BCE e politiche fiscali europee: Italia e Germania divise sui social

BCE
Gli interventi della Banca Centrale europea (Bce) sono diventati oggetto di interesse di un pubblico sempre maggiore. Termini come inflazione, deflazione, tassi negativi, ma anche quantitative easing o bail-in sono entrati, ormai, nel linguaggio comune. Se prima le mosse dell’istituzione europea interessavano solo gli addetti ai lavori, l’attuale stato di crisi economica ha reso le decisioni di Francoforte oggetto delle discussioni anche della gente comune. La nostra ricerca si è occupata delle discussioni online che si sono sviluppate su questo argomento in due  dei principali paesi dell’Eurozona: l’Italia e la Germania.

Nel periodo tra novembre 2015 e febbraio 2016, il numero di post riguardanti la Banca centrale e le politiche fiscali europee, in lingua italiana e tedesca, ha raggiunto picchi importanti. Per post si intende qualsiasi contenuto in rete ripreso dai social network tradizionali o in luoghi di discussione come forum o blog.

I volumi sono aumentati significativamente a partire dal mese di novembre 2015. In quel periodo, la stampa e la rete speculavano sull’esito della riunione Bce prevista per l’inizio dicembre. Si trattava di un  meeting molto atteso perché avrebbe dovuto chiarire alcune delle politiche più discusse della Banca centrale, quelle sui tassi punitivi applicati alle banche che depositano denaro presso la Bce (invece di dare credito alle imprese). Nello stesso appuntamento erano previste importanti decisioni riguardanti il cosiddetto quantitative easing, ossia l’acquisto da parte della Banca europea dei debiti per dare liquidità ai mercati. Un programma di interventi, insomma, che puntava a stimolare l’economia e bloccare l’inflazione
nella zona Euro.

bce italia_germania

Fig. 1: Volumi di messaggi pubblicati online dal 1 novembre 2015 al 29 febbraio 2016

 

Come accennavamo in apertura, le reazioni su Internet sono state diverse tra Italia e Germania (vedi confronto in fig. 1). Se da novembre a febbraio i post in lingua italiana hanno superato quota 24mila, quelli in lingua tedesca si sono fermati a circa 16.500. Non solo, ma questi ultimi post hanno dato spunto ad un numero di interazioni (poco più di 6mila) decisamente inferiore rispetto all’Italia, paese in cui il totale delle interazioni (oltre 25.000) supera quello dei post. Questo significa che in Italia la pratica di elargire commenti, “mi piace” o re-tweet è ben più diffusa in confronto all’area tedesca, dove prevale una forma di riservatezza nell’interazione con la rete.

Il primo dato che traiamo, quindi è che nella piazza virtuale in lingua tedesca, la politica economica europea in generale e quella della Bce in particolare riscuote meno attenzione online rispetto a quella italiana.
Le statistiche, infatti, confermano che il grado di coinvolgimento, almeno su questi temi, è molto più alto in Italia che non nei social media di lingua tedesca. L’engagement rate, ovvero la percentuale di post dai quali scaturisce una discussione online, arriva al 17 per cento in Italia, mentre in Germania è ferma al 5.

Una forbice simile risulta anche dai dati sul reach, ovvero sul numero di persone uniche coinvolte in una discussione, che in Italia raggiunge oltre 18mila utenti, mentre in Germania non arriva neppure alla metà di quelli italiani con 7500.  

La presenza della BCE nei canali social

Che gli utenti tedeschi siano meno “social”, quando si tratta di argomenti complessi è un’ipotesi sostenuta anche dall’analisi dei canali di comunicazione utilizzati  (fig. 2). Mentre in Italia la metà dei post o interazioni viaggia sulle piattaforme più partecipative (Facebook, Twitter o forum), nell’area tedesca prevale la centralità del post iniziale, di solito una notizia tratta da un giornale online. Nei mesi presi in considerazione, non sono emersi gruppi di opinione in grado di creare viralità sui social e gli utenti hanno espresso le loro opinioni singolarmente e con minore frequenza. Essenziale in area tedesca anche il ruolo dei blog, per lo più vere piattaforme di informazione. Tra i più attivi Nachtwächter, Wiponews, Die Freiheitsliebe e Deutsche Mittelstands Nachrichten. Facebook e Twitter raccolgono solo il 16% dei contenuti (con account ufficiali di redazioni come Spiegel Online,  Frankfurter Allgemeine Zeitung o WirtschaftsWoche). In Italia, pur registrando una attività più contenuta, è simile la presenza di articoli e interventi su blog di settore come, ad esempio, TermometroPolitico, Iceberg Finanza o Argento fisico.

 

Fig. 2: Distribuzione di post e interazioni nei canali web e social dal 1 novembre al 29 febbraio 2016

Fig. 2: Distribuzione di post e interazioni nei canali web e social dal 1 novembre al 29 febbraio 2016

Picchi di interesse social per la Banca Centrale Europea

Oltre ai temi legati alla Bce, a “fare numero” è stato anche il dibattito tra la Commissione europea ed il Governo italiano su deficit e debito, che vede contrapposte “austerity” e “flessibilità”, una diatriba molto meno sentita in Germania (fig. 3). Esemplare, nella rete italiana, il picco del 25 gennaio 2016, giorno nel quale notiziari e social riportavano e commentavano il “monito” da parte della Commissione Ue all’Italia per via degli “alti rischi” sul debito italiano.  Interessante anche il picco (italiano) del 2 marzo dovuto per lo più a una forte condivisione su Facebook di un commento di Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle che polemizza sulla crescita italiana “nonostante il quantitative easing”. Ecco un passaggio del post condiviso centinaia di volte:

“Se poi vogliamo parlare dello ‘zero virgola’ diamo i numeri veri. Oggi, nonostante il ‘quantitative easing’, ovvero l’immissione di capitali da parte della Banca Centrale Europea (BCE) e nonostante il prezzo del petrolio più basso degli ultimi anni, l’Italia è cresciuta la metà della media europea e si trova attualmente al 25esimo posto su 28 stati dell’Unione Europea per quanto riguarda la crescita”. 

A far segnare alcuni dei principali picchi di volume nelle discussioni in lingua tedesca sono notizie e dichiarazioni con stretta pertinenza alle politiche economiche tedesche, come ad esempio il rapporto sulla povertà in Germania pubblicato il 21 dicembre. Un altro picco interessante nelle conversazioni è stato registrato nelle giornate del 21-22 gennaio 2016: la riunione del board della BCE e le dichiarazioni di Mario Draghi sono state riprese e commentate da diverse fonti online (ad esempio dall’account Twitter di Spiegel Online).

 

TREND ANALYSIS BCE_Italia_Germania

Fig. 3: Distribuzione di post e interazioni nei canali web e social dal 1 novembre al 29 febbraio 2016

 

A interagire sulle politiche fiscali europee sono soprattutto gli uomini

Solo su un aspetto entrambe le aree geografiche convergono perfettamente ed è il genere degli utenti: banche, tassi e politica economica appassionano molto di più gli uomini che arrivano a totalizzare, sia al sud che al nord delle Alpi, l’80 per cento del pubblico.

Audience BCE Italia_Germania

Fig. 4: Distribuzione dei messaggi per genere dal 1 novembre al 29 febbraio 2016

 

In che modo questi utenti, insieme al 20 per cento di donne, valutano le mosse di Draghi & Co. sarà l’argomento del prossimo post su questo tema. Per saperlo, continua a seguirci.

Carsten Wollenweber

Di nazionalità tedesca, vive tra Roma e Amburgo. È analista specializzato in tematiche politiche, economiche e culturali relative ai paesi europei. Dopo la laurea in Scienze politiche e una specializzazione in Comunicazione istituzionale e di impresa, ha lavorato come ricercatore in indagini di mercato internazionali, redattore per il portale Tiscali.de e analista di Business Intelligence sulla Cina. Oggi lavora come giornalista, copywriter e traduttore. Lingue: tedesco, inglese, francese, italiano.