Rinnovabili in Africa Subsahariana: è boom di investimenti. E di messaggi in Rete


energie rinnovabili in africa

 

Il futuro energetico dell’Africa passa inevitabilmente per le fonti rinnovabili. Meno del 25% delle abitazioni dell’Africa Sub-sahariana ha oggi accesso all’elettricità, appena il 10% nelle aree rurali. E negli anni la situazione sembra essere peggiorata, nonostante la crescita economica e le prospettive di sviluppo dell’area. Questo perché gli effetti dei cambiamenti climatici hanno messo a dura prova il settore energetico idroelettrico. Come risposta, i governi cercano una soluzione nelle energie rinnovabili, fissando obiettivi sempre più ambiziosi e investendo in tecnologie solari, eoliche e geotermiche. Secondo l’Agenzia internazionale delle energie rinnovabili (Irena), la quota di energia da rinnovabili in Africa potrà passare, in media, dal 17% del 2009 al 50% nel 2030. Il Sudafrica è una delle nazioni in cui il boom degli investimenti nelle rinnovabili è più evidente, con una crescita del 329% (4,5 miliardi).

Come reagisce la Rete africana alle rinnovabili?

 

Negli ultimi 5 mesi, 29.888 post (Fig 1) tra news, post di blog, discussioni sui forum, contenuti su Facebook, Twitter e Instagram hanno avuto come tema l’energia green, attivando in risposta 45.221 interazioni (tra commenti, retweet, condivisioni, like, ecc.) da parte di 41.375 utenti con un tasso di partecipazione del 15% (ossia la percentuale di post che hanno generato almeno una risposta, avviando una conversazione). I volumi sono in crescita rispetto ai cinque mesi precedenti, complici la conferenza di Parigi COP 21 (tenutasi a novembre 2015) e la Conferenza sull’ energia rinnovabile –  SAIREC 2015 (South Africa International Renewable Energy Conference) – tenutasi a Cape Town lo scorso ottobre.

Molte interazioni si sono concentrate attorno a pochi post. Un dato che in parte si potrebbe legare alla natura di notizia di gran parte dei contenuti, in parte alle difficoltà di accedere a internet o di avere buone connessioni web, soprattutto nelle aree rurali, dove spesso non arriva l’energia elettrica.

Fig. 1 – Volumi di messaggi pubblicati online  nei paesi del quadrante sub-sahariano settembre 2015 – gennaio 2016

La maggior parte di post e interazioni (Fig. 2) si è avuta su Twitter (36,11%). Si è trattato in gran parte di comunicazioni governative o di associazioni attiviste. Gli argomenti maggiormente trattati sono stati le politiche ambientali e gli investimenti governativi. Molto discusse anche le ipotesi di nuovi accordi di cooperazione internazionale per l’istallazione di nuovi impianti. Il 35,36% dell’attività si è svolta invece su Facebook: quotidiani, governi e associazioni ambientalistiche hanno lanciato notizie, denunciato i problemi legati all’uso dell’energia tradizionale e promosso il ricorso al green power. I siti di news (14,6%) e blog di settore o di attivisti (9,43%) denunciano la propaganda dei governi e la corruzione sulla gestione dei rinnovabili. Incidono meno Instagram (2,61%) e i forum (1,18%), la maggior parte dei quali sono concentrati sulla Società di Energia sudafricana “Eskom Holdings SOC Ltd”, la prima società africana di produzione di elettricità che fornisce energia a quasi tutto il paese e usa nucleare e carbone come fonti principali.

Fig. 2 – Distribuzione di post e interazioni nei canali web e social in Africa Sub-sahariana, periodo settembre 2015 – gennaio 2016

La fonte più citata è quella solare seguita dall’eolico. Il geotermico e le biomasse chiudono la classifica, essendo anche le meno utilizzate in Africa per via dei costi molto alti (Fig. 3). A livello di post, dominano la scena i portali di news, Twitter e i blog. Facebook è in minoranza come primo canale di promozione.

 

Fig. 3 – Comparazione dei post tra le principali fonti di energia rinnovabile, settembre 2015 – gennaio 2016

 

Se però compariamo le interazioni, le proporzioni non cambiano ma cambia il canale di diffusione, in questo caso Facebook domina su tutti (Fig. 4).

 

Fig. 4 – Comparazione dei volumi di interazione tra le principali fonti di energia rinnovabile, settembre 2015 – gennaio 2016

 

Quali sono i paesi che più discutono di rinnovabili online?

 

I paesi più attivi in Rete in tema di energie pulite si trovano nell’area anglosassone (Fig. 5).

 

Fig. 5 – Distribuzione geo-localizzata di post e interazioni sulle rinnovabili, settembre 2015 – gennaio 2016

 

Nella top five degli Stati con maggior volume di messaggi a tema (Fig. 6), il Sudafrica occupa il primo posto con il 42% del totale. Nelle discussioni, dominano le critiche delle associazioni ambientalistiche e degli attivisti nei confronti del ricorso al nucleare e al carbone come fonti energetiche. Molto discussi anche i frequenti black out energetici che, secondo gli utenti social, frenano l’economia del paese.  In Nigeria, seconda con il 14,7%, sono molto attive le discussioni sugli investimenti e su accordi internazionali stretti per ampliare la propria rete (la tecnologia più diffusa è quella legata al solare). Il 10,5% dei messaggi a tema rinnovabile registrati nell’area subsahariana avvengono in Kenya, dove a farla da padrone sono le discussioni su nuovi investimenti nel campo del geotermico, del solare e dell’eolico. Nello Zambia, quarto con il 9,4%, si parla di investimenti del governo e di nuovi impianti. Chiude l’Etiopia (3,1%) con contenuti relativi a investimenti, soprattutto sull’eolico.

 

Fig. 6 – Primi 10 paesi con maggiori volumi di messaggi online sulle rinnovabili, periodo settembre 2015 – gennaio 2016

Anche se compariamo i volumi per lingua (inglese e francese), emerge che il ‘green power’ ha la meglio sulla ‘energie verte’, con la maggior parte di post e interazioni in inglese.

 

Fig. 7 – Volumi di messaggi in lingua inglese (box di sinistra) e in lingua francese (box a destra), settembre 2015 – gennaio 2016. Il numero di interazioni è relativo solo ai messaggi con testo identificabile con una delle due lingue, non rientrano qui immagini senza testi, icone o Like

 

La minore partecipazione degli utenti in lingua francese si lega in parte alla demografia africana. I paesi dell’area anglofona sono più popolati: se in Nigeria, ad esempio, la popolazione è di 177 milioni di abitanti, l’insieme dei paesi franconi inclusi anche le isole de la Réunion e di Mayotte raggiungono i 309 milioni di abitanti, nemmeno il doppio della popolazione nigeriana.
Nel mondo francofono gli argomenti più discussi sono inaugurazioni di nuovi impianti, nuovi investimenti e prospettive fissate dopo COP21. Ad animare le discussioni nell’area anglofona, invece, sono temi legati a investimenti governativi, nuovi impianti, forti critiche delle politiche di gestione dell’energia in generale.

L’energia pulita è un argomento da uomini

 

Gli utenti più attivi sul tema dei rinnovabili in Africa subsahariana sono gli uomini (66,6%); scrivono di qualità della vita, della crescita economica e dello sviluppo per il paese. La partecipazione delle donne è minore (33,4%) e parlano della salvaguardia dell’ambiente e del miglioramento della qualità della vita tramite l’uso dei rinnovabili, soprattutto nelle zone rurali. A essere più coinvolte sono persone tra i 18 e i 44 anni (Fig.8).

Fig. 8 – Distribuzione dei messaggi per genere ed età, periodo settembre 2015 – gennaio 2016 (i dati demografici su genere ed età sono relativi ai soli canali social in cui vengono dichiarati).

I dati del web rispecchiano quelli della società africana, dove le donne con accesso a Internet sono ancora in minoranza e dove alcuni argomenti – in questo caso le rinnovabili – sono ancora considerati materia esclusivamente maschile.

Se i trend della Rete seguono le previsioni di investimenti, in crescita, conversazioni e distribuzione dell’audience online potranno cambiare in fretta. È  questo un tema che seguiremo nei prossimi mesi.

Pierre Tsapgueu Sonna

Originario del Camerun, vive a Roma dal 2009. È analista specializzato in tematiche socio-politiche e interculturali dell’Africa sub-sahariana. Laureato in Cinema e arti visive, con un master in video reportage e documentari di inchiesta, ha fondato uno studio di produzioni cinematografiche e audiovisive e lavora come videoreporter e corrispondente per Canal 2 International e per il Centro Relazioni con l’Africa della Società Geografica Italiana (CRA-SGI). Collabora con cancellerie e organizzazioni africane, in qualità di responsabile di comunicazione e reporter. Lingue: francese, inglese e italiano.