Big Bang Data: come orientarsi nell’era digitale?

Big Bang Data

Diversi eventi scandiscono i recenti anni di incessante sviluppo digital. La data simbolo scelta a segnare l’inizio dell’era dei Big Data è il 2002, anno in cui per la prima volta la quantità di informazioni su supporti digitali ha superato quella conservata con metodi analogici. Ce lo ricorda la mostra Big Bang Data, inaugurata il 3 dicembre 2015 e ospitata alla Somerset House di Londra fino al 28 febbraio 2016.

Digital Age

Viviamo nell’era informatica, in cui sensori e smart device, attività online e internet of things producono dati per ogni nostra attività, con informazioni tracciabili e misurabili. Si tratta di una esplosione di informazioni che promette di cambiare il futuro e aprire nuovi orizzonti nel modo di agire, lavorare, relazionarsi, vivere. L’evento londinese ospita interventi di artisti, musicisti, giornalisti, data scientist ed esperti di data visualization, con un obiettivo comune: analizzare la pervasiva «datification» della società contemporanea ed esplorare i confini dei Big Data.

Londra in live stream

Uno dei punti focali della mostra è la «London situation room», dove la vita quotidiana di migliaia di cittadini digitali è racchiusa e rappresentata in una sola stanza, in costante trasformazione. Alcune installazioni permettono di seguire e visualizzare in live data stream la pulsante vita digitale di Londra e dei dati prodotti da chi vive, visita o semplicemente transita per la capitale britannica.

Big Data in London

Data visualization della mappa di Londra con rappresentazione di tweet, post Instagram e mappa dei trasporti

Uno schermo proietta in tempo reale un flusso di dati grezzi, sul lato opposto i dati vengono rielaborati in una data-map in continuo aggiornamento: le vie del trasporto pubblico di Londra si illuminano al passaggio dei pendolari, i post georeferenziati degli utenti Instagram si sovrappongono sulla mappa ai tweet, mentre si evidenziano gli hashtag in uso. In un terzo schermo la distribuzione del sentiment nei diversi quartieri della città.

Big data Twitter

A sinistra sentiment analysis real-time basata sull’analisi dei tweet pubblicati nell’area metropolitana di Londra, a destra contenuti Instagram geolocalizzati

Lo sguardo al presente si completa con quello rivolto al futuro. Alcuni pannelli interattivi permettono ai visitatori di «giocare» alla Londra del domani: a partire da dataset attuali viene elaborata una simulazione dello sviluppo futuro della città sulla base delle risposte fornite. Può un’intera metropoli essere identificata con la somma delle sue parti, può il suo futuro essere accuratamente predetto tramite il flusso di azioni e messaggi online?

 

Big Data: opportunità o pericolo?

Per trovare una risposta è necessario approfondire la natura dei Big Data: per definizione, una vasta mole di dati difficilmente domabile. O meglio, non sono significativi senza un’analisi e non possono parlare del futuro se non vengono opportunamente interrogati e correlati. Come evidenzia la mostra inglese, le potenzialità sono elevate, ma allo stesso tempo lo sono anche rischi e criticità. Se da un lato abbiamo assistito alla nascita della rete globale, all’evoluzione delle banche dati, alla rivoluzione dei social media, dall’altro viviamo oggi i pericoli di una mancanza di privacy, di una possibile sorveglianza orwelliana o di una superficialità di analisi e una manipolazione di dati e messaggi. Face to Facebook, l’opera creata da Paolo Cirio e Alessandro Ludovico, suona come un campanello d’allarme per gli utilizzatori dei social network: dopo essersi appropriati di un milione di foto profilo da Facebook, i due artisti hanno creato un sito per anime gemelle in cui ignari utenti sono stati associati a formare coppie virtuali. Il sito http://iknowwhereyourcatlives.com, invece, utilizza foto geolocalizzate di Instagram per mostrare con quanta facilità sia possibile indicare su una mappa pubblica la posizione di gatti (e dei loro padroni). Il messaggio è chiaro: le informazioni sensibili, come la propria posizione geografica, sono contenuti preziosi e andrebbero amministrati con attenzione e grande cautela. Di qui l’urgenza di garantire la cyber security e una gestione ‘etica’, consapevole, dei dati.

 

La complessità dei dati necessita di metodo

La più grande sfida da affrontare è costruire e praticare una corretta relazione con l’orizzonte digitale. Se per l’utente si traduce in attenzione alla gestione dei propri dati sensibili, per chi li analizza e utilizza è necessario lavorare con precisione e onestà intellettuale. Bisogna affrontare e chiarire l’ambiguità di un futuro identificato con i suoi dati e disinnescare l’utopia di database oggettivi e auto-esplicativi. La complessità del mondo non è cambiata con l’arrivo dei Big Data: con nuova forza, si rende necessario l’impegno nell’ordinare la conoscenza. Un compito da svolgere con metodo, attraverso strumenti efficaci di raccolta dei dati, una metodologia rigorosa e coerente di monitoraggio e analisi, competenze social e di interpretazione quali-quantitativa dei dati, capacità strategiche in grado di rielaborare la mole di informazioni in un piano di risposta agli stimoli restituiti dalla Rete oggi e definire le linee guida per le azioni del futuro. In breve: la Social Intelligence.

 

Filippo Tansini

Analista specializzato nei settori comunicazione politica, banche e assicurazioni, farmaceutico. Italianista laureato in filologia moderna, si è occupato di analisi e critica testuale. Ha lavorato come data analyst in progetti di social reputation, campagne di prodotto, landscape analysis per aziende multinazionali. Dal 2015 è web reputation manager e data analyst per Cultur-e. Cura i servizi di social media analysis, monitoraggio di brand e top manager, campagne di marketing e crisis management. Lingue: italiano e inglese.