Secondo le stime della società di analisi Gartner, sono stati venduti più di un miliardo di PC nel mondo, 217 milioni solo nel 2007. Gli esperti della Forrester Research prevedono due miliardi di unità entro il 2010. Stiamo parlando di quantità enormi di un prodotto, costoso, complesso, dall’elevato impatto ambientale.

Il rapido progresso tecnologico, ha ridotto il ciclo di vita del PC, da circa sei anni nel 1997 ai due o tre del 2005, quindi ben oltre i limiti funzionali della macchina (Sissa Giovanna, Il computer sostenibile, Franco Angeli, Milano, 2008). Così sempre più velocemente i PC vengono dismessi e diventano spazzatura elettronica, difficile da riciclare in sicurezza. Il processo di smaltimento, infatti risulta essere piuttosto lungo e costoso, data la varietà di sostanze pericolose, contenute all’interno dei PC.

In prevalenza, i personal computer, sono composti da plastica e silicio, altri elementi presenti in modeste quantità sono il ferro, il rame, lo zinco, l’alluminio, lo stagno, il carbonio, il piombo. Ci sono infine piccolissime quantità di cadmio, mercurio e tantissimi altri materiali, quali: oro, berillio, selenio, litio, boro. Molti di questi elementi sono pericolosi per la nostra salute, si pensi al berillio usato nella scheda-madre e nei connettori di vecchia generazione, che è cancerogeno o all’involucro di plastica del PC che contiene i temibili ritardanti di fiamma brominati ( Brominated Flame Retardant) , o ancora agli schermi con tubo a raggi catodici che contengono ossido di piombo e ossido di bario, anche essi altamente nocivi, perché bio-accumulabili. (continua…)

Globalizzazione o protezionismo? È questo, negli Usa, il dilemma che divide il mondo dell’informatica. Una questione tanto urgente da richiedere una manifestazione di intenti anche ai candidati alla Casa Bianca. Ma le opinioni politiche e quelle delle forze sociali, seppur con diverse gradazioni, sono tutte orientate a proteggere i confini di un Paese che è stato teatro della rivoluzione elettronica e culla della globalizzazione.

Ad aprire il dibattito, all’inizio di quest’anno, è stato il documento inviato al Congresso degli Stati Uniti d’America dalla Software & Information Industry Association (la principale organizzazione nazionale dei produttori di software e contenuti digitali, editoria compresa). Nel report si chiedeva ai parlamentari di sostenere l’industria high tech attraverso una riforma della legge sull’immigrazione e il riassetto del sistema scolastico.

La SIIA ha voluto inoltre richiamare l’attenzione sul ruolo trainante che l’industria IT svolge per l’economia americana. Un settore, che in termini di redditività, è superiore alla filiera alimentare: nel 2006 ha dato un impiego a 2.7 milioni di persone, mentre dal 1997 ad oggi l’offerta di lavoro è cresciuta del 17%. Ma l’associazione ha anche registrato un calo nella domanda di lavoro nell’IT, manifestatosi con un crollo delle iscrizioni da parte dei giovani cittadini americani alle facoltà di ingegneria, matematica e informatica. (continua…)

Tutto quello che accade in Rete è potenzialmente visibile e lascia tracce. Se si sceglie il web per svolgere le attività di pubbliche relazioni è importante conoscere e rispettare alcune regole di comportamento che potremmo definire “il galateo delle Pr on line”.

In generale, il galateo è un codice non scritto, e anche quello relativo alla comunicazione attraverso il web non fa eccezione. Per questo motivo pensiamo che sia utile stilare un breve elenco di azioni assolutamente da non fare, per evitare di compiere errori che possano compromettere l’efficacia del messaggio che si vuole veicolare. (continua…)