Nell’ormai lontano 2004 il guru dei guru, Tim O’Reilly, coniò il termine Web 2.0. Un neologismo destinato al successo planetario: fenomeni di massa come Facebook e Twitter ne sono l’esempio più evidente. Eppure, in pieno delirio da social media, nel momento in cui condividere è l’imperativo categorico a cui nessuno può sottrarsi, si sta già facendo strada un nuovo modo di concepire la Rete.
Si tratta del Web², o Web al quadrato. Secondo questa teoria, lanciata dallo stesso O’Reilly in un articolo pubblicato da Forbes.com il 24 settembre, la Rete ormai è ovunque, al punto da poter essere considerata il mondo stesso.Â
Parliamo di un Web che esce fisicamente dai computer per avvolgere la realtà , essere fruito in mobilità attraverso strumenti dotati di sensori e sistemi di rivelazione. Un Web che permea il mondo, in ogni dimensione possibile, e che offre servizi e contenuti in base alla nostra posizione fisica, a ciò che stiamo facendo, guardando o ascoltando, o a chi è vicino a noi in quel momento. Un Web in grado di cambiare il nostro modo di percepire la realtà , di interagire, di sentire e tessere rapporti sociali. In parole semplici, di ampliare la nostra realtà .
Ciò su cui O’Reilly insiste, è la possibilità che la Rete coordini le varie applicazioni così come il cervello coordina sensi e movimenti, armonizzandoli con la nostra volontà e i nostri interessi. Il grado di complessità delle relazioni e i risultati a cui si può arrivare sono impressionanti.
Un’affascinante visione fantascientifica? Forse, fino a ieri. Oggi non solo è concettualmente plausibile, ma anche concretamente realizzabile. Saremo dunque degli esseri umani aumentati, alle prese con un’ identità fisica e digitale sempre più inscindibili? Attrezzati con nuovi sensi, in aggiunta ai cinque che già conosciamo, ma che si rivelano oggi insufficienti a esperire la realtà al quadrato? All’emozione di potersi letteralmente auto-potenziare, con l’ausilio delle nuove apparecchiature elettroniche, si associa però qualche interrogativo.
Saremo in grado, come singoli, di gestire quest’enorme potenzialità ? Di non perderci nel nulla, nel tentativo di essere presenti sempre e ovunque? Che fine faranno concetti come privacy e riservatezza? E soprattutto, chi sarà chiamato a fare le regole di questa nuova realtà , a sancirne le norme? Sulla base di quali valori? Si tratta di interrogativi pressanti, impossibili da eludere quando ci si trova di fronte a una rivoluzione, a un evento di portata gigantesca, se pure silenzioso.
Una cosa è certa: gli strumenti di raccolta dati nel mondo fisico stanno diventando la spina dorsale dell’intero sistema informativo in Rete. E da una maggiore capacità di elaborare questi flussi giganteschi potrebbe scaturire qualcosa di veramente grandioso. La soluzione ad alcuni dei più gravi problemi dell’umanità , per esempio.




Ne è la conferma l’ultima iniziativa di Wired che ha candidato internet a Premio Nobel per la Pace 2010! Un esempio di web al quadrato http://www.youtube.com/watch?v=4IodTCAE0RY