9/12/2008 di Barbara Lauro
Il termine folksonomy è un neologismo coniato nel 2004 da Thomas Vander Wal, tratto dall’inglese folks (gente) e taxonomy (tassonomia, classificazione). Una folksonomia è una classificazione spontanea e collaborativa, creata dagli individui che, assegnando delle parole chiave (tag), classificano immagini, video, link, testi e così via.
Considerato che gli organizzatori dell’informazione sono per lo più utenti finali, la folksonomia produce risultati che riflettono l’informazione in maniera più efficace di un’organizzazione ad albero, secondo il modello concettuale della popolazione che la utilizza. (continua…)
La conoscenza interna ad aziende è generalmente diffusa sotto forma di conoscenza esplicita e conoscenza tacita.
Per conoscenza esplicita si intende tutto ciò che è riconosciuto nell’ambito dell’organizzazione: manuali, procedure, sistema professionale e tutto ciò che può essere identificato, strutturato e gestito attraverso un sistema di knowledge management.
La conoscenza tacita, invece, consiste in tutto ciò che non è strutturato e formalizzato, ma che riguarda il funzionamento dell’organizzazione di fatto: è l’insieme di valori, prassi, dettagli su progetti, processi, mercati, che si ha più difficoltà a strutturare e formalizzare, a volte anche a individuare in modo puntuale.
Spesso nelle aziende nascono e prolificano siti di condivisione contatti, documenti e notizie, richiesti da singole divisioni o gruppi di lavoro, ma se rimangono separati tra loro, non accessibili da un unico punto o non inseriti in una logica strutturata di knowledge managemet, riducono le loro potenzialità e l’efficacia per l’intera organizzazione. (continua…)
21/11/2008 di Luana Andreoni
Le campagne di stickering sono da sempre considerate una delle soluzioni più economiche per ottenere brand awareness in modo intensivo e capillare. Una strategia che ha portato a un inaspettato e clamoroso successo numerosi marchi, come A-Style, oggi brand leader dell’abbigliamento, nato proprio da un adesivo fortemente “equivoco” che ha spopolato a lungo in ogni angolo delle città italiane ed europee.
Negli ultimi tempi, però, il numero di adesivi che tappezzano le strade è aumentato in maniera notevole, a causa dell’utilizzo massiccio che ne fanno aziende, attivisti e artisti. Muri, lampioni, vetrine, autobus e metropolitane ne sono invasi. In un simile contesto di sovraffollamento ed omologazione, raggiungere la massa critica per ottenere la visibilità desiderata diventa un obiettivo sempre più complesso, rispetto al quale entrano in gioco numerose variabili.
Una delle più importanti, relative alle visibilità dello sticker, è senza dubbio la permanenza, ossia la resistenza fisica dell’adesivo al difficile contesto urbano. Agenti atmosferici, smog e nuove affissioni sono pericoli sempre incombenti. Per non parlare della difficoltà di rimozione degli adesivi vecchi, che ha portato più di un’amministrazione comunale ad avversare questa pratica di marketing, stabilendo sanzioni pecuniarie per chi “imbratta” gli spazi urbani. (continua…)
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