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Youtube ospita attualmente 5,1 milioni di video visualizzati per 1,7 miliardi di volte. Più di 100 milioni di visitatori unici al mese, un pubblico trasversale che non conosce limiti di età. Una popolarità indiscussa, il terzo sito più visitato al mondo nel 2008 dopo Yahoo e Google.

Nonostante la crescita delle altre piattaforme di video sharing (vedi Hulu) rimane “la più vasta community di video online esistente al mondo”. Un bacino d’utenza perfetto per chiunque voglia pubblicizzare i propri prodotti e dare visibilità ai propri brand.

Dal 2005 (anno di nascita) ad oggi i programmi pubblicitari della video-community californiana sono diventati sempre più articolati, da una parte per rispondere all’esigenze di visibilità delle aziende dall’altra per monetizzare i video  e rendere remunerativa la piattaforma per compensare i crescenti costi di gestione.

Chiunque, dall’inserzionista al commerciante locale, può diffondere la propria campagna pubblicitaria. L’offerta è ben articolata dai semplici banner in flash fino alle collaborazioni tecniche con Youtube per creare nuovi prodotti. 

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Da fine gennaio l’Italia non ha più un giornale satirico a tiratura nazionale. Di sicuro non è il principale problema di questo Paese. Ma è un fatto che può far riflettere. Potrebbe essere il segnale di una società che non sa più sorridere sui potenti. Una componente del carattere nazionale che esiste da millenni e che sembra venire meno proprio quando i mezzi di comunicazione stanno conoscendo la massima diffusione e varietà. E se invece la satira su carta – vessata dalle leggi di mercato e dalla censura – stesse soltanto anticipando un fenomeno che investe i media tradizionali: la migrazione on line?

Sul piano storico, la conferma che la satira non è mai morta è arrivata dalla mostra tenuta lo scorso mese di ottobre alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: “L’altra storia 1848-1948. Un secolo di stampa satirica italiana. Dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana”. Impressionante il numero delle pubblicazioni satiriche nel periodo preso in considerazione: 55 solo nel 1848, tra cui L’Arlecchino di Napoli (il più antico d’Italia) e Il Fischietto di Torino, ispirato da Cavour. Già nel 1861 si arriva a quota 70 e addirittura 450 tra il 1862 e 1915. Per scendere a 200 dal 1919 al 1948. (continua…)