Life Coaching, Business Coaching, Sport Coaching. E poi ancora: Executive Coaching, Team Coaching, Coaching Organizzativo. Lo avrete capito Si sta parlando del Coaching. E più in generale della crescita personale.
Ci è capitato di recente di navigare in Rete per analizzare il fenomeno Coaching, perlomeno sul Web italiano. In generale, nel mare magnum di Internet il settore della crescita personale è uno dei trend più in voga. Uno dei motivi è la tipologia del target: coloro che si rivolgono, ad esempio, a un Personal Coach sono persone che stanno attraversando un momento particolare della propria vita, legato a un forte cambiamento professionale o personale, a una difficoltà nelle relazioni, alla mancata consapevolezza di alcune scelte decisive.
Nella ricerca, dunque, di qualcuno che possa darci una mano – che sia in grado di fornirci un consiglio in grado di farci sentire le persone giuste nel posto giusto al momento giusto – c’è una sorta di impazienza, di motivazione a fare qualcosa, a sbloccare la situazione di stallo. Ma nel panorama dell’offerta di corsi e servizi, spesso si trovano siti poco informativi e molto orientati al marketing. Diciamo questo perché quando si parla di Coaching non è efficace dare per scontate una serie di definizioni di base. E molti purtroppo lo fanno. (continua…)
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La Legal & General, una delle compagnie assicurative più importanti del Regno Unito, sta considerando la possibilità di aumentare i premi assicurativi per gli utenti dei social network. Motivo? La condivisione di certi dettagli personali online, come l’indirizzo di casa o l’annuncio di un viaggio che si sta per effettuare, è un invito a casa… per i ladri. Un tema già illustrato dal sito Please Rob Me che, mostrando i pericoli del ‘over-sharing’ di informazioni personali, promuove di fatto l’autotutela.
L’aggiornamento dello stato e la pubblicazione di foto sui social network può creare situazioni problematiche e imbarazzanti. Oltre alle storie di genitori angosciati nello scoprire la doppia vita dei loro figli, la voglia di condividere può colpire negativamente anche l’ambito lavorativo. Chi cerca lavoro deve stare attento a quello che pubblica su Facebook e Twitter. Infatti, cresce il numero di datori di lavoro che prima di fissare un colloquio danno un’occhiata al profilo del potenziale candidato. Lo stesso vale per chi il lavoro già ce l’ha.
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1/05/2010 di Barbara Lauro
È dalla fine degli anni ’80 che si cerca di realizzare la “biblioteca digitale”.
Il termine è stato coniato da bibliotecari e ricercatori intendendo con esso collezioni di documenti digitali organizzate per contenuti e finalizzate a specifici utenti, ma è stato con la diffusione dell’uso di Internet che il processo di digitalizzazione delle opere cartacee ha subito una rapidissima spinta in avanti.
La Rete infatti ha completamente trasformato l’approccio alla conoscenza. Per far fronte a questo cambiamento sempre più biblioteche ed istituti universitari hanno iniziato a digitalizzare il loro patrimonio e ad avviare progetti online, con l’obiettivo di semplificare l’accesso ad un’informazione filtrata e di qualità e garantirne la preservazione nel lungo periodo.
Diverse le iniziative da parte di musei, biblioteche o anche semplici iniziative private che si sono poste il problema della memoria digitale.
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22/04/2010 di Luana Andreoni
Oggi che le informazioni su prodotti e servizi sono veicolate in buona parte attraverso l’uso del social networking, e in particolare su piattaforme quali Facebook e Twitter, le imprese creano nuove posizioni lavorative dedicate ai social media. Figure come il “Social Media Director” o il “Social Media Specialist” stanno emergendo con forza sul mercato del lavoro. E se una piccola impresa potrebbe non essere in grado di assorbire il costo di una risorsa dedicata a tale attività, le grandi realtà commerciali si mostrano invece disposte a investire parte del budget di comunicazione in questa nuova forma di marketing. Il monitoraggio della web reputation e l’implementazione di strategie correlate sono infatti considerate fondamentali, in quanto in grado di incidere direttamente sui profitti dell’azienda.
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Quanto tempo è passato dalla nascita delle prime radio libere? Quelle raccontate, per esempio, da Ligabue in “Radiofreccia” oppure da Marco Tullio Giordana ne “I cento passi”. Erano i tempi dell’analogico, delle frequenze clandestine e delle radio locali, il cui segnale si poteva ascoltare solo a pochi chilometri di distanza.
Negli anni Novanta, all’apice del successo delle radio commerciali, quale giovane adolescente non sognava di diventare deejay? Decidere la playlist di canzoni da trasmettere, parlare al microfono e magari interagire con gli spettatori che chiamavano in trasmissione: oggi Il web e la tecnologia dello streaming hanno trasformato questo sogno in realtà e lo hanno reso alla portata di tutti.
In principio erano le web radio, nate verso il 1995 ma che, anche per le infinite questioni legate ai diritti d’autore, hanno iniziato a diffondersi solo dopo il 2000 (e in Italia con ancora più ritardo). Per creare una web radio non occorre molto: basta un buon PC, una normale scheda audio, un microfono e una cuffietta e un bel repertorio di musica in mp3. Il software necessario per iniziare a trasmettere, Shout Cast per esempio, si reperisce gratuitamente.
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L’ultimo a far parlare di sé è stato il video di Charlie. Un bambino americano di pochi mesi diventato celebre grazie al breve filmato in cui, ripreso dal padre, morde il dito del suo fratellino sempre più intensamente fino a farlo piangere, per poi sciogliersi in una gran risata.
“Charlie Bit me” non raggiunge il minuto di durata, ma su Youtube è stato visto 177 milioni di volte, è stato postato 5.861 volte, ha poi totalizzato: 6,455 tweet, 330 mila commenti e 201 mila Facebook share.
Sono i video virali: filmati di pochi secondi, girati con videocamere, fotocamere o direttamente con il cellulare, che attraverso l’effetto “Wow” (l’effetto sorpresa), stupiscono, incuriosiscono, divertono l’utente a tal punto da mettere in moto rumorosi passaparola che non conoscono confini in termini di piattaforme sociali.
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