network sites</em> sono stati utilizzati come <strong>utili &#8216;scorciatoie&#8217; per recuperare un dialogo con i cittadini</strong>, in particolare con le fasce più giovani della popolazione, <em>heavy users</em> di questi mezzi. Ma non mancano le criticità: l’incapacità organizzativa delle Pa di rispondere in tempo reale, la riservatezza dei dati personali, oltre all’impossibilità di stabilire una propria policy di moderazione dei commenti. Questi vincoli limitano molto le derive “social” delle Pa.</p>
<p>Emblematico il caso del comune di <a href="https://www.facebook.com/cittadimodena">Modena</a> su <strong>Facebook</strong>: gli utenti possono inviare consigli ma non possono dare vita a nuovi post. In altre parole, ai cittadini non è permesso di avviare in prima persona “discussioni” sullo spazio virtuale dell’amministrazione, ma <strong>soltanto di commentare post già pubblicati dalla redazione</strong>. È una strategia che mira a <strong>ridurre i rischi di critiche e di commenti <em>off topic</em></strong>, ma che, se guardata dal lato del cittadino/utente, è il segno della<strong> rottura del patto comunicativo</strong> paritario e bidirezionale che è anima ed essenza del web partecipativo.</p>
<p>L’eccezione a questo modello è il comune di <a href="https://www.facebook.com/comunedirimini">Rimini</a>. Sulla pagina fan del comune romagnolo è consentito ai cittadini <strong>postare commenti e segnalare disfunzioni</strong> che vanno ad alimentare la <em>public voice</em>, unico valore aggiunto di una presenza costante su Facebook. Non solo. La sensibilità dell’amministrazione riminese va oltre. Ogni segnalazione viene protocollata e girata all’ufficio competete. In questo modo, il cittadino può controllare qual è lo stato di avanzamento delle sua “pratica” e se essa va a buon fine.</p>
<p>Le analisi di caso su <strong>Twitter</strong>, invece, segnalano la problematicità delle organizzazioni complesse di appropriarsi dello spirito collaborativo e partecipativo del network. I post vengono utilizzati nella maggior parte dei casi unicamente come un <strong>canale unidirezionale di comunicazione</strong>, costruito con l’obiettivo di portare gli utenti sul proprio sito istituzionale. Non mancano le iniziative lungimiranti, come quella del comune di Milano che ha lanciato una campagna su Twitter per la tutela dei ciclisti.</p>
<p>Le analisi condotte su <strong>casi esteri</strong>, invece, mettono in evidenza come Facebook e soprattutto Twitter siano davvero <strong>strumento di servizio per le pubbliche amministrazioni</strong>: sono i luoghi virtuali dove si segnalano e gestiscono le emergenze (strade chiuse per neve, interruzione dell’energia e così via), poiché incarnano il dono dell’istantaneità. Come <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#%21/NHC_Atlantic">il National Hurricane Center</a></span> della Florida che segue costantemente su Twitter l’evolversi delle tempeste atlantiche. A questa e ad altre esperienze si è ispirato il <a href="http://www.egovnews.it/articolo/10018/Comunicazione-in-emergenza-lesperienza-del-Comune-di-Monza">comune di Monza per definire una strategie di azione in casi di emergenza</a>. Non solo. In Gran Bretagna, l’iniziativa della <strong>Polizia Municipale di Londra</strong> dimostra come sia possibile utilizzare Youtube per sensibilizzare e coinvolgere la popolazione sui temi della legalità  e del rispetto della cosa pubblica. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JFVkzYDNJqo">Choose a different ending</a> sono una serie di video in cui agli spettatori viene chiesto di compiere una scelta per continuare a scrivere la storia: dalle loro azioni dipenderanno le conseguenze, penali o meno, per i protagonisti.</p>
<p>Il successo delle Pa sui social media è, in definitiva, direttamente proporzionale alla capacità e volontà di individuare strategie di presenza che siano in linea con lo spirito partecipativo e orizzontale dei network online.</p>
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		<title>Giovani e low cost: ecco i social network “made in Italy”</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 08:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[EmotID]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>
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		<description><![CDATA[Le ultime novità dal mondo social dimostrano che per avere e realizzare idee innovative non è necessario essere nati negli Stati Uniti o disporre di budget importanti. Da qualche mese, infatti, in Italia sono stati lanciati nuovi social network, rigorosamente “fatti in casa”. Anche se con caratteristiche, target e obiettivi diversi, è impossibile non individuare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/03/Social_network2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1048" style="margin: 5px" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/03/Social_network2-300x194.jpg" alt="Social_network" width="300" height="194" /></a>Le ultime novità dal mondo social dimostrano che per avere e realizzare idee innovative non è necessario essere nati negli Stati Uniti o disporre di budget importanti.<br />
Da qualche mese, infatti, in Italia sono stati lanciati nuovi social network, rigorosamente “fatti in casa”. Anche se con caratteristiche, target e obiettivi diversi, è impossibile non individuare <strong>elementi comuni</strong>: sono frutto di start up fatte da giovani, a costo quasi zero, e, per il momento, ancora in in fase di lancio.</p>
<p><strong><a title="Jobberone" href="https://jobberone.com/login" target="_blank">Jobberone</a></strong> è stato ribattezzato il <strong>“LinkedIn tricolore”</strong>, ma si differenzia dal più famoso network professionale per alcuni aspetti. Nato grazie a un gruppo di giovani imprenditori attivi nel bresciano, consente agli utenti, in maniera completamente gratuita, di cercare annunci di lavoro relativi a tutto il territorio nazionale e alle aziende di pubblicare e gestire le proprie inserzioni. Le realtà di riferimento non sono, però, grandi imprese e multinazionali, come nel caso di LinkedIn, ma soprattutto piccole e medie aziende. <span id="more-1047"></span>Inoltre, Jobberone ha dalla sua alcuni punti di forza: la possibilità, per l’utente, di effettuare  <strong>ricerche geolocalizzate</strong>, in base alla distanza dalla propria area di residenza; un continuo <strong>aggiornamento</strong> (le posizioni lavorative chiuse vengono immediatamente cancellate). Lanciato il mese scorso, è accessibile attraverso una registrazione o direttamente con il proprio account Facebook.</p>
<p>Non guarda al mondo del lavoro, ma ai disagi della vita di tutti i giorni, invece, <a title="Uribu" href="http://www.uribu.com/" target="_blank"><strong>Uribu</strong></a>, ancora in versione beta, che fa il suo ingresso nell’universo social con il motto <strong>“denuncia e conquista”</strong>. Si tratta, in sintesi, di una piattaforma dove è possibile segnalare disservizi e malfunzionamenti delle nostre città e, allo stesso tempo, avviare un dibattito con aziende ed enti coinvolti per trovare una soluzione condivisa. Anche in questo caso l’iniziativa porta la firma di cinque giovani (il più grande ha 23 anni, il più piccolo 17). Come funziona? La registrazione non è necessaria, anche se consigliata per usufruire di tutte le funzioni del sito. Quindi si clicca su “segnala”, si seleziona una categoria d’interesse (sanità, istruzione, raccolta rifiuti, manutenzione stradale ecc…), e si compila un form, dove si descrive e localizza l’evento, aggiungendo titolo e tag e allegando file multimediali, ad esempio una foto. Tutti i contenuti sono condivisibili su altri canali social e sono raggruppabili per liste, tra cui “più popolari”, “ultimi inseriti”, “ultime foto”.</p>
<p>Altrettanto ambizioso il pay off di <a title="EmptID" href="http://www.emotid.com/" target="_blank"><strong>EmotID</strong></a>: “felicità per gioco. O per davvero”. Lanciato a febbraio, è stato definito “una piattaforma sociale legata agli stati d’animo”.  Obiettivo del social network è mettere in relazione gli utenti a partire dall’espressione dei propri stati d’animo: non con una frase “a effetto” o una foto, come accade su Facebook, ma attraverso gli emoTag. Il termine indica una specie di avatar, che gli iscritti possono scegliere in base alle proprie caratteristiche fisiche e agli stati d’animo. Ogni utente può, poi, utilizzare una delle 50 “emozioni definite” per manifestare la propria reazione a una notizia o per interagire con gli altri contatti a suon di sorrisi, abbracci o pacche sulle spalle. Che non si pensi, però, a una trovata adolescenziale: dietro l’iniziativa ci sono studi complessi sull’<strong>intelligenza emotiva</strong>, condotti da un team di una decina di esperti, guidati dall’ideatore del social network, un imprenditore appassionato di studi psicologici. L’emoTag è stato, infatti, sottoposto ad analisi e a mesi di validazione statistica su un campione di oltre 15mila persone.</p>
<p>Sicuramente più pubblicizzato, se non altro per il fatto di portare la firma di <strong>Claudio Cecchetto</strong> e di avere come sponsor personaggi come Fiorello e Jovanotti, è <a title="Faceskin" href="http://www.faceskin.it/" target="_blank"><strong>Faceskin</strong></a>, in versione beta. Ogni utente (attualmente gli iscritti sono circa 15mila) può stilare le proprie web-list, cioè un elenco di portali consultati abitualmente su un determinato argomento. Ovviamente non può mancare la condivisione: per questo il produttore e talent scout ha coniato l’acronimo ROC (ricerca-organizza-condividi). Le “compilation” personali  dei siti sono messe a disposizione degli altri utenti, che possono così conoscersi a partire dalle rispettive abitudini di “navigazione”.</p>
<p>È presto per fare previsioni sul futuro di queste iniziative, ma poter parlare di proposte italiane in un mondo di social network “d’importazione” è sicuramente un passo in avanti.</p>
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		<title>Classifica Viral Video commerciali. I casi di maggiore successo.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 16:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[migliori video virali]]></category>
		<category><![CDATA[video virali 2012]]></category>
		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[You Tube ha stilato la classifica dei video più visti nel 2011: tra videoclip musicali, danzatori dilettanti, cantanti in erba e bambini prodigio, emergono loro: gli spot pubblicitari commerciali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1039" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/03/viral-videos-300x180.png" alt="viral-videos" width="300" height="180" />Come da tradizione, <strong>You Tube</strong> ha stilato la classifica dei <strong>video più visti</strong> nello scorso anno solare.  Il <strong>2011</strong> si è configurato come l’anno dei record: un <strong>trilione di visualizzazioni</strong> totali dalla sua nascita. Come se ogni persona vivente sulla terra avesse visto in media 140 video durante l’anno.</p>
<p>Per stilare questa <strong><a href="http://youtube-global.blogspot.com/2011/12/ads-that-entertain-youtubes-top-spots.html">Top Ten</a></strong> sono stati considerati il numero di visualizzazioni globali per ciascun video e, in alcuni casi, sono stati sommati il numero di visualizzazioni delle diverse versioni dello stesso filmato. E tra videoclip musicali, danzatori dilettanti, cantanti in erba e bambini prodigio, emergono loro: gli spot pubblicitari. Difficile da credere ma è così.<br />
<span id="more-1038"></span></p>
<p>La tendenza delle aziende, negli ultimi anni, è stata quella di indirizzarsi verso comunicazioni pubblicitarie maggiormente attrattive, più virali, se vogliamo utilizzare il termine giusto. Ma per quanto le agenzie di comunicazione cerchino di studiare e progettare spot commerciali o istituzionali che producano viralità, non sempre ciò accade. Perché? <strong>La viralità è strettamente collegata con l’emotività,</strong> un sentimento incontrollabile che difficilmente può essere previsto e studiato a tavolino.</p>
<p>Ciò che conta è riuscire ad innescare il processo di condivisione e questa Top Ten mostra alcuni esempi che hanno onorato le aspettative. Segnaliamo al <strong>primo posto</strong> un video pubblicitario di una nota casa automobilistica, la <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0">Volkswagen</a></strong>: protagonista è il piccolo Darth Vader, il cattivo di Star Wars, affranto per la perdita dei suoi poteri magici. Il risultato è di  51.617.738 visualizzazioni e 4.713.179 condivisioni sulle piattaforme di social network (fonte mashable.com al 9/12/2011).<br />
La <strong>seconda posizione</strong> se l’aggiudica lo spot della compagnia telefonica britannica <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Kav0FEhtLug">T-Mobile UK</a></strong> che fa la parodia della cerimonia più attesa dell’anno, il matrimonio di William &amp; Kate, con 25.762.407 visualizzazioni e 1.733.419 condivisioni sulle piattaforme di social network (fonte mashable.com al 9/12/2011 ). Leggerezza, ironia e simpatia caratterizzano entrambi i video. Ma nel caso del viral della Wolkswagen è soprattutto la tenerezza a prendere il sopravvento. Forse proprio questo elemento ne ha sollecitato l’altissima condivisione.</p>
<p>Per analizzare l’evoluzione della comunicazione virale di video commerciali nel 2012 occorrerà aspettare la fine dell’anno, anche se i primi dati che seguono la fine del <strong>Super Bowl</strong> (l’evento di football più atteso e seguito dell’anno con circa 111.3 millioni di telespettaori [Reuters]; nell’edizione del 5 febbraio scorso sono stati proiettati circa 60 spot commerciali, configurandosi così come un’ottima vetrina per l’advertising ), confermano ancora una volta gli spot promozionali delle case automobilistiche i più visualizzati e condivisi.</p>
<p>Tra questi: <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lw9ZeXB2uKs">Audi 2012 Game Day Commercial &#8211; Vampire Party</a></strong> dove l’<strong>Audi</strong> punta ad attirare l’attenzione sui potenti fari delle vetture e per fare ciò si presenta ad una festa di vampiri. Conta attualmente 7.108.670 visualizzazioni e 98.600 condivisioni sulla piattaforma <strong>Facebook</strong> (dati Share Count Api Facebook 2/03/2012). E lo spot presentato da <strong>Volkswagen</strong>, <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0-9EYFJ4Clo">The Dog Strikes Back: 2012 Volkswagen Game Day Commercial</a></strong>. Riprendendo la pubblicità dell’anno prima, rende protagonista il cane di famiglia, che un po’ ingrassato decide di mettersi a dieta per ritornare a gareggiare in velocità; ad oggi conta 13.636.750 visualizzazioni e 239.200 condivisioni (dati Share Count Api Facebook 2/03/2012).</p>
<p>La sfida è aperta. Aziende, enti e istituzioni cercheranno di coinvolgerci con i loro video: in campo, non solo <strong>spot commerciali</strong> ma anche di <strong>utilità sociale</strong>, che per primi hanno l’esigenza di fare leva sull’emotività per sensibilizzare l’opinione pubblica su problematiche di carattere morale e civile.</p>
<p>La capacità di <strong>creare viralità</strong> dipenderà anche dal <em>sentiment </em>che il video riuscirà a generare, sia prima, nel momento di attesa della messa in onda – nel caso di eventi come il <strong>Super Bowl</strong> – sia durante la visione, che dopo, quando spingerà l’utente a partecipare alle conversazioni online e quindi a condividerlo sulla propria rete di amicizie.</p>
<p>Spazio, dunque, ai nuovi laboratori di <strong>comunicazione virale</strong>, alle idee e ai valori positivi capaci di suscitare emozioni:  solo queste ultime riescono a dar vita a <strong>forme pubblicitarie</strong> che, discostandosi dall’obiettivo della mera fruizione passiva, generano <strong>esperienza e partecipazione</strong>.</p>
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		<title>Oltre la crisi, Over The Top: nuovi scenari al IX Summit sull’Industria della Comunicazione</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 08:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Rosselli]]></category>
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		<description><![CDATA[In che modo il periodo di forte crisi e stagnazione economica, che l’Italia e l’Europa stanno tuttora attraversando, hanno coinvolto l’intera industria della comunicazione? Quali modelli di business si sono affermati e quali invece sono andati incontro alla disfatta? Come affrontare il futuro e con quali prospettive? Sono queti i temi sui quali si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1019" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/ott-300x201.png" alt="Industria_comunicazione" width="300" height="201" />In che modo il periodo di forte <strong>crisi e stagnazione economica</strong>, che l’Italia e l’Europa stanno tuttora attraversando, hanno coinvolto l’intera<strong> industria della comunicazione</strong>? Quali modelli di business si sono affermati e quali invece sono andati incontro alla disfatta? Come affrontare il futuro e con quali prospettive?</p>
<p>Sono queti i temi sui quali si è discusso lo scorso 2 febbraio al <a href="http://www.fondazionerosselli.it/User.it/index.php?PAGE=Sito_it/attivita_seminari1&amp;semn_id=605" target="_blank"><strong>IX Summit sull’Industria della Comunicazione</strong></a>, consueto appuntamento organizzato dalla <a href="http://www.fondazionerosselli.it/User.it/" target="_blank"><strong>Fondazione Rosselli</strong></a> per presentare il <a href="http://iem.frosselli.org/index.php" target="_blank"><strong>14° Rapporto IEM</strong></a>. Quest’ultimo si propone non solo di fornire dati sull’<strong>andamento del mercato</strong> e stime per gli anni successivi, ma anche di focalizzare l’attenzione sulle azioni da intraprendere nel futuro, indicando quattro possibili aree di intervento su cui attivare nuove soluzioni strategiche al fine di superare il periodo critico.<span id="more-1018"></span><br />
I dati mostrano come nel segmento temporale 2009-2010 i comparti dell’<strong>home video</strong> e della <strong>musica</strong> siano stati i più colpiti non solo dalla crisi, ma anche dalla concorrenza con il file sharing in rete (che mette in luce problematiche più ampie di copyright e pirateria), con perdite oltre il 40%; seguono editoria, directory, telecomunicazioni fisse, mobili e informatica. Al contrario, mostrano <strong>trend positivi</strong> la pubblicità online, il cinema, la radio e la televisione, che hanno conosciuto un incremento compreso fra il 4,1% e il 21,8%.<br />
Le stime per il 2011 ribadiscono, ancora una volta, il <strong>ruolo di primo piano della pubblicità online </strong>che include il mobile advertising, comparto che in questo periodo è in forte crescita.</p>
<p>Nonostante le percentuali di incremento piuttosto positive, i dati che fanno riferimento al 2011 mostrano un deciso arretramento generale su tutti i segmenti dell’industria della comunicazione. Proprio per questo, la Fondazione Rosselli invita a intervenire sulle <strong>quattro aree di sviluppo</strong> individuate: upgrade infrastrutturale, formazione professionale, produzione di contenuti originali e politiche di salvaguardia della proprietà intellettuale.</p>
<p>Infine, una riflessione sul sistema degli <strong>Over The Top – OTT</strong>, definizione che include tutti quei fornitori di servizi sulla rete internet che sono soggetti terzi e indipendenti dai provider di connettività. Attualmente questi attori sono protagonisti della scena digitale negli USA;  in Europa non hanno ancora conosciuto una fase di pieno sviluppo per via dei vincoli normativi che li relegano in un angolo. Gli OTT si possono riconoscere tra le seguenti macroaree: motori di ricerca, social media, aggregatori, e-commerce, hosting &amp; file sharing, portali. I modelli di business adottati dagli OTT prevedono una filiera rivolta all’utente finale che comprendono servizi free oppure finanziati dalla pubblicità o completamente a pagamento.</p>
<p>Insomma, la realtà di Internet è quella che desta grande attenzione e curiosità. I quesiti sul futuro riguardano le modalità con cui le aziende si rapporteranno ai nuovi attori in gioco; la loro capacità di leggere gli ultimi trend e di innovarsi di conseguenza; la possibilità per la libertà di condivisione, tema caldo della stagione, di imporsi sulla regolamentazione che difende l’industria della comunicazione.<br />
Non ci resta che attendere.</p>
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		<title>La nuova comunicazione del settore assicurativo</title>
		<link>http://www.cultur-e.it/blog/tematiche/imprese/ania-la-nuova-comunicazione-del-settore-assicurativo/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[ABI]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[comunicazione corporate]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i nostri “lavori in corso”, c’è la realizzazione di contenuti per un nuovo sito divulgativo sul tema delle polizze auto (RC Auto). Quello assicurativo è un tema “caldo” e particolarmente tecnico, non di immediata comprensione per gli utenti della Rete, specie nel settore auto e moto. Per questo motivo, nell’elaborazione del piano editoriale, ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1034" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/Auto-Car-Insurance-Coverage-300x200.jpg" alt="RCA" width="300" height="200" />Tra i nostri “lavori in corso”, c’è la realizzazione di contenuti per un <strong>nuovo sito divulgativo sul tema delle polizze auto (RC Auto)</strong>. Quello assicurativo è un tema “caldo” e particolarmente tecnico, non di immediata comprensione per gli utenti della Rete, specie nel settore auto e moto. Per questo motivo, nell’elaborazione del piano editoriale, ci siamo prefissati l’obiettivo di rendere meno ostica la sua conoscenza e più interessante l’approfondimento. Tre le nostre priorità: <strong>chiarezza</strong> e <strong>trasparenza</strong>, attraverso la spiegazione in maniera semplice e divulgativa di temi attuali; <strong>utilità</strong> e <strong>servizio</strong>, mediante la diffusione di informazioni che facilitino la comprensione del mondo RCA.<br />
Qual è il <strong>target</strong> di riferimento? Possessori di RC Auto, associazioni di consumatori che seguono lo sviluppo del settore, giornalisti e opinion leader che necessitano di informazioni aggiornate.<span id="more-1009"></span></p>
<p>L’obiettivo della chiarezza espositiva si ottiene utilizzando un registro di comunicazione preciso ma allo stesso tempo semplice, specialistico ma interessante, attraverso informazioni arricchite da immagini, documenti di approfondimento e infografica.</p>
<p>Una panoramica completa, in grado di fornire tutte le informazioni necessarie a comprendere le problematiche e i cambiamenti del settore, non può prescindere da <strong>glossari, domande e risposte frequenti, raccolte di risorse online sul tema, analisi</strong> <strong>su <em>best practic</em>e e</strong> <strong>guide pratiche</strong>, articolate in schede di approfondimento, video e immagini, infografica, link utili. Tra i temi affrontati, la questione delle truffe e di come queste incidano sul prezzo per tutti, quali sono le tutele e i diritti dell’assicurato, come agire in caso di comportamenti poco chiari o illeciti di compagnie, periti, medici e meccanici. In questo modo viene raggiunto il fine dell’utilità e del servizio.</p>
<p>Una<em> best practice</em> è rappresentata dalla<strong> Franci</strong><strong>a</strong>: lo stato transalpino è un esempio virtuoso nel settore assicurazione auto. A oggi, tra i grandi paesi europei è quello con il valore più basso di premio assicurativo pagato dagli automobilisti (mediamente 163 euro l’anno). Un primato frutto di una politica ben precisa, che poggia su tre punti cardine: <strong>formazione</strong>, finalizzata a prevenire il rischio di incidente, utilizzo di <strong>deterrenti </strong>come la maggiorazione del premio assicurativo in alcuni casi particolari, e una costante <strong>prevenzione</strong>, mediante la realizzazione di campagne di comunicazione. Anche il <strong>Web</strong> si è rivelato un canale di informazione efficace: <a href="http://www.assureurs-prevention.fr/" target="_blank"><strong><em>Assureurs Prévention</em></strong></a>, portale dell’omonima associazione fondata per contrastare incidenti, malattie e imprevisti della vita quotidiana, è concepito secondo una logica 2.0. Sono alcuni dei suoi punti di forza: applicazioni e giochi per Facebook, multimedialità, possibilità di seguire gli aggiornamenti sui diversi social media.</p>
<p>Nell’ambito del progetto, abbiamo anche effettuato un <strong>benchmark</strong> su portali italiani e internazionali di compagnie assicurative, associazioni a tutela dei consumatori, magazine e riviste di settore. Il sito di <strong><a href="http://www.cea.eu/" target="_blank">CEA</a> </strong>(federazione europea delle associazioni nazionali delle compagnie assicurative) <strong><em>Cross border road traffic accident</em></strong> presenta, ad esempio, un’intera sezione dedicata ai consumatori, con tutte le informazioni utili a chi si reca in un paese straniero o è vittima di un incidente fuori dai confini di residenza. Il portale inglese <a href="http://moneyadviceservice.org.uk/http://moneyadviceservice.org.uk/" target="_blank"><strong><em>The Money Advice Service</em></strong></a>, portale indipendente di difesa dei consumatori della <em>Financial Service Authority</em>, ha un’intera sottosezione dedicata al settore assicurativo, con un servizio personalizzato di risposta ai consumatori online, telefonico o face-to-face.</p>
<p>Al di fuori della tutela dei consumatori, tra i portali italiani e internazionali di associazioni, compagnie assicurative e istituti di ricerca presi in esame, ci sono: il portale di <a href="http://www.abi.org.uk/" target="_blank"><strong>ABI</strong></a> (<em>Association of British Insurers</em>), che raccoglie informazioni e notizie di settore; il sito di <a href="http://www.isoa.org/" target="_blank"><strong>ISO</strong></a>,<strong> </strong>istituto statunitense di ricerca e servizi per i consumatori del gruppo Verisk Analytics che nella sezione <em>Auto Insurance</em> segue il cliente passo passo,  dalla valutazione della polizza attuale alla scelta e rinnovo dell’assicurazione, fino alle procedure per eventuali reclami e frodi.</p>
<p>Il confronto con l’estero è utile per comprendere come l’argomento delle assicurazioni viene trattato fuori dall’Italia e illuminante per trarre spunti su come comunicare un tema così controverso in modo efficace e comprensibile per tutti.</p>
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		<title>Banche: come valorizzare le collezioni d&#8217;arte online?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 08:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benchmark]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle nostre ultime attività è stata un’analisi di benchmark svolta per un potenziale cliente sul tema della valorizzazione del patrimonio artistico delle banche. Il benchmark è stato per noi il punto di partenza per arrivare a definire un progetto di comunicazione che comprende la realizzazione di un portale Web e un piano di promozione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1029" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/collezioni_-bancarie-300x120.jpg" alt="collezioni_ bancarie" width="300" height="120" />Una delle nostre ultime attività è stata un’<strong>analisi di benchmark</strong> svolta per un potenziale cliente sul tema della valorizzazione del patrimonio artistico delle banche. Il benchmark è stato per noi il punto di partenza per arrivare a definire un progetto di comunicazione che comprende la realizzazione di un portale Web e un piano di promozione in Rete e nei social media.</p>
<p>L’obiettivo con cui siamo partiti nell’analisi è stato quello di individuare le best practices nella promozione in Rete delle collezioni bancarie, in grado di attivare nel Web un<strong> sistema di valorizzazione</strong>, <strong>collaborazione</strong> e <strong>interazione</strong> tra banche e centri espositivi, e tra banche e grande pubblico. Specie in Italia, nonostante esistano archivi e cataloghi di grande valore, ad oggi le opere delle collezioni bancarie sono visibili solo in occasioni speciali, quando le banche organizzano mostre o prestano opere a esposizioni museali. Per lo più, le opere sono appese nei corridoi dei palazzi degli istituti o risiedono in caveau, rimanendo sconosciuti al grande pubblico. Gli stessi galleristi e organizzatori di mostre, così come studenti e studiosi, non ne conoscono l’esistenza. E qui il Web potrebbe essere d’aiuto a tutti, permettendo di realizzare progetti di valorizzazione ed esposizione a costi ridotti rispetto all’offline e disponibili a tutti, in ogni momento e luogo.<span id="more-1017"></span>Da una<strong> ricerca qualitativa sulla valorizzazione delle collezioni d&#8217;arte</strong> di proprietà dei principali player bancari italiani e internazionali (UniCredit, IntesaSanPaolo, Mps, Bnl, Db, Ubs Abn Amro) e le fondazioni bancarie (Cariplo, Verona, Torino, Bologna), svolta da <a href="http://www.bcg.it/" target="_blank">The Boston Consulting Group di Milano</a> nel 2011, è risultato che il <strong>sistema bancario italiano è uno dei maggiori collezionisti privati</strong>. Negli ultimi anni, si è assistito a un progressivo cambio di orientamento strategico che ha portato le banche verso un collezionismo moderno e illuminato, superando la mera decorazione di ambienti di rappresentanza, per creare vere e proprie collezioni d’arte. La finalità è quella di «associare l&#8217;identità della banca all&#8217;arte o all&#8217;orientamento del personale».</p>
<p>Tuttavia, le collezioni spesso non trovano spazio adeguato online. Eppure, le banche potrebbero sfruttare appieno le potenzialità del Web 2.0, sviluppando una strategia di promozione e comunicazione sui social network per contribuire ad aumentare la reputazione delle collezioni e attivare iniziative di coinvolgimento e passaparola. Inoltre, manca un sistema strutturato di scambio e collaborazione con galleristi e musei, che potrebbe accrescere la conoscenza delle opere sul territorio e portare a ritorni economici, come insegna il <a href="http://www.louvre.fr" target="_blank">Louvre </a>di Parigi. Il museo parigino nel 2007 ha realizzato il Louvre Abu Dhabi, con vantaggi di immagine e visibilità sulla propria collezione e una previsione di introito pari a 1 miliardo di euro nell&#8217;arco di 30 anni per le casse dei musei francesi, di cui 190 milioni in 10 anni provenienti dai prestiti del Louvre.</p>
<p><strong>Parola d’ordine in Italia: catalogare</strong><br />
Catalogazione online sembra essere la parola d’ordine nostrana, non solo di banche e fondazioni ma anche di musei che abbiamo comunque analizzato per individuare spunti interessanti. In generale, i siti che espongono collezioni online, si preoccupano soprattutto di pubblicare immagini e accompagnarle da descrizioni e informazioni di base. Appare qualche funzionalità 2.0, nei casi più interessanti. Se partiamo dai musei, ad esempio il <a href="http://www.fondazionemaxxi.it/" target="_blank">MAXXI</a> (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo), il <a href="http://www.polomuseale.firenze.it/catalogo/default.asp" target="_blank">Polo Museale Fiorentino</a> e la<a href="http://www.visitmuve.it/" target="_blank"> Fondazione dei Musei Civici Veneziani</a> hanno avviato progetti di digitalizzazione delle proprie opere affidandosi a complessi sistemi di catalogazione e a motori di ricerca “targettizzati”. A un sistema di ricerca semplice, si affiancano uno o due motori di ricerca avanzati, che permettono di ricercare l’opera per periodo, scuola, tecnica, oppure per dati più approfonditi, rivolti a un pubblico di studiosi e galleristi. Da segnalare il sistema di catalogazione delle opere scelto dalla Fondazione dei Musei Civici Veneziani. Le schede di presentazione si compongono da testi descrittivi sintetici, a cui si associano a volte commenti di esperti del settore, sia sull’opera sia sull’artista che l’ha realizzata. Tra le applicazioni, di particolare interesse è quella sviluppata dal Polo Museale Fiorentino chiamata<strong> “Gestione colore”</strong>, per configurare il computer in modo da visionare nel miglior modo possibile le variazioni cromatiche del quadro/scultura. Banche e Fondazioni bancarie seguono queste impostazioni. Qualche istituto offre inoltre <strong>e-card</strong> (ad es. <a href="//www.artcollection.unicreditgroup.eu/" target="_blank">Unicredit</a>), che permette di inviare cartoline virtuali con opere delle collezioni, abbinando messaggi personalizzabili, o<strong> funzionalità &#8220;deep-zoom&#8221;</strong>, per ingrandire e trascinare la foto per l&#8217;esplorazione dei particolari (ad es. <a href="http://www.fondazionemps.it/OpereWeb/it/OpereDArte.aspx" target="_blank">Fondazione Monte dei Paschi di Siena</a>).</p>
<p><strong>E all’estero? Maggior spazio a multimedia e interazione</strong><br />
I siti di banche e fondazioni estere presentano tratti comuni all’esperienza italiana, dimostrando tuttavia di aver colto meglio le potenzialità offerte dalla <strong>multimedialità</strong>, dai <strong>social media</strong> e dalla <strong>fruizione multicanale</strong>. La maggior parte delle realtà analizzate sono presenti nelle più note piattaforme di Social Media (Facebook, Twitter, YouTube, FourSquare), con lo scopo di coinvolgere gli utenti attraverso iniziative speciali (es. foto contest o concorsi per valorizzare la creatività di giovani artisti) e partnership esclusive con altri enti o marchi.  Interessante l’esperienza della <a href=" www.deutsche-bank.de/csr/en/art_and_music/deutsche_bank_collection.html" target="_blank">Fondazione Deutsche Bank</a>, che oltre alla collezione di opere online cura un<strong> magazine</strong> sull’arte, offre un’applicazione per Apple e Android, e alcuni<strong> virtual tour</strong> dedicati a qualche artista o opera. Positiva anche l’esperienza americana del <a href="http://dl.lib.brown.edu/mln/projects.html" target="_blank">Museum Loan Network</a>, che con l’aiuto del MIT ha creato una rete online di 400 istituzioni che mette a fattor comune 20mila opere per i prestiti di lungo periodo, con contatti e  gestione dei prestiti online. Anche qui, però, i migliori esempi sono quelli sviluppati da musei e gallerie d’arte. Il sito di <a href="http://www.rmn.fr/" target="_blank">Reunion des Museaux Nationaux</a> offre una <strong>webtv video </strong>di approfondimento, una sezione<strong> “Risorse in storia dell’arte”</strong> con brevi lezioni su periodi artistici o temi,<strong> “La Storia</strong> <strong>di Francia”</strong> con percorsi storici del paese raccontati per immagini. La Tate Gallery di Londra aggiunge una formazione online (con corsi in arte, app per iPhone e iPad; iMap) un<strong> blog</strong> che affianca e commenta opere e collezioni, la possibilità di creare la propria collezione d’arte. I siti del <a href="http://www.moma.org/" target="_blank">MOMA</a> e del Guggenheim Museum di New York presentano una <strong>community online</strong> con commenti e post della redazione o degli utenti su arte, management museale, nuove tecnologie per l’arte, artisti, eventi, ecc., <strong>applicazioni</strong> create ad hoc,<strong> podcast</strong>, video sulle esposizioni, iniziative partecipative (es. crea il tuo video o trova il video artistico più interessante presente su YouTube).<br />
<strong><br />
In Europa si prova la trasversalità</strong><br />
Europeana è una biblioteca digitale e una mostra virtuale che intende mettere in Rete il patrimonio culturale europeo, con una raccolta di libri digitalizzati europei, opere d&#8217;arte, dipinti e altri oggetti d&#8217;arte, manoscritti, lettere, musica, foto, immagini televisive e cinematografiche, audiofragments. La <a href="http://www.wga.hu" target="_blank">Web Gallery of Art</a> ospita invece opere di artisti europei dal XII al XIX secolo, con ottime immagini delle opere della collezione visibili fin nei particolari grazie alla<strong> funzione &#8220;zoom&#8221;</strong>, la possibilità di confrontare due opere nella stessa schermata e seguire percorsi tematici e interessanti visite guidate. Inoltre, permette di creare<strong> liste personalizzate di artisti</strong> e inserire un brano musicale dello stesso periodo dell&#8217;opera e di essere seguiti da una guida multimediale, dove un personaggio spiega opere e artisti.</p>
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		<title>Dai calciatori alle pensioni e ai Comuni, le ultime proteste del Web</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 09:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet è la “piazza” del ventunesimo secolo. Da tempo non c’è manifestazione, iniziativa o voce che non passi per il grande megafono della Rete. Dalla politica ai temi civili, dal gossip ai problemi dell’economia nazionale, in Italia come all’estero. Ancora di più in giorni critici come questi. Gli esempi si sprecano: limitandosi solo al nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1004" style="margin: 5px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/Screenshot-pagina-sciopero-calciatori-300x167.jpg" alt="Screenshot pagina sciopero calciatori" width="300" height="167" />Internet è la “piazza” del ventunesimo secolo. Da tempo non c’è manifestazione, iniziativa o voce che non passi per il grande megafono della Rete. Dalla politica ai temi civili, dal gossip ai problemi dell’economia nazionale, in Italia come all’estero. Ancora di più in giorni critici come questi.</p>
<p>Gli esempi si sprecano: <strong>limitandosi solo al nostro Paese, ultimo grande motivo di protesta sono stati i provvedimenti della manovra del Governo, su tutti pensioni e tagli agli enti locali</strong>. La previsione di un contributo di solidarietà per alcune fasce di reddito e la norma che escludeva dal calcolo dell’età pensionabile gli anni di laurea e servizio militare (per ora stralciata) hanno innescato le polemiche: su Facebook sono già nati diversi gruppi, da “No all’abolizione del riscatto della laurea e del servizio militare”, con oltre 3500 fan a “Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria”, che ha circa 143mila “mi piace”, in rotta soprattutto con i privilegi della Chiesa e la questione Ici.<span id="more-1003"></span> Si moltiplicano di giorno in giorno anche i commenti agli articoli delle testate Web, da quelle maggiormente “schierate” alle più neutrali, dai toni diversi ma quasi tutti poco “lusinghieri”.</p>
<p><strong>Anche Comuni e Province non stanno a guardare: dopo la “stretta” annunciata di recente, si sono dati da fare</strong> per le strade e in Rete. Ad esempio, Uncem (Unione nazionale Comuni, comunità ed enti montani), Legambiente e Anci della Toscana hanno dato vita a una <a href="http://www.uncemtoscana.it/#diretta" target="_blank">maratona Web</a>, cui hanno partecipato sindaci, parlamentari e altri esponenti politici, invitati a dire la propria su tagli e manovra finanziaria.</p>
<p>Immancabili, poi, le reazioni allo <strong>sciopero dei calciatori</strong>: principale oggetto del contendere il pagamento del contributo di solidarietà richiesto dal Governo e la possibilità di allenamento per i giocatori fuori rosa. Anche in questo caso i social network hanno fatto da protagonisti: basti pensare ai gruppi “Sciopero dei calciatori: andate a lavorare”, a quota 9mila fan, o “Sciopero dei calciatori?una barzelletta che non fa ridere”, con oltre 1300 like.</p>
<p>Una partecipazione ormai sempre più forte, che ha già dato i suoi frutti fuori dalla Rete: l’esito degli ultimi referendum, ad esempio, ha dimostrato come il Web sia uno strumento utilissimo di dibattito e diffusione della conoscenza.</p>
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		<title>Le donne preferiscono i social network</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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		<description><![CDATA[I social network esercitano un’attrazione particolare sulle donne, almeno secondo quanto afferma una recente ricerca del Pew Internet and American Life Project, progetto del Pew Research Center, centro di ricerca americano su tematiche e tendenze sociali. Secondo lo studio, riferito al 2010, il 69% delle donne intervistate naviga, infatti, quotidianamente su Facebook, Twitter e altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-997" style="margin: 5px;" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/donne-e-social-media1-150x150.jpg" alt="donne e social media" width="150" height="150" />I social network esercitano un’attrazione particolare sulle donne, almeno secondo quanto afferma una recente ricerca del <a href="http://pewinternet.org/" target="_blank"><em>Pew Internet and American Life Project</em></a>, progetto del<a href="http://pewresearch.org/" target="_blank"> <em>Pew Research Center</em></a>, centro di ricerca americano su tematiche e tendenze sociali.</p>
<p>Secondo lo studio, riferito al 2010, <strong>il 69% delle donne intervistate naviga, infatti, quotidianamente su Facebook, Twitter e altri social network, rispetto al 60% degli uomini.</strong> La tendenza è ancora più evidente se si dà un’occhiata ai dati relativi a Facebook: il 18% delle componenti del gentil sesso aggiorna il proprio status sul social network diverse volte al giorno, contro l’11 degli uomini, il 25% di esse commenta quotidianamente post e stati altrui, contro il 17% della controparte maschile e, infine, il 13% fa commenti a foto giornalmente, in confronto al 4% degli utenti di sesso opposto. Inoltre, va detto che non ci sono significative differenze di razza, origine etnica, reddito familiare e livello di istruzione, così come non cambia molto la frequenza d’utilizzo dei social network a seconda se si vive in un ambiente urbano o rurale. <span id="more-995"></span></p>
<p>In generale, <strong>la fruizione dei social network è in crescita</strong>: lo scorso anno il 65% degli intervistati ha affermato di utilizzarli spesso, rispetto al 60% del 2009 e con uno scarto ancora maggiore in rapporto al 2008, quando la percentuale si attestava sul 29%. La fascia d’età più “social” è quella compresa tra i 18 e i 29 anni, seguita da quella 30/49 (70%). Anche gli utenti fra i 50 e i 64 anni sono abbastanza presenti sui social network (51%).</p>
<p>L’analisi del <em></em> raccoglie anche i giudizi degli utenti: la maggior parte degli intervistati definisce i social network “buoni”, descrivendo la propria esperienza con aggettivi come “divertente”, “interessante” e “conveniente”.  Insomma, gli utenti americani sono sempre più numerosi e sempre più soddisfatti della loro vita “social”.</p>
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		<title>Le riviste italiane &#8220;snobbano&#8221; Internet</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella tra il Web e le nostre riviste è una relazione fragile, se non, in molti casi, addirittura inesistente. A 20 anni dallo sviluppo della Rete, un periodico italiano su due non ha, infatti, una presenza su Internet. Il dato arriva da un approfondimento del rapporto sui media, realizzato dall’Osservatorio new media del Politecnico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella tra il Web e le nostre riviste è una relazione fragile, se non, in molti <img class="alignleft size-medium wp-image-976" src="http://www.cultur-e.it/blog/wp-content/uploads/2011/08/new-media1-300x167.jpg" alt="new media" width="300" height="167" />casi, addirittura inesistente.<br />
A 20 anni dallo sviluppo della Rete, un periodico italiano su due non ha, infatti, una presenza su Internet. Il dato arriva da un <strong>approfondimento del rapporto sui media, realizzato dall’Osservatorio new media del <a href="http://www.polimi.it/" target="_blank">Politecnico di Milano</a></strong>, riferito ai primi mesi del 2011.<span id="more-975"></span></p>
<p>La ricerca è stata condotta su mille riviste, di cui il 68% mensili, il 20% bimestrali, il 10% settimanali e il 2% quindicinali. Alcune cifre significative:<strong> il 48% delle testate è assente sul Web</strong>; per il resto, il 29% dei periodici ha un proprio sito, mentre il 23 dispone di una sezione di un portale riconducibile direttamente alla propria testata. L’editoria periodica italiana dimostra, dunque, di non cogliere le opportunità che arrivano dalla Rete. <strong>L’aspetto più sorprendente è, però, un altro: se gran parte delle riviste sfrutta poco o per niente Internet, allo stesso tempo strizza l’occhio alle applicazioni per <em>smartphone</em> e <em>tablet</em></strong>.  Su 115 applicazioni per <em>smartphone</em> censite, la penetrazione sui periodici è del 44%, mentre a gennaio 2011 erano già 40 le testate periodiche che avevano sviluppato un’<em>app</em> per iPad.<br />
L’analisi ha, poi, incrociato i due dati, nell’intento di tracciare un quadro completo: per citare qualche esempio, sono 386 i periodici, secondo le parole della ricerca, “fermi al palo”, ossia senza sito né applicazioni mobile, mentre, all’opposto, le testate che si possono definire a pieno titolo “multicanale” sono appena 21 su mille. L’anomalia è rappresentata dai cosiddetti “saltimbanchi”: testate molto “attive” dal punto di vista delle applicazioni per <em>smartphone</em> e iPad, ma “lente” nella crescita sul Web.</p>
<p><strong>Il titolo della ricerca “New media: tante novità, ma quali strategie?” non è affatto casuale</strong>. In molti casi, quindi, si assiste chiaramente alla mancanza di una visione organica relativa al Web. È evidente che tante testate abbiano subìto la moda del <em>tablet</em>, buttandosi a capofitto su un nuovo settore di mercato senza avere sviluppato in precedenza una presenza efficace in Rete.</p>
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